mercoledì 7 maggio 2014

I Talebani d’Africa assassini integralisti e le ragazze schiave






nigeria-carta-geo sito 800 colorI GIUSTI

«Ho rapito le ragazze e le venderemo al mercato in nome di Allah». Il leader dei Boko Haram, il folle Abubakar Shekau, attraverso un video di 57 minuti rivendica il rapimento delle oltre 223 adolescenti sequestrate il 14 aprile scorso dalla scuola Chibok high school del Borno, in Nigeria.
“Le venderemo come schiave”. Nel filmato di quasi un’ora il leader dei Boko Haram rivendica il sequestro delle oltre 200 ragazze e rivela il destino ad esse riservato. Alcune sarebbero già in Ciad e Camerun, acquistate per 12 euro ciascuna. “Nel nome di Allah”.

Accade a Chibok, nello Stato di Borno nel Nord-Est della Nigeria. Le giovani sequestrate, tutte fra i 12 e i 17 anni, avrebbero dovuto sostenere nei giorni seguenti gli esami annuali per il diploma Waec, comune ai Paesi africani anglofili.
In previsione di questo appuntamento il Governo centrale di Abuja aveva dispiegato rinforzi militari che erano stati uccisi dagli assalitori.
L’episodio, oltre allo sdegno internazionale, sta provocando un’ondata di manifestazioni contro la formazione islamica jihadista ma anche contro l’inadeguatezza del Governo Federale, ostaggio da oltre cinque anni del gruppo proveniente dal Nord del Paese a stragrande maggioranza musulmana.
Il Presidente Jonathan Goodluck non dà certo prova di grande impegno facendo trascorrere ben dieci giorni dall’evento prima di convocare e presiedere un Vertice di Sicurezza Nazionale dei 36 stati nigeriani, compresi i 12 del Nord a guida islamica.
Maggiore sorpresa viene dall’accordo raggiunto all’unanimità dai presenti al vertice, ‘statisti’ secondo i quali non si tratta di una guerra di religione ma di un attacco a tutti i nigeriani e che come tale deve essere trattata.
Cioè i lavori si chiudono concordando il nulla dopo 5 anni di vuoto.
Come se fra il sequestro di oltre 300 giovani studentesse e il Vertice di sicurezza -nel giro di pochi giorni- i Boko Haram non avessero eseguito anche un duplice attentato con auto-bombe al terminal degli autobus a Nyahiya, alla periferia della capitale Abuja, provocando 70 morti e decine di feriti.
La follia criminale dei Boko Haram e l’inconsistenza di un governo quasi altrettanto colpevole.
Non un impegno concreto, non una proposta per una campagna non solo militare ma anche politica per depotenziare quel bacino di malessere sociale da cui i Boko Haram attingono i militanti provenienti non a caso dagli Stati del Nord-Est del Borno, dello Yobe e dell’Adamawa, fra i più poveri fra quelli islamici.
Prevale lo scontro politico per l’autoconservazione dei benefici derivanti dalla posizione e dal ruolo acquisito fra il People’s Democratic Party al potere e i leader dell’opposizione dell’All Progressive Congress.
Collusione politica e inerzia degli apparati di sicurezza.
Utile a capire la fotografa del Paese che ne fa il World Economic Forum.
La Nigeria ha le potenzialità per essere una delle prossime economie emergenti indicate come MINT, acronimo di Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia.
Con una crescita economica trainata dal petrolio, Abuja è il primo produttore del Continente e contemporaneamente è uno dei tre Paesi più poveri al mondo con una disuguaglianza economica fra il Nord musulmano, povero e altamente instabile, e la zona meridionale cristiano-animista ricchissima di petrolio e gas.
Secondo la Banca Mondiale la corruzione assorbe l’80% delle entrate energetiche e solo l’1% va alla popolazione il cui 61% vive con meno di 1 dollaro al giorno.
La metà della popolazione è priva di energia elettrica, infrastrutture e servizi sono sottosviluppati e la disoccupazione è al 24% con punte del 47% fra i giovani al di sotto dei 30 anni.
Ora, grazie anche alla provocazione video del pazzo criminale che dedica la vendita delle ragazze come schiave alle gloria di Allah, qualcosa deve accadere.
Dagli Stati Uniti si attivano campagne di solidarietà sui social network e persino della Casa Bianca con lo slogan Bring Back Our Girls.
Lo stesso Segretario di Stato John Kerry si impegna a fornire un tangibile sostegno come fatto negli anni 2007 – 2008 nel contrasto al Movement of the Emancipation of the Niger Delta, responsabile di decine di sequestri in danno di lavoratori e responsabili di Aziende straniere impegnate nel settore energetico.
Sostegno che consentì lo smantellamento militare del MEND e dell’area di supporto logistico.
Ultimo elemento su cui riflettere, la possibilità che il sequestro delle giovani alunne sia parte di una campagna islamista di aggressione all’istruzione femminile a livello internazionale.
I segnali ci sono. I Taleban pakistani sparano alla testa la quindicenne Malala Yousefzai perché promuove l’istruzione femminile.
In Afghanistan e alcune aree dell’India molte alunne sono state aggredite con l’acido in faccia.
In Nigeria nel solo 2013 i Boko Haram hanno distrutto oltre 50 scuole.
Delegittimazione di genere frutto di una visione integralista fuori dal tempo e dalla ragione.

Aldo Madia- 6 maggio 2014

fonte: http://www.remocontro.it
 
 
 

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