martedì 6 maggio 2014

Gelosia, di Magda Menchini





Ebbene sì, bisogna ammetterlo, siamo gelosi ed anche invidiosi.  Poiché noi amiamo il nostro Parlamento ed il nostro Governo, siamo gelosi delle attenzioni e delle cure che essi hanno per i nuovi futuri abitanti dell'Italia che arrivano dalle civilissime terre del Nord-Africa. Vorremmo avere tutte queste attenzioni per noi, vorremmo essere coccolati e vezzeggiati come lo sono loro, vorremmo che i nostri grandi capi si accorgessero che esistiamo, che viviamo sullo stesso territorio e che parliamo la loro stessa lingua.  Invece, siccome siamo bambini cattivi e capricciosi, nonché meschini, dobbiamo ammettere e riconoscere che Loro si sono stancati per i nostri atteggiamenti ed il nostro modo di fare, per le nostre critiche e per gli insulti che quotidianamente riversiamo sulle loro blasonatissime teste e ci stanno abbandonando come popolo, disinteressandosi di noi tutti
Hanno non una, ma mille ragioni.
Per esempio, perché dobbiamo sempre inveire sulle tasse da pagare quando sappiamo perfettamente che le stesse  vengono versate esclusivamente a nostro beneficio e perché abbiamo sempre da ridire sugli stipendi che vengono loro pagati e sui privilegi di cui godono quando la professione di politico e di Grande Manager  implica dei pensieri e delle responsabilità che non consentono di avere preoccupazioni basse e meschine come quelle del ménage quotidiano!?  Siamo un popolo geloso, invidioso e cattivo che merita castighi e punizioni, come quella di svendere aziende italiane, marchi italiani, toglierci lavoro, annullare nostre tradizioni, storia e cultura e, infine, cancellarci proprio come popolazione.  Il nostro caro nonno, il grande Presidente Giorgio Napolitano, dotato di saggezza rara, con grande lungimiranza ha voluto darci una lezione e noi, umilmente,  dobbiamo chinare la testa e ringraziarlo per la generosità che ci dimostra. E tutto ciò che ci portano questi novelli e brillanti  futuri cittadini dobbiamo apprezzarlo al massimo grado, anche se si tratta dell'insorgenza di malattie ormai debellate da tempo, tipo tubercolosi, lebbra, scabbia o addirittura l'Ebola. Chi siamo noi per rifiutarli, soprattutto sapendo che sono malati? Il fatto è che siamo proprio duri di comprendonio, egoisti, testoni e non sappiamo riconoscere i nostri errori che sono tanti e grossolani e che ci hanno portato a questo disfacimento economico e sociale.  Sì, carissimi, la colpa è solamente nostra se siamo arrivati a questo punto.  I nostri dirigenti politici e pubblici non hanno nulla a che fare con questa situazione, loro sono onesti e capaci ed hanno fatto il loro possibile per cercare di farci capire qualcosa, di farci cambiare strada ma noi, duri, niente.  Ci siamo selvaggiamente incaponiti a non comprendere i loro alti proponimenti e, in tal modo, ci siamo impantanati in questo mare di guai. 
Esorto i miei compatrioti quindi a tornare sui loro passi, a prestare le loro seconde o terze case a coloro che vengono da terre lontane e che non hanno alloggio, a far passare loro per primi nelle visite sanitarie, a riempire i nostri asili con i loro numerosi bambini, che ne hanno tanto bisogno, a concedere senza brontolare la pensione ai loro genitori con inclusa la quattordicesima, a non fare storie se vogliono il nostro aiuto economico per costruirsi una moschea con annesso minareto e, soprattutto a non fare ostruzionismi contro il loro sacrosanto modo di vivere, di trattare le loro donne o di mangiare come gradiscono, poiché questa è la loro cultura che, come ha detto la cara e simpatica Lady Kyenge, può insegnare molto alla nostra mentalità gretta e limitata.

Forse, se saremo buoni, fra trenta o quarant'anni i nostri politici ricominceranno a volerci bene e ci daranno un po' di briciole dalle loro tavole e da quelle dei nostri inattesi ospiti, concedendoci magari un 1 o 2% in meno di tasse anche se sarà difficile perché, nel frattempo, noi saremo di molto diminuiti di numero.

D'altra parte, che ci volete fare, ci siamo comportati veramente in modo assolutamente infantile, mettendo bocca su tutto e su tutti.

Smettiamola dunque, miei cari, di mugugnare all'italiana e cominciamo a non ribellarci più, accettando con pazienza e rassegnazione la vita che ci stanno preparando e obbedendo senza condizioni  a chi cerca di insegnarci come comportarci, come agire, come pensare e, fondamentalmente, come vivere.  Vedrete che ci troveremo benissimo, allevieremo da cupi presentimenti il nostro cervello e, senza pensieri, la nostra salute ed il nostro fisico ne risentirà positivamente.

Vi esorto con tutto il cuore a seguire i consigli che ho elaborato in quest'ultimo periodo, dopo aver visto l'immane lavoro che viene svolto per il nostro bene dai meravigliosi personaggi che guidano la nostra Nazione, attentissimi nel sorvegliarci in ogni nostra attività affinché non commettiamo errori che potrebbero inficiare ogni loro decisione.

Pensateci.

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