lunedì 8 settembre 2014

i nemici dei #Marò, la disinformazione dei media Italiani !


8 settembre 2014, giorno di sequestro 932

Puntuale come un orologio svizzero è andata in onda la disinformazione dei media Italiani, invece di fare inchieste volte ad accertare la verità su quel dannato 15 feb 2012, i giornalettisti di carta stampata e TV si limitano a far vedere la versione indiana chiaramente pilotata, un esempio clamoroso di questa disinformazione e del non voler turbare il sonno dei potenti di turno si è verificato oggi, tutti hanno dato rilievo alla versione indiana omettendo però di specificare che : 

1) quando durante le sue indagini l'Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano Umberto Vitelli della Enrica Lexie  questi ha negato di essere stato testimone dell'incidente e della sparatoria



2) è disponibile in rete una intervista video a chi era testimone in quel 15 febbraio 2012, il comandante in seconda Capitano Carlo Noviello :




3) il video in cui il comandante del peschereccio dichiara orari diversi da quelli nel rapporto alla Marina Militare :




4 ) il comunicato alla Marina Militare, il rapporto di Latorre:




5) Toni Capuozzo porta in TV l' inchiesta :




altri particolari sulle bugie indiane eccoli qui, nessuno dei media si è preso l' incarico di portare alla luce queste perizie, perchè ? è arrivata qualche telefonata in cui si consigliava di lasciar perdere ?


un estratto della perizia disponibile sulla pagina Facebook Enrica Lexie Analisi Tecnica
 https://www.facebook.com/profile.php?id=469375633144312&ref=ts&fref=ts



L'analisi balistica è fondamentale per stabilire se i colpi che hanno raggiunto i St. Antony e le due vittime sono partiti dalle armi dei due militari italiani o meno.
In situazioni come questa i risultati non lascerebbero dubbi stante la specificità dell'armamento dei militari italiani, invece come vedremo i primi risultati indicati dai periti balistici indiani sono del tutto inattendibili dal punto di vista tecnico, e comunque avrebbero già dovuto scagionare, "in istruttoria", i due nostri militari.
Il sottoscritto possiede un minimo di esperienza in materia, sia per aver prodotto per anni (1984/90) periscopi per carri armati e visori balistici per autoblindo per conto dell'Esercito Italiano, sia per aver partecipato a inchieste giudiziarie dove era presente questa materia, per cui tenterò una analisi pur con i pochi elementi filtrati attraverso l'utilissimo lavoro dei giornalisti.
In questo caso stiamo parlando di "balistica terminale", quindi di quella scienza che studia i fenomeni connessi agli impatti dei proiettili sui bersagli, che si può dividere concettualmente in due branche:
  • impatti "hard", su corpi duri (metalli, corazze, muri etc)
  • impatti "soft", su corpi molli (esseri umani, animali)
Dalle autorità indiane sono venute delle indicazioni "ufficiali" in quanto espresse da funzionari governativi e riportate dalla stampa col nome di questi, e relative al calibro dei proiettili repertati nei corpi delle vittime.
La materia è praticamente infinita, ma si può dire che generalmente un proiettile ritenuto in un corpo umano permette all'esperto balistico di risalire al calibro, alla cartuccia e al tipo di arma che lo ha sparato.
Nel nostro caso i militari italiani erano armati di fucili d'assalto Beretta SC 70/90 e di fucili mitragliatori FN Minimì, entrambe in calibro 5,56 x 45 NATO.
Quindi nei corpi delle vittime e sul St. Antony dovranno essere ritrovati proiettili sparati da questa arma, o significative "signature" da questi lasciate.
Concettualmente si può indicare che dalle guerre napoleoniche in poi il calibro dei fucili militari si è sempre andato riducendo sia per evoluzione tecnologica che per dottrina operativa. Se ai primi dell'800 potevamo trovare proiettili di calibro 12 o 13mm oggi si è arrivati appunto al 5,56mm, e nel mezzo ci sono una infinità di misure diverse.
Il calibro è il diametro nominale della pallottola e può essere espresso in "mm" (millimetri) secondo la consuetudine europea continentale, o in "pollici" secondo la consuetudine anglosassone. Dire "calibro .22" significa un diametro di 22 centesimi di pollice, ove 1 pollice (Inch) è pari a 25,4mm.
Da considerazioni fatte sulla stampa sembrerebbe che il ritrovamento di un proiettile calibro 5,56 nel corpo delle vittime sarebbe sicura prova della colpevolezza dei militari italiani.
Non è affatto così.
Infatti, mentre ritrovando un proiettile diverso dal 5,56 essi sarebbero completamente scagionati dobbiamo considerare che la cartuccia 5,56x45 viene usata da una delle due armi più diffuse sul pianeta insieme all'AK47 russo, il fucile americano M16 
THE RIFLE COULD BE BERRETTA AR-70/90
Last Updated : 21 Feb 2012 11:56:12 AM IST 
(IBNlive) KOCHI: The police, who are yet to seize the weapons used by Latorre Massimilano and Salvatore Girone to kill the two fishermen, suspect that rifle they used could be Berretta AR-70/90. The postmortem report has confirmed that the rifle, used for firing around 20 rounds at the trawlers, had a caliber with a 5.56 mm NATO bore. Trails of 15 bullets were also found on the boat, the police said. (...)
link doc TRATTO DA "IBNLIVE-CNN"
Secondo questo lancio stampa ripreso da giornali e televisioni indiane, citando fonti di polizia, il referto sull'autopsia ha permesso di recuperare proiettili in calibro 5,56mm, come quelli usati dai militari italiani.
Inoltre sarebbero stati sparati 20 colpi di cui 15 recuperati sul peschereccio St.Antony.
La notizia non ha trovato conferme, non sono indicate le fonti della polizia (i nomi dei funzionari che l'avrebbero data), non sono stati esibiti i proiettili, le immagini del peschereccio mostrano i segni di solo 5 colpi.

DAL CORRIERE DELLA SERA DEL 24/02/2012 (PAG. 17, ESTERI):
"Ieri il Corriere ha pubblicato la risposta ottenuta (e ricontrollata diverse volte) davanti al Tribunale di Kollam, dall'assistente commissario di polizia Shajadan Firoz. Val la pena ricordarne l'estratto fondamentale: "nei corpi dei pescatori abbiamo recuperato due pallottole calibro 0,54 pollici (.54 nel linguaggio tecnico ndr) compatibili con diverse armi"
link doc TRATTO DAL "CORRIERE DELLA SERA"
Notizia ripresa il 25 febbraio da diverse altre testate nazionali.
link doc SU "LA REPUBBLICA"
Vediamo cosa può fare "l'esperto balistico" con questa informazione:
Il "calibro .54" corrisponde a 13,7 mm e non esiste come calibro NATO.

Il "calibro .54" indicato dall'assistente commissario di polizia Shajadan Firoz può essere assimilato (un centesimo di Inch di differenza, due decimi di millimetro) al "calibro .55" (13,9mm) , che esiste. (pallino rosso)


Un solo fucile al mondo può sparare questa cartuccia, il Boys MK1 AT Rifle, in servizio durante la II Guerra mondiale nell'esercito britannico e di cui è cessata la produzione nel 1940 e ritirato dal servizio nel 1943.
Si tratta di un fucilone controcarro e il proiettile, mantellato e con il nucleo in metallo duro (credo di carburo di tungsteno) è in grado di perforare a 300mt una lastra di acciaio spessa oltre 20mm.
boys MK1 AT rifle
Si tratta quindi di un'arma residuato bellico inglese, che per vie ovvie può essere venuta in mano ad organizzazioni criminali nel mercato nero dei residuati bellici, e che la si potrebbe usare in atti di pirateria (buca senz'altro le lamiere delle navi, se sparata a distanza operativa).
Trattandosi di una cartuccia molto potente, perforante, per poter essere ritenuto il proiettile da un corpo umano si deve concludere che sia stata sparata da molto lontano, al limite della gittata (diciamo 1km, forse più, e considerando che si tratta di un'arma concepita per colpire un carro armato a 100mt il tiratore che riuscisse a colpire un uomo a 1km potrebbe fare le olimpiadi di tiro a segno)


054 vs 556
In questa immagine si apprezza la differenza dimensionale fra la cartuccia che equipaggia i fucili italiani e quella controcarro.
Chi volesse approfondire su questa arma e relativa cartuccia può approfondire sul sito "rifleman.org.uk"
Comunque, se pure fosse questo il proiettile,di nuovo possiamo escludere che sia stato sparato dai nostri militari, che se non hanno in dotazione l'archibugio del bisnonno garibaldino tantomeno hanno il fucilone controcarro inglese della II guerra mondiale.

La seconda indicazione indiana, la "circonferenza 24"
Riporto il brano da un articolo di Giuseppe Sarcina dal Corriere della Sera del 4 marzo 2012, relativo all'autopsia di una delle vittime e alla repertazione del proiettile ritenuto.
Anche la lettura diretta dell' autopsia eseguita il 16 febbraio sul cadavere di Valentine lascia perplessi. Il documento (consultato grazie a una fonte indiana) contiene due passaggi interessanti, ma che sembrano difficilmente conciliabili tra loro. Primo punto: si legge che i proiettili hanno seguito una traiettoria dall'alto verso il basso (e questo potrebbe essere compatibile con un tiro a distanza dalla monumentale Lexie verso il peschereccio di nove metri).Secondo: il referto, firmato da K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale a Trivandrum, sostiene che il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio del pescatore misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base». Secondo esperti balistici consultati in Italia, queste dimensioni farebbero pensare a un calibro più grande rispetto al 5,56 usato dalla Nato (e quindi dai marò). Ma gli stessi tecnici avvertono che un proiettile del genere avrebbe avuto effetti molto più devastanti sulla testa di Valentine rispetto a quelli riscontrati dall' autopsia, a meno che il colpo non fosse partito a una distanza di 1.000-1.500 metri (ipotesi per ora non considerata dalle indagini). Come si vede, per quanti sforzi si possano fare, senza la prova balistica non se ne esce.
link doc TRATTO DAL "CORRIERE DELLA SERA"
Ad una prima lettura sembra che il Prof. Sasikala ci stia indicando una enorme proiettile di 24 mm, come questo:
calibro .950
In alto il 5,56 NATO in dotazione ai nostri militari, in basso il potentissimo calibro .950. Un cannone!
Impensabile che possa essere stato ritenuto nella testa della povera vittima.
autopsia
Trivandrum 16 feb. 2012 - L'autopsia di
una delle vittime effettuata da Sasikala
Quindi le repertazioni del Prof. Sasikala devono essere considerate inattendibili?
E' necessario valutarle meglio, perchè c'è qualcosa che ci sta sfuggendo.
Il Prof. Sasikala che esegue l'autopsia è ovviamente un anatomopatologo, non un esperto balistico, e usa parametri di misura che gli sono propri. Ma poiché stiamo "indagando" dovremo prendere in considerazione tutti i possibili spunti investigativi. (la prima dote dell'investigatore è la pazienza)
Rileggiamo: - "il referto, firmato da K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale a Trivandrum, sostiene che il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio del pescatore misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base".
La "circonferenza", non il diametro.
Partendo dal dato della circonferenza del proiettile (C=24mm) è facile calcolare il suo calibro, applicando la formula d=C/π
Quindi il diametro del nostro proiettile sarà: ±7,64 mm; che può identificarsi facilmente con un calibro nominale di 7,62 mm., calibro utilizzato nelle sue numerose varianti sia dalla NATO che dal blocco orientale ex-URSS come pure nel resto del pianeta. Impiegato tra l'altro in gran parte degli oltre 175 Ml. di fucili Kalashnikov-AK47 e suoi derivati.
In sostanza il Prof. Sasikala ci sta descrivendo una classica pallottola di fucile cal. 7,62. Il calibro del proiettile esce dall'autopsia fatta dall'anatomopatologo Prof. Sasikala incaricato dalla magistratura indiana scagiona completamente i nostri militari che non hanno a bordo armi in quel calibro.
A questo punto, desunto il calibro possiamo incrociare questo dato con quello relativo alla lunghezza del proiettile dichiarato dal medico forense, 3,1 cm. ovvero 31 mm.
  1. Delle cartucce in dotazione ai nostri militari conosciamo marca e modello, compare sui verbali di sequestro che ci sono stati mostrati nei telegiornali nazionali (vedi sezione: "La balistica indiana"), Sono cartucce GFL (Fiocchi) ordinarie e SMI traccianti, hanno ogive lunghe 23 mm. le prime (M855) e 23.1 mm. le seconde (M196).

    Un proiettile di 23 mm. dopo un impatto, ci aspettiamo possa presentarsi più corto, difficile pensare possa allungarsi fino ad apparire lungo 31 mm.
Abbiamo visto che le iniziali "certezze" delle autorità indiane sulla colpevolezza dei due militari italiani si sono sgretolate non appena sono emersi elementi di conoscenza sia indiziari che probatori sulla vicenda.
Per cui l'impianto accusatorio è viziato da:
  1. indagini omissive verso altri potenziali colpevoli;
  2. distruzione dei reperti giudiziari;
  3. negata ammissione dei Consulenti Tecnici della difesa;
  4. secretazione degli atti processuali dopo l'incriminazione formale;
  5. grave indizio di costruzione di false prove a carico;
  6. omissione di elementi a difesa;
  7. completa inattendibilità dei testimoni a carico;
  8. costruzione di falso scenario da parte della Guardia Costiera.
Ce ne è abbastanza per invalidare qualsiasi accusa e arrivare al proscioglimento dei due accusati.
indian police logo
Il sottoscritto non può che invocare la "ragionevolezza", le regole del processo penale sono identiche in tutto il mondo, e dovunque i processi e le condanne si fanno con le prove esibite dall'accusa. E in questo caso siamo molto ma molto lontani.
Roma li 21 marzo 2014
Luigi Di Stefano





perchè nessuno si prende la briga di fare una vera inchiesta  giornalistica, dove sono finiti i giornalisti come Ilaria Alpi o Peppino Impastato ? possibile che solo Toni Capuozzo abbia fatto un servizio in TV e nessuno altro ha voluto approfondire ? vergognatevi, non siete giornalisti ma.... giornalai !

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