sabato 10 agosto 2013

Il vice della Lexie smaschera gli indiani: “Mai detto che i Marò spararono ai pescatori”



09 agosto, 2013 - E’ arrivato ieri a Kochi, stato indiano del Kerala, Carlo Noviello, che all’epoca dei fatti che coinvolgono i Marò era il comandante in seconda della Enrica Lexie. Oggi Noviello comparirà come teste davanti agli inquirenti della NIA, National Investigation Agency, una sorta di FBI dell’India, per fornire la sua versione sul caso Marò. La sua deposizione riveste particolare importanza perchè è un teste oculare che ha assistito direttamente all’intervento di contrasto alla pirateria posto in atto dai fucilieri del San Marco alle 16.30 dell’infausto pomeriggio di quell’ormai lontano 15 febbraio del 2012. 

Lascia perplessi che l’interrogatorio si svolga nel Kerala, non a New Delhi dove ha base la NIA, e che veda il coinvolgimento della polizia di stato locale e portuale, cioè di coloro che hanno brigato nel modo più scellerato per falsificare prove, deposizioni e depistare le indagini al fine di costruire un falso castello accusatorio, un teorema privo di qualsiasi fondamento o di obbiettivi riscontri probatori nei confronti di Latorre e Girone. Ma tant’è, questo passa il convento.
 
Ricordiamo che tra le “perle” inanellate dalla polizia del Kerala ci sono lo spostamento accertato di 5 ore del momento della sparatoria, la distruzione della scena del crimine, cioè il peschereccio St Antony, nonchè la mancata pubblicazione del rapporto finale delle perizie balistiche, le cui risultanze a tutt’oggi restano avvolte nel più impenetrabile mistero. Va sottolineato nel merito, che l’anatomopatologo che eseguì la prima perizia necroscopica sul corpo delle vittime, escluse categoricamente che le ogive rinvenute nei cadaveri fossero compatibili con quelle delle armi in dotazione ai Marò. Nè in due mesi di minuziose perquisizioni a bordo della Lexie furono mai rinvenute armi che potessero essere compatibili con tali ogive. 

Come non bastasse, la polizia del Kerala fece confusione con le lingue in cui erano scritti gli atti, una vera Torre di Babele tra malayalam, italiano ed inglese, che non ha dato modo ai vari protagonisti della vicenda, ad esempio ai Marò, di verificare se quanto trascritto riflettesse puntualmente quanto affermato verbalmente nel corso degli interrogatori. Da questo punto di vista la testimonianza di Carlo Noviello è fondamentale e risulterà decisiva per smontare uno dei pochi puntelli al quale gli indiani avevano cercato di ancorare le loro labili accuse ai fucilieri italiani. In un documento prodotto dalla polizia del Kerala viene attribuito al Noviello di aver riferito che i Marò spararono contro il peschereccio per neutralizzarne preventivamente l’attacco. 

Ora non è dato sapere esattamente quale sarà il contenuto della deposizione di Noviello, sia perchè il suo interrogatorio si svolge nel momento in cui stiliamo questa nota, sia perchè, per ovvie ragioni di opportunità, quella che sarà la sua deposizione è circondata dal più stretto riserbo, non è che di Antonio Esposito al di fuori dell’Italia ce ne siano tanti in circolazione. Ma secondo quanto trapelato da ambienti legali vicini al collegio difensivo dei nostri fucilieri, il vice comandante Noviello si appresta a negare recisamente di aver mai affermato una cosa del genere e che la sua versione dei fatti è stata quanto meno travisata, se non addirittura deliberatamente manipolata, perchè in effetti ha sempre sostenuto che i Marò spararono in acqua, non addosso al peschereccio.

Con la deposizione di Noviello si completa l’escussione di tutti e sei i testimoni convocati dalla NIA. Tra questi si annovera il comandante della Lexie Umberto Vitelli al quale la polizia del Kerala aveva attribuito una dichiarazione assai compromettente per i Marò, se verificata, cioè di non aver sentito i segnali acustici di preavvertimanto prima di sentire i colpi di arma da fuoco. Una versione, anche questa, risultata del tutto campata in aria, letteralmente inventata e che Vitelli ha già provveduto a smontare e destituire di ogni fondamento. Rimane a questo punto il nodo gordiano delle testimonianze, che la Nia pretende di raccogliere nel Kerala, dei quattro Marò che si trovavano a bordo della Lexie, non indagati e che facevano parte con Latorre e Girone del Nucleo di Protezione Militare della nave e del suo equipaggio. 

Gli indiani hanno più volte posto la “conditio sine qua non” della loro deposizione per concludere le indagini. In caso contrario, si asterranno dal porre termine alla fase inquisitoria ed istruttoria, rinviando a chissà quando la soluzione del caso. A Cordi, Alessandro Magno posto di fronte al nodo che nessuno mai era riuscito a sciogliere decise di risolvere la questione con un ben assestato colpo si spada che dissolse l’altrimenti inestricabile groviglio di funi. Speriamo che la Bonino e il governo italiano si apprestino a fare altrettanto. Se c’è la buona volontà, non sono gli strumenti che mancano per sciogliere questa ingarbugliata vicenda e riportare a casa i nostri eroici soldati.
(Fonte)

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