sabato 13 settembre 2014

I nemici dei #Marò : Renzi, che vuole " lavorare " con l' India ipocrita dei soldati stupratori.


13 settembre 2014, giorno di sequestro 937 :



Ma chi sono questi indiani per cui Renzi ha stima e tanta voglia di lavorare insieme ?

Ecco alcuni comportamenti dei loro soldati impegnati nelle missioni di peacekeeping ONU :

”  Nel 2008 un caso a dir poco vergognoso, all' ONU arrivano dalla Repubblica Democratica del Congo un infinità di richieste dalle autorità e popolazione locale per sostituire i caschi blù indiani con contingenti europei, il motivo ? l' inaccettabile comportamento dei militari indiani che erano soliti stuprare sistematicamente donne e bambine dei villaggi congolesi che avrebbero dovuto invece proteggere. Ad esempio presentando alle potenziali affamate vittime  un grande assortimento di cibo da barattare con l' unica moneta in loro possesso, il loro corpo. Le autorità congolesi e funzionari dell’ONU avviarono delle indagini che permisero di inchiodare alle loro responsabilità 12 ufficiali e 34 militari indiani. In questo caso, le autorità ed il governo di New Delhi intervennero a rivendicare il rispetto del principio di immunità funzionale, assumendosi la responsabilità come Paese nei confronti delle vittime, ma evitando ai propri militari di essere imprigionati nel carcere di Kinshasa  e di subire un processo nel Congo secondo il codice di giustizia di quel Paese. Infatti, i 46 militari colpevoli furono rimpatriati e giudicati da una corte marziale indiana. "

I caschi blù del contingente indiano si distinguevano per la scrupolosa dedizione con la quale si dedicavano allo stupro sistematico di donne e bambine, ma anche alla sodomizzazione di bambini congolesi ed al successivo inserimento in un vorticoso giro di prostituzione sotto il loro diretto controllo delle vittime schiavizzate e rese idonee alla professione.

Si calcolano in circa 200.000 le donne, ragazze e bambine vittime indifese di quei militari inviati dall' ONU per proteggerle da ogni pericolo. 

Per questi reati sessuali, le Nazioni Unite puntarono il dito contro le truppe indiane, individuando con nome e cognome 46 responsabili, per lo più del 6° battaglione Sikh, trovandone responsabile anche un maggiore dell’esercito indiano,
RR Ghumman appartenente al Battaglione fucilieri Jammu & Kashmir.

Durante indagini nelle quali furono coinvolti anche inquirenti indiani, si raccolsero prove e testimonianze schiaccianti, tra cui anche il Dna di molti bambini di fisionomia indiana e le autorità congolesi chiesero di poter giudicare i responsabili di quei crimini a sfondo sessuale commessi su larga scala. 

Venne fuori nel corso delle indagini che gli indiani ricorrevano agli stupri non solo per divertimento, per soddisfare i loro appetiti sessuali e creare un traffico di prostitute, ma anche su commissione degli insorti guidati dal generale congolese ribelle Nkuda, quello che prospettava lo stupro come arma di pulizia etnica e che si rivolgeva al comandante del contingente indiano, il colonnello Chaud Saraha, come al “mio caro fratello Chaud”.

Da sottolineare che lo stupro indiscriminato commesso in quella occasione è anche un crimine che proprio le Nazioni Unite hanno voluto inserire tra quelli contro l’intera umanità, equiparandolo al genocidio.
Un crimine che rientra nella giurisdizione internazionale della Corte dell’Aja, che è quindi quella competente e preposta a condurre i procedimenti giudiziari relativi a casi come quello del Congo. 

I militari indiani in tal caso dovevano venir giudicati alla Corte dell’Aja dove sicuramente i loro crimini avrebbero ricevuto la giusta pena, pesantissime condanne. Ma a quel punto, intervenne immediatamente il governo da Delhi che rimpatriò i propri militari accusati sia da inquirenti congolesi che da funzionari dell’ Onu, con responsabilità accertate persino da funzionari del governo indiano, invocando il rispetto del diritto di immunità funzionale e rivendicando la competenza giurisdizionale della magistratura indiana sul caso. 
I 46 rei sono stati processati da una corte marziale indiana con questo esito: 
due sottufficiali ed un tenente condannati a pene simboliche,
per gli altri solo lievi sanzioni di carattere disciplinare, 
Al colonnello Saraha comminate nemmeno queste. 
Adesso quelle stesse autorità indiane che pretesero dall' Onu e dal Congo il rispetto del principio dell’immunità funzionale per i propri soldati, negano il rispetto dello stesso diritto ai Marò. 
Con una circostanza aggravante: l’immunità funzionale ammette la non responsabilità individuale di militari durante l' espletamento dei compiti loro assegnati nell’ ambito delle missioni ufficiali decise dai paesi d’origine, i quali si assumono la responsabilità del comportamento dei propri militari. 
In Congo, l’India rivendicò e ottenne un diritto non dovuto perchè nell’ espletamento della missione non era contemplato che i militari indiani si abbandonassero agli stupri ed allo sfruttamento della prostituzione minorile. 
Quei soldati indiani sono stati riconosciuti colpevoli da un’inchiesta internazionale condotta in modo trasparente dall' ONU e da inquirenti congolesi oltre che con coinvolgimento di funzionari indiani. 
I Marò si sono invece attenuti scrupolosamente ai compiti loro assegnati, seguendo le procedure e le regole d’ingaggio previste ed unanimemente concordate in caso di attacco di pirati. Inoltre, al momento nessuna inchiesta è stata ancora compiutamente condotta nei loro confronti, non sono stati trovati colpevoli di nulla, eppure si nega loro il dovuto rispetto dell’immunità funzionale di cui si avvalsero indebitamente gli indiani in Congo, ma soprattutto si nega un coinvolgimento a livello giuridico di autorità ed inquirenti italiani nella loro vicenda, mentre non si è garantita nessuna trasparenza alle indagini che dicono di aver condotto. Sottolineiamo che da 937 giorni gli indiani non sono stati capaci di produrre prove a supporto del capo d’imputazione oltre alle gravi  violazioni dei diritti della difesa, ovvero gli impedimenti ai periti italiani di fare controperizie balistiche e autopsia sui cadaveri delle presunte vittime.
concludiamo con un appello a tutte le forze politiche Italiane, ritiriamo i nostri contingenti impiegati in tutte le missioni fuori dal nostro territorio nazionale fino a che Salvatore Girone non venga riportato in Patria, e sopratutto non rimandino in india Massimiliano Latorre fra quattro mesi, si avvii finalmente l' arbitrato internazionale sottolineando anche quanto è nelle conclusioni di Luigi Di Stefano nella sua perizia, ovvero :
Per cui l'impianto accusatorio è viziato da:
  1. indagini omissive verso altri potenziali colpevoli;
  2. distruzione dei reperti giudiziari;
  3. negata ammissione dei Consulenti Tecnici della difesa;
  4. secretazione degli atti processuali dopo l'incriminazione formale;
  5. grave indizio di costruzione di false prove a carico;
  6. omissione di elementi a difesa;
  7. completa inattendibilità dei testimoni a carico;
  8. costruzione di falso scenario da parte della Guardia Costiera.
Ce ne è abbastanza per invalidare qualsiasi accusa e arrivare al proscioglimento dei due accusati.






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