lunedì 5 agosto 2013

Cosa cerca Letta in Alto Adige? UN VOTO DI SCAMBIO..cosa illegale.


Altre minchiate in diretta di Letta, mancato prete,  pessimo diplomatico, imbroglione, oggi primo Ministro di un governo che e' piu' una Srl che un espressione democratica.   Perche' e' corso a Bolzano? Perche' vuole abolire le provincie e gli austriaci locali si erano preoccupati gia' a piu' riprese. La regione Trentino-Alto Adige è costituita dalle province autonome di Trento e Bolzano (art 116, II Cost.). Tali province sono dotate di poteri (anche legislativi) corrispondenti a quelli di una regione. Taluno parla di province a statuto speciale.
La regione Trentino-Alto Adige è stata ampiamente esautorata. La Presidenza viene assunta a turno dai presidenti delle province di Trento e Bolzano. Anche il ruolo di Trento come capoluogo è stato ridimensionato, dal momento che la Giunta e il Consiglio si riuniscono anche a Bolzano. In pratica gia' da tempo e' in atto uno 'scivolamento' verso un territorio 'molto autonomo' in cambio di voti a sinistra....Bene farebbe il mancato prete a rileggersi la storia. Prima dell'entrata in guerra dell'Italia e anche durante la stessa, alcuni esponenti politici italiani - fra di essi Antonio Stefenelli, Leonida Bissolati, Filippo Turati, Gaetano Salvemini ed Ernesta Battisti - si erano espressi a favore del confine in prossimità della chiusa di Salorno, che all'epoca rappresentava il confine linguistico con l'area linguistica germanica, e perciò vennero definiti "salornisti". Le perplessità vertevano anche sulle condizioni della regione, fortemente cattolica, arretrata socialmente ed economicamente, e con un'economia esclusivamente agricola, che veniva vista pertanto come una sorta di Vandea. Anche il politico ed irredentista trentino Cesare Battisti aveva nutrito "talune perplessità" sullo spostamento del confine al Brennero in ragione del principio di nazionalità, ma lo considerava militarmente "formidabile". Le posizioni dei "salornisti" rimasero comunque sia minoritarie.Tutto ciò premesso, l'annessione fu dovuta sostanzialmente a ragioni militari: la frontiera sul Brennero era infatti facilmente difendibile. Dalla caduta dell'Impero romano, continue erano state infatti le ingerenze e le invasioni dall'area tedesca verso l'Italia.  Vorrei infine ricordare il DNA della SVP al caro mancato prete: l'avvicinamento fra Hitler e Mussolini e l'annessione dell'Austria al Terzo Reich facevano sperare agli altoatesini di lingua tedesca che presto avrebbero seguito il destino austriaco. Speranze presto deluse: il 23 giugno 1939 un accordo fra il regime nazista e quello fascista (per il quale era presente a Berlino il Prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei), interessati per motivi diversi ad allontanare il maggior numero possibile di tedescofoni dalla zona, portò alle cosiddette "Opzioni" (l'accordo venne formalizzato il 21 ottobre 1939), in cui alle popolazioni di lingua germanica veniva imposto di scegliere se rimanere entro i confini italiani accettando l'italianizzazione, o trasferirsi in lontani territori del Reich mantenendo però la propria lingua e cultura. La stragrande maggioranza (per l'esattezza 166.488 ovvero l'85 - 90 % della popolazione di lingua tedesca) optò per il Terzo Reich, a fronte sia delle incertezze fasciste (le autorità italiane si dibattevano fra il desiderio di un trionfo dei "Dableiber", che a loro parere avrebbe dimostrato il successo dell'italianizzazione, e quello di un allontanamento in massa dei germanofoni, che avrebbe consentito una colonizzazione italiana più rapida anche nelle valli) sia della martellante propaganda del filonazista Völkischer Kampfring Südtirols (VKS, letteralmente Circolo combattente popolare del Tirolo meridionale). La società altoatesina fu spaccata fra Dableiber (letteralmente "coloro che restano", coloro che decisero di non "tradire" la loro terra, rimanendo) e Optanten (che decisero di optare per l'emigrazione verso i territori del Reich), con i primi additati come traditori, discriminati e più tardi perseguitati (al tempo dell'invasione tedesca).
De facto gli emigranti furono 75.000, soprattutto semplici lavoratori e contadini, che vendettero le loro case all'Ente per le tre Venezie o ai Dableiber, fino a che nel 1943 l'Alto Adige non venne occupato dalle truppe germaniche. Solo un terzo degli emigrati (25.000 persone) ritornò in Italia dopo la guerra.[76] Alcuni di loro, che spesso in Germania avevano abbracciato l'ideologia nazista ed avevano prestato servizio nella Wehrmacht, alcuni di questi confluiranno poi nei gruppi terroristici indipendentisti e nella SVP.  Il SS Polizei-Regiment "Bozen" collaborò alle persecuzioni contro gli ebrei (fu decimata la comunità di Merano) e alla caccia ai soldati italiani sbandati dopo l'8 settembre. I militari tedeschi vittime dell'Attentato di via Rasella a Roma, che scatenò la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, appartenevano all'11ª compagnia del 3º battaglione del reggimento SS-Polizeiregiment Bozen. Il medesimo reggimento Bozen, formato quasi esclusivamente da altoatesini di lingua tedesca, si macchiò di gravi crimini contro la popolazione civile italiana, tra cui la strage della Valle del Biois, in cui vennero massacrate circa 44 persone[80]. Numerose furono le persecuzioni contro i Dableiber, tacciati di tradimento: molti di loro (soprattutto gli esponenti) furono picchiati, arrestati e deportati. Le violenze si protrassero anche oltre la fine della guerra: l'11 novembre 1946 veniva assassinato a randellate l'ex sindaco di Caldaro, Attilio Petri, secondo alcuni poiché avrebbe esposto il tricolore italiano il giorno del 4 novembre, anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale.
A Bolzano sorse un campo "di transito" (Polizeiliches Durchgangslager) attraverso il quale passarono migliaia di vittime destinate ai campi di sterminio Oltrebrennero. Anche 23 italiani furono catturati e internati nel campo di Bolzano, per poi essere trucidati nell'eccidio della caserma Mignone il 12 settembre 1944. Altri 9 italiani vennero massacrati nella strage di Lasa.
In base al "programma di eutanasia - T4", voluto da Hitler, molti infermi psichici e disabili vennero deportati presso la clinica psichiatrica di Innsbruck e di qui a Hall e al Castello di Hartheim a Linz. Dei 569 malati che furono deportati, 239 morirono di fame e privazioni o furono eliminati. Nel dicembre 1945, gli alleati si ritirarono dall'Italia settentrionale, facendo dell'Alto Adige l'unico territorio di lingua tedesca non occupato militarmente, e rendendolo una tappa obbligata sulla via di fuga di molti nazisti. In Alto Adige essi ricevettero aiuto e rifugio soprattutto da ecclesiastici di vario grado e livello. Fu spesso grazie all'aiuto delle gerarchie vaticane che essi poi poterono continuare il loro viaggio verso i porti italiani da dove si imbarcarono verso lidi sicuri. Le amministrazioni comunali contribuirono a ciò rilasciando documenti falsi ai suddetti fuggiaschi. Se ne ricordi il mancato prete.  Dopo la guerra, il Ministro degli Esteri austriaco Gruber arrivò a dichiarare: Si deve riconoscere che oggidì non vi è in Europa una minoranza di lingua tedesca che abbia una posizione così favorevole come l'hanno i sudtirolesi. Allora dico io, che cavolo vogliono ancora?  Nel 2010 l'Alto Adige si è attestato al secondo posto nella classifica delle province italiane, con un PIL pro capite di € 35.249,88 (superato dalla sola provincia di Milano). Anche la condizione occupazionale in provincia è eccellente, con un tasso di disoccupazione che si attesta al 2,7%: si può parlare tecnicamente di piena occupazione.[108] Il notevole benessere è anche riconducibile alla oculata gestione delle risorse da parte dell'amministrazione provinciale: nel maggio del 2006 il Presidente Luis Durnwalder ha ricevuto lo "European Taxpayers' Award" per l'efficienza dell'amministrazione pubblica in Alto Adige. Nel board dello European Taxpayers non c'e' un Italiano, sono per lo piu' tedeschi. « ...In Alto Adige la politica manca di basi morali. Vince l'arroganza: se va avanti così, il gruppo italiano non avrà più un avvenire sereno. Alla Chiesa chiedo più coraggio.(...) Non è più tollerabile che in una terra cattolica si assista ad espressioni di arroganza e di forza a danno di un gruppo linguistico più debole, come sulla toponomastica. (...) Provate a fare un giro per paesini e valli. Andate a vedere come vivono gli italiani. Mancano le scuole, c'è un esodo costante, scappano... (...) C'è bisogno di più coraggio nel dire le cose. »
(Monsignor Alfredo Canal, Bolzano, 30 novembre 1999). Il timore di una Todesmarsch o Marcia della morte - intesa negli anni cinquanta come scomparsa progressiva del gruppo linguistico tedesco - è stato ripreso dal sociologo Sabino Acquaviva a proposito dell'etnia italiana. Per quanto riguarda poi la valutazione dei trascorsi terroristici, la popolazione di lingua tedesca non nasconde la propria approvazione per quelli che vengono comunemente definiti "combattenti per la libertà" (Freiheitskämpfer).
In questo senso gli Schützen hanno lanciato nel 2004 una campagna di affissioni per "ringraziare" i terroristi, che a loro dire sono i veri fautori dei benefici dell'autonomia provinciale. Il manifesto utilizzato mostra sullo sfondo un traliccio divelto dalla dinamite, un ritratto del terrorista Sepp Kerschbaumer, cofondatore del BAS, e in sovrimpressione le parole: Südtirol sagt Danke für deutsche Schule, starke Wirtschaft, Wohlstand und vieles mehr! ("Il Sudtirolo ringrazia per la scuola tedesca, la forte economia, il benessere e molto altro!")Ad Appiano sulla Strada del Vino una via è stata dedicata a Kerschbaumer. La sede RAI di Bolzano (con i soldi del canone) ha prodotto un documentario intitolato "Die Frauen der Helden" (le mogli degli eroi, riferito ai terroristi degli anni sessanta). Il partito "Süd-Tiroler Freiheit" (guidato da Eva Klotz, figlia del terrorista Georg Klotz) ha fatto della secessione dall'Italia e della "libertà del Sud-Tirolo" la sua linea politica preponderante, lanciando una campagna politica per rimarcare che "il Sud-Tirolo non è Italia". In tal senso, il partito ha attuato massicce campagne di affissione di volantini e manifesti inneggianti all'indipendenza e organizzato vari raduni per lo stesso motivo.
Altri partiti apertamente favorevoli alla celebrazione di un referendum per l'autodeterminazione per il ricongiungimento con l'Austria o la creazione di uno "Stato Libero del Sudtirolo" sono l'Union für Südtirol e il partito dei Die Freiheitlichen (questi ultimi su posizioni meno radicali). Tali partiti hanno raccolto insieme oltre il 20% dei voti alle elezioni provinciali del 2008.
Anche il presidente della Provincia autonoma, l'amico di letta, Luis Durnwalder, si è detto convinto che se oggi gli altoatesini fossero chiamati al referendum, si pronuncerebbero in maggioranza per il ritorno all'Austria.[154] Nello statuto SVP si può leggere tuttora che "come conseguenza della prima guerra mondiale l'Alto Adige, per secoli parte dell'Austria, fu separato dalle madrepatria e tale ingiustizia storica viene tuttora sentita come tale dalla popolazione". E come poteva mancare il protettore di Letta, re Giorgio? Giorgio Napolitano e il suo omologo Heinz Fischer, vennero insigniti del Grand'Ordine di merito della Provincia autonoma di Bolzano, dichiarando entrambi la congiunta volontà di voler pienamente rispettare le prerogative autonomistiche dell'Alto Adige.  Che gli Italiani sappiano, tutti, a destra e a sinistra, chi svende immoralmente cio'e che di piu' sacro esiste in uno Stato, la sua storia e il suo onore, complice l'immancabile traditore re Giorgio.

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