martedì 29 ottobre 2013

Solo parole ma nessuna azione per i Fucilieri di Marina


29 ottobre 2013, giorno 618

Finalmente lo staff di Sua Eccellenza il M.A.E. Bonino si è degnata di pubblicare sulla sua pagina facebook un post con cui vorrebbe placare le critiche al suo finora non-operato inviate tra i commenti dei post della pagina, commenti sempre censurati dallo staff e che hanno portato lo scrivente all' esclusione dalla pagina stessa senza pietà e anzi con stile di censura degno delle migliori dittature, ma ecco cosa pubblica lo staff : 


Emma Bonino ha condiviso un link.
Staff: Testo integrale dell'audizione del 17 ottobre scorso davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato
http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/commissioni/stenografici/17/congiunte/3a-4a-IIIa-IVa-20131017.cg-BOZZA.pdf

fonte : https://www.facebook.com/pages/Emma-Bonino/9005388225?ref=ts&fref=ts


si tratta di un documento stenografico di 104 pagine in cui vengono scritti gli interventi dei relatori, la notizia scandalosa è questa su 104 pagine redatte gli interventi sulla triste vicenda sono questi :

pag 40 e 41 la bonino parla dei Fucilieri : In conclusione, vi è un altro punto su cui si è riscontrata una  difficoltà di rapporto. Mi riferisco al caso - che coinvolge anche la materia  concernente il decreto - dei nostri due marò ancora trattenuti, dopo oltre 600 giorni, in India. Ad inizio legislatura abbiamo aderito all'invito rivoltoci dal Governo nel primo incontro ad attenerci ai princìpi, da noi condivisi, di riservatezza e di non interferenza, non attivando su questo  caso gli strumenti tipici di conoscenza e di controllo del Parlamento. 
Abbiamo condiviso tale impostazione, ma abbiamo poi registrato  iniziative, interviste, comunicati, che provenivano dall'altro versante. 
Abbiamo quindi ritenuto, d'intesa con il Presidente del Consiglio, il quale ha condiviso lo svolgimento di questo tipo di attività, di svolgere alla  Camera, nelle Commissioni esteri e difesa, un'audizione, per quanto  informale, con il commissario De Mistura. 
Abbiamo, innanzitutto, l'esigenza di capire con chi deve rapportarsi il  Parlamento su una vicenda che, come sappiamo, investe la competenza di  ben quattro Ministeri (esteri, difesa, interno e giustizia) e, direttamente, del  Presidente del Consiglio, che comprensibilmente ha convocato tutte le  riunioni presso Palazzo Chigi, con un commissario governativo che è stato appositamente e formalmente incaricato di ciò da un decreto del Presidente della Repubblica e che, essendo commissario governativo, ha 
istituzionalmente il dovere di rapportarsi alle Commissioni parlamentari. 
Qual è dunque il nostro interlocutore? Ho ascoltato tutti i colleghi in proposito: non c'è intenzione, da parte del Parlamento, di sollevare una polemica, ma c'è innanzitutto un'esigenza di chiarezza, non solo con riferimento alla vicenda in sé, ma anche rispetto a quello che per il futuro essa può rappresentare. Dal nostro punto di vista è una vicenda molto semplice: si è trattato di un incidente avvenuto in acque internazionali, che ha coinvolto nostri militari che stavano svolgendo una funzione per la quale erano autorizzati. Da un punto di vista di diritto  interno e internazionale abbiamo difficoltà - e so che tale difficoltà è condivisa dagli operatori a collocare la fattispecie del trattenimento dei nostri militari all'estero. 
Su questo il Parlamento vuole essere più attivo, più vicino alle nostre Forze Armate e svolgere meglio la sua funzione, anche perché, ormai, le date che erano state annunciate evidentemente non sono state rispettate. 
Chiedo se su questo il Governo ci può fornire informazioni, naturalmente nell'ambito dei limiti delle comunicazioni odierne, e soprattutto se può rappresentarci quali sono gli interlocutori e le modalità con le quali il Parlamento può attivare le proprie competenze, rispettose di 
quelle altrui, ma alle quali non possiamo sottrarci e rispetto alle quali sento il dovere di intervenire per rappresentare le considerazioni più volte  manifestate da parte della Commissione.

rossi (scpl ) In secondo luogo, per ciò che riguarda il caso dei due marò, ricordato dal Presidente, chiedo al ministro Bonino di illustrarci i possibili sviluppi in materia. Inoltre, tenuto conto sia del provvedimento che della legge-quadro, chiedo al Ministro di esprimere un giudizio in proposito, che a mio avviso è negativo. Chiedo al Ministro se le norme attuali tutelano il personale imbarcato e se si sta pensando, eventualmente, in caso di condanna e di rientro in Italia dei due marò, come superare la legislazione vigente per il personale militare, atteso che, se la condanna fosse di un certo tipo e di una certa durata, oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. 
Lo status militare è regolato dalle norme vigenti e, a meno di provvedimenti di carattere particolare, probabilmente il personale potrebbe essere soggetto a determinate situazioni di carattere economico e relative allo status, e questo è sicuramente da evitare. 
pag 53/54


 pag 87/88 : BONINO, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, il dibattito è stato molto ricco di spunti. Mi soffermerò non tanto sulle missioni ma sulla questione dei marò, anche alla luce del sequestro della nave americana  registrata in Sierra Leone e delle dichiarazioni del Deputy national security  advisor, che hanno provocato l'immediata richiesta di chiarimenti e di  interpretazione del nostro ambasciatore. Il punto riguarda anche la rilevanza politica da attribuire al vice consigliere per la sicurezza nazionale. 
La relazione previsionale 2014 della cooperazione sarà sicuramente consegnata a chi ne ha fatto richiesta: è già stata firmata da me e inviata ai Sulla vicenda dei marò sono disponibile ad ascoltare i consigli di tutti, ma un po' meno sono disposta, anche se non riguarda questo incontro, ad accettare polemiche, per non dire di peggio. Abbiamo ereditato un dossier molto complesso, per non dire altro. 
L'impegno che stiamo mettendo usando tutti i mezzi possibili (pressioni costanti, dialogo e solidarietà internazionali) è volto a riportare a 
casa i marò. A me vanno bene le lezioni da tutti, con qualche distinguo. In ogni caso, siamo impegnati, e la linea di comando è piuttosto chiara, proprio per superare certe difficoltà, ed include la Presidenza del Consiglio in quanto tale e l'inviato speciale Staffan De Mistura, che risponde direttamente al Presidente del Consiglio e coordina e coadiuva gli sforzi di quattro Ministri e delle quattro amministrazioni.

pag 90 : Se io, per esempio, devo andare a Budapest per incontrare il mio  omologo Khurshid, Staffan De Mistura viene informato. Questo vale per me, per il Ministro della difesa, per quello dell'interno e della giustizia. 
Allo stesso modo, se il presidente Letta parla a Manmohan Singh a margine del G20, veniamo informati per vedere se noi stessi nei nostri settori riusciamo a trarre profitto. Detto questo, non voglio tornare su polemiche passate. 
Il nostro impegno è di portare a casa i marò. Una volta ottenuto questo, magari riapriremo dossier di altri tempi. Intanto vediamo di portare a casa questi signori. Il meccanismo si è bloccato - lo stiamo superando - sull'interrogatorio dei quattro militari che erano sulla nave e che noi giustamente ci rifiutiamo di rimandare in India per essere interrogati. Il braccio di ferro attuale è sulla rogatoria, sulle tre ipotesi da noi fatte e che riteniamo giuridicamente compatibili con il sistema: per ora "il dialogo" sta in questi termini. Questa fase particolare è in via di superamento.Siamo anche attenti a curare il morale: ho visto le signore e intendo mantenere i rapporti non perché sia una soluzione ma perché è un dato di vicinanza umana. Quando torneranno, riapriamo una serie di questioni. per il momento l'attenzione è necessaria. Penso che un'attenzione coordinata e di reciproco aiuto sia il modo più utile per riportare a casa i nostri due 
connazionali, che avranno un processo in una Corte speciale, per i quali vale la presunzione d'innocenza, come in qualunque diritto che si rispetti e credo che questo dobbiamo farlo valere. 
Stiamo anche cercando, come vi ho detto, di seguire tutte le stradepossibili. Penso, per esempio, che le dichiarazioni di stamattina, forse improvvide, del vice consigliere per la sicurezza nazionale indiano ci offrono uno spunto d'interazione importante.

come si vede vale sempre la stessa regola, e cioè parole, soltanto parole per parafrasare una canzone di Mina...


A questo punto concordo con quanto pubblicato da Fernando Termentini oggi :


MARTEDÌ 29 OTTOBRE 2013


Ancora solo parole sulla vicenda dei due Fucilieri di Marina


Massimiliano Latorre e SalvatoreGirone languono a New Delhi ormai da 20 mesi, lontani dai loro affetti più cari, lontani dalla loro Nazione. Qualsiasi Paese al mondo avrebbe in questo lunghissimo arco di tempo affrontato e risolto il problema ricorrendo soprattutto agli strumenti che il diritto internazionale  rende disponibili.

Primo fra tutti “ l’Arbitrato Internazionale”, mezzo di soluzione pacifica per la risoluzione delle controversie internazionali, atto chesecondo la pertinente Convenzione dell’Aia (1907) “ha per oggetto il regolamento di liti fra Stati per opera di giudici di loro scelta e sulla base del rispetto del diritto”.

Testi giuridici ci dicono, inoltre che la decisione degli arbitri è vincolante per le parti e che l’arbitrato è considerato dall’articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite, uno dei mezzi pacifici di soluzione delle controversie come una forma di regolamento giudiziale in cui la sentenza arbitrale ha efficacia obbligatoria per le parti che possono scegliere, di volta in volta, gli arbitri cui affidare la soluzione delle liti, facendo riferimento a coloro che compongono la Corte permanente d’arbitrato.

Una scelta giustificata anche e soprattutto dagli aspetti che nello specifico caratterizzano la vicenda e che vanno oltre la controversia diplomatica. Una serie svariata,  di circostanze, infatti, ricadono in quanto regolato dal  Diritto Internazionale. I fatti avvenuti in acque internazionali, l’immunità funzionale dei militari in missione, la limitazione della libertà di movimento imposta dalla Corte Suprema indiana al nostro Ambasciatore a seguito della decisione italiana di non far rientrare i due Marò a Delhi al termine del permesso elettorale.

Un’azione, questa ultima,  motivata dall’India come ritorsione per il mancato rispetto dello specifico affidavit sottoscritto dal nostro rappresentante diplomatico a Delhi, ma assolutamente strumentale a fronte della fermezza italiana che, se mantenuta, avrebbe, invece, potuto rappresentare uno strumento di pressione particolarmente efficace per  persuadere l’India ad affidare la controversia ad un giudice internazionale.

La costanza dell’Italia, in quelle circostanze, come noto  ha avuto vita breve. Dopo soli 10 giorni a fronte delle pressioni indiane e per una dichiarata difesa di interessi commerciali italiani,  il 21 marzo u.s. fu fatta una repentina inversione di marcia e Massimiliano e Salvatore furono fatti rientrare precipitosamente in India.
Da quel momento le parole hanno preso il posto dei fatti.  Una serie di mere espressioni di intenti si sono continuamente accavallate, spesso molto scarne come le recenti riportate nel resoconto stenografico della riunione a Commissioni riunite della Camera e del Senato, precisamente la 3^ (Affari esteri ed emigrazione), la 4^  (Difesa)  del Senato della Repubblica, la III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) della Camera dei Deputati del 17 ottobre 2013.
Poche parole del Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino che sulla vicenda dei marò riferisce “sono disponibile ad ascoltare consigli di tutti, ma un po’ meno sono disposta, anche se non riguarda questo incontro, ad accettare polemiche, per non dire peggio. L’impegno che stiamo mettendo usando tutti i mezzi possibili (pressioni costanti, dialogo e solidarietà internazionale) è volto a riportare a casa i marò”.
Il MAE non ci dice però perché fra le varie iniziative non è stato portato avanti quanto preannunciato l’11 marzo dall’allora Sottosegretario de Mistura e dichiarato all’Agenzia AGI “a questo punto la divergenza di opinioni” tra l’Italia e l’India sulle questioni della giurisdizione e dell’immunità richiede un arbitrato internazionale: il ricorso al diritto internazionale o una sentenza di una corte internazionale”.

Altra espressione di intenti delle Istituzioni, svanita nel nulla anche se, forse, avrebbe potuto rappresentare un atto risolutivo, oggi, allo stato attuale delle cose,  unica strada realisticamente percorribile. Un ricorso unilaterale dell’Italia davanti ad un arbitro internazionale, attuabile come previsto da UNCLOS (ex Allegato VII alla Convenzione UN), che al primo paragrafo dell’Art. 287 prevede la possibilità per gli Stati parti in causa di scegliere uno  strumento giurisdizionale  o arbitrale da scegliere fra i possibili Tribunali internazionali all’uopo preposti, come espressamente riportato nell’articolo  286,  che prevede “…..qualsiasi controversia relativa all'interpretazione o all'applicazione della presente convenzione,quando non è stata raggiunta una soluzione ricorrendo alla sezione 1, può essere sottoposta  a richiesta di una delle parti della controversia al giudice competente…”.
Articoli che inequivocabilmente affermano la possibilità di una richiesta anche unilaterale da parte di uno degli Stati protagonisti della controversia, circostanza che nello specifico è suffragata da elementi oggettivi.
Infatti la normativa internazionale ci dice che è possibile il ricorso unilaterale all’Arbitrato nei casi in cui una delle parti non riscontri precise richieste dell’altra. Condizioni che si sono verificate nel momento che l’India non ha mai risposto alla richiesta italiana formalizzata con  una Nota Verbale del Governo italiano dell’11 marzo u.s. ed inoltrata a Delhi per promuovere un incontro diplomatico allo scopo di individuare ogni possibile soluzione della controversia, fatto oggettivo che coinvolgeva India ed Italia.
Leggiamo ed ascoltiamo, invece, solo dichiarazioni di intenti come l’ormai nota e ricorrente assicurazione di un “processo equo e rapido” o frasi come quelle riportate nel resoconto stenografico sopramenzionato (non rivisto dagli oratori), con cui il Ministro degli Esteri informa il Parlamento che “l’impegno che stiamo mettendo usando tutti i mezzi possibili (pressioni costanti, dialogo e solidarietà internazionale) è volto a riportare a casa i marò”; “la linea di comando è piuttosto chiara, proprio per superare certe difficoltà, ed include la Presidenza del Consiglio in quanto tale  e l’inviato speciale Staffan de Mistura che risponde direttamente al Presidente del Consiglio e coordina e coadiuva gli sforzi di quattro Ministri e delle quattro amministrazioni”.

Ed ancora, “il nostro impegno è di portare a casa i due Marò. Una volta ottenuto questo, magari riapriremo il dossier di altri tempi. Intanto vediamo di portare a casa questi signori. Il meccanismo si è bloccato  - lo stiamo superando - sull’interrogatorio dei quattro militari …..”.
La dottoressa Bonino però, almeno per quanto letto, non informa il Parlamento perché non sia stato predisposto sul piano diplomatico quanto necessario per superare un stallo prevedibile perché conseguente ad un noto impegno italiano sottoscritto ufficialmente da rappresentanti del Governo (Monti) che, secondo le informazioni in possesso di Wikilao e confermate da fonti militari e indiane, sottoscrisse un documento in cui si accettava l’obbligo di  far tornare in India, se ritenuto necessario, anche gli altri 4 Fucilieri di Marina del NMP imbarcato il 15 febbraio 2012 sulla Lexie, per essere interrogati su quanto accaduto. Evenienza assolutamente probabile in quanto procedura prevista dall’iter investigativo della NIA indiana. 

 Il Ministro non chiarisce neppure perché  il Governo italiano continui a rifiutare l’opzione dell’Arbitrato Internazionale che invece esperti del Diritto Internazionale suggerirebbero. Soluzione che non rappresenterebbe la  panacea per risolvere tutti i mali e ridare all’Italia un minimo di credibilità internazionale, ma sarebbe qualcosa di più rispetto al solo dire e limitarsi ad affermare speranze, come ormai e  da tempo avviene a vari livelli istituzionali.
Fernando Termentini, 29 ottobre 2013 - ore 12,00
fonte : http://fernandotermentini.blogspot.it/2013/10/ancora-solo-parole-sulla-vicenda-dei.html





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