martedì 16 dicembre 2014

RIFLESSIONE PERSONALE SULLA VICENDA MARÓ


Marcio non è  chi canta, ma è chi, colpendoli, vuole colpire i corpi militari dello Stato più fedeli alla nazione, quelli più esposti nei teatri internazionali, con un disegno ben preciso, perché Folgore e Battaglione San Marco costituiscono il simbolo vivente di un’Italia migliore,  che ancora crede nel servizio con onore, disciplina, abnegazione e fedeltà nelle istituzioni.
Gli artefici di questo disegno, che siedono nelle Istituzioni stesse, talvolta nei suoi scranni più alti, nelle Università e nelle Redazioni dei Giornali, sono nemici di questa Italia migliore e da nemici della Patria meritano di essere trattati.

L’etica rappresenta certamente un valore fondante per l’uomo in quanto essere
sociale, e più ancora per chi sceglie di porre se stesso al servizio di una comunità come ad esempio lo stato democratico che individua come scopo prioritario della sua azione il bene comune e la convivenza dei suoi membri.
Lo è ancor di più per il militare, al quale lo stato democratico affida l’uso legittimo della forza per la difesa propria e della vita dei cittadini. Nello Stato assoluto ove le Forze Armate erano un’organizzazione asservita alla politica del sovrano nel quadro di una concezione patrimoniale comprensiva della cura/tutela dei sudditi. Invece nello Stato democratico i militari operano al servizio della Comunità di cui essi stessi sono parte costitutiva. Ma come una società non può sussistere senza un'autorità che la governi, così senza una società civile ,una tale autorità non può sussistere . Si impone quindi un'altra questione e cioè vedere come l'autorità civile si determina in concreto con le scelte verso il soggetto e la forma d’autorità che sceglie di esercitare. Non si deve mai dimenticare, che il fondamento dell'ordine sociale sta nel rispetto "assoluto" della persona umana, che ha come prerogativa essenziale la libertà, come presupposto inderogabile per la tutela dei diritti fondamentali e dei doveri dell'individuo. L'ordine nelle relazioni sociali nasce dal rispetto della persona umana. E tutte le persone hanno diritti e doveri fondamentali che sono assolutamente uguali e, quindi, ugualmente rispettabili . È necessario però procedere con molta cautela, per non invadere i diritti dei cittadini e non fare il male col pretesto del pubblico bene.
Ma con tutto il rispetto dovuto all'autorità, con tutta la tutela dell'ordine da parte dello Stato, i cittadini devono potersi muovere come loro piace salvi i diritti altrui e le esigenze del convivere sociale. Fondamentale limite ai poteri dello Stato viene dalla dignità dell'uomo, dignità che è Somma. L'uomo non deve mai essere considerato come un mezzo, ma al contrario come fine.
E per essere fedele alla sua missione, lo Stato si deve sempre preoccupare di promuovere i valori che siano autenticamente umani. E' in funzione dell'uomo che lo Stato dovrà concepire la politica. Fra i valori umani, ai quali lo Stato deve interessarsi, uno dei più essenziali è la libertà degli individui. Il pubblico ufficio non è un piedistallo per dominare od arricchire. E per il cittadino, non è lecito ubbidire a leggi immorali ed alla loro esecuzione, per questo si può opporre resistenza passiva e si può anche respingere con la forza una violenza aperta, purché vi sia fondata speranza di riuscita ed il bene comune non ne abbia maggiore danno. Per alcuni teologi è anche lecita in casi estremi, esauriti tutti gli altri mezzi, la deposizione dei governanti ed il cambio di governo. (Cfr.M.DE LA TAILLE, Insurrection).

I diritti sono una conquista, ottenuta nel corso della storia attraverso le costituzioni. Il significato generale che assumono i doveri nel vigente ordinamento è sintetizzato nell'articolo 2 cost., il quale dopo aver proclamato il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili che consistono nel diritto alla vita, alla "sanità, alla libertà", all'istruzione e al lavoro, richiede anche : l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. E si definiscono inviolabili poichè preesistono alla costituzione della Repubblica
Il diritto di professare la propria fede ha valenza anche giuridica e assicura ai cittadini, di poter esercitare il proprio culto.
La libertà religiosa, secondo una celebre definizione di Francesco Ruffini, è la «facoltà spettante all’individuo di credere quello che più gli piace, o di non credere, se più gli piace, a nulla». per l’autore, si tratta di un principio non «filosofico», e neppure «teologico», ma «essenzialmente giuridico» e l’aspetto limitativo della libertà religiosa e da considerarsi repressivo .

Il Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società. »In un regime di separazione fra Stato e Chiesa, dovrebbe essere lo Stato a riconoscere alla chiesa una indipendenza nei limiti previsti dalla legge, cioè è lo Stato che dovrebbe assicurare, senza aver bisogno di contrattarla, una non-ingerenza negli affari ecclesiastici. 

Dunque, il fatto che ai nostri Marò sia stato vietato di rientrare in Italia per professare il loro credo, è un’ingerenza grave e contraria a tutto quanto scritto finora. Ciò non significa che un cittadino credente non si possa opporre alle leggi o ai governi dello Stato; significa che può farlo in quanto "cittadino" non in quanto "credente", cioè può farlo per rivendicare una libertà civile che gli viene negata !!
Matteo 5:6 "Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati".
L’ingiustizia di non poter professare il proprio culto è un turbamento doloroso fatto di timori e che porta ad allontanarsi dalla fiducia che invece è necessaria per continuare a credere nei propri valori, e provoca battaglie interiori dell’anima per l’apprensione e per la sofferenza. 
Il diritto alla salute poi rimane uno dei beni più importanti, verso il quale abbiamo una precisa responsabilità. La salute va quindi custodita e curata come equilibrio psicofisico e spirituale dell'essere umano. La dignità ontologica della persona, trascende gli stessi comportamenti eventualmente sbagliati di  un individuo. Dunque curare la malattia e fare il possibile per prevenirla sono compiti della società e del singolo, proprio per il rispetto alla dignità della persona.
Se la Corte Suprema indiana invece esercita una pressione coercitiva impedendo ai nostri due Marò il diritto a professare la loro religione e al loro diritto alla salute, lo Stato Italiano deve assolutamente rivendicare tale diritto "inalienabile "!!

Marilina Fenice Grassi

3 commenti:

  1. Limitandomi alla perfetta chiusura:".....diritto alla salute, lo Stato Italiano deve assolutamente rivendicare tale diritto "inalienabile "!! Non rimarrei sorpreso se, sulla base di supposte "precise garanzie fornite dal governo indiano", rimandassero Latorre a curarsi in un ospedale indiano.

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    1. Non sono in grado di fare ipotesi di questo tipo,ma mi auguro che qualora il governo indiano facesse una cosa del genere, il nostro invece resti fedele alla propria Costituzione e mantenga ferme le sue decisioni di tenerlo in Italia. Il principio è che ognuno è libero anche di scegliere di comportarsi male, ma sta all'altro di non accettare tale comportamento. Noi non dobbiamo giudicare la o le persone , ma i comportamenti si e se loro propongono una soluzione del genere, noi dobbiamo disapprovarla a piena forza perché il bene di Latore è superiore a qualunque decisione ostruzionista di chiunque. In Italia lui avrebbe tutto il supporto di chi gli è stato vicino fin'ora per come è stato possibile farlo. I nostri medici credo che siano superiori come preparazione rispetto ai loro e se dicono che non può assolutamente muoversi, sarebbe una gravissima responsabilità andare contro il loro parere. Chi se la prenderebbe tale responsabilità? Nessuno può coartare questo diritto! Quando l'ingiustizia si fa legge, ribellarsi è un dovere! Ma ripeto ciò' che ho scritto nel titolo : questo è solo un mio modesto parere

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    2. Latorre, chiedo scusa per l'errore di battitura

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