giovedì 24 ottobre 2013

La sottomissione ad un processo illegittimo in India, grazie Senatore Monti grazie Presidente Letta !


24 ottobre 2013, giorno 613
Un interessante articolo del Gen. (r) Fernando Termentini :
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono tenuti in ostaggio dall'India da 20 mesi, trattenuti perché sospettati dell'omicidio di due pescatori. Un'accusa infamante che non sembra trovare riscontro in nessuna prova a carico, anzi è confutata da analisi tecniche depositate presso la Procura della Repubblica di Roma.

 Sono stati fatti rientrare il 21 marzo di questo anno a seguito di una decisione improvvisa del Governo che sconfessava la precedente dichiarazione ufficiale di dieci giorni prima quando si informava della decisione che Massimiliano e Salvatore non sarebbero stati rimandati in India al termine del permesso elettorale loro concesso. 

Un annuncio che faceva sperare tutti in un risveglio della dignità italiana dopo un anno di completa accondiscendenza nei confronti dell’India soprattutto leggendo il comunicato dell’allora Sottosegretario de Mistura, “La decisione di non far rientrare i maro’ in India “e’ stata presa in coordinamento stretto con il presidente del Consiglio Mario Monti e d’accordo tutti i ministri” coinvolti nella vicenda, “Esteri, Difesa e Giustizia”., precisando che “siamo tutti nella stessa posizione, in maniera coesa e con il coordinamento di Monti”.  E concludeva con il proposito  “a questo punto la divergenza di opinioni” tra l’Italia e l’India sulle questioni della giurisdizione e dell’immunità richiede un arbitrato internazionale …..”.

Un fiammata di orgoglio nazionale che, però,  veniva immediatamente spenta dalla successiva ed inaspettata  decisione dell’Esecutivo che dopo dieci giorni sanciva  il rientro dei due militari in India. Un provvedimento destinato a spaccare la compagine del Governo, inducendo le dimissioni dell'allora Ministro degli Affari Esteri, l’ Ambasciatore Giulio Terzi.

Da quel momento un susseguirsi di dichiarazioni ufficiali e/o ufficiose che portavano a pensare che il motivo della determinazione governativa andava forse ricercato soprattutto in ragioni di natura economica piuttosto che di politica estera. Dalle parole dello stesso Senatore Monti in occasione del Suo intervento in Parlamento per relazionare sui fatti, emergeva, infatti,  che non potevano essere sottovalutati gli interessi economici che coinvolgevano molte imprese italiane  impegnate in India. In primis un contratto milionario di Finmeccanica per la fornitura di 15 elicotteri militari in quel momento in bilico perché sembrava fossero state pagate “commissioni” a personalità indiane di spicco.

 Si era deciso, quindi,  di riconsegnare i due Fucilieri di Marina a Delhi, sottraendoli, peraltro anche alla Giustizia italiana essendo indagati dalla Procura Militare e da quella civile per importanti ipotesi di reato. Di fatto una sorta di estradizione di due cittadini italiani in un Paese che intendeva giudicarli per reati punibili secondo l’ordinamento indiano anche con la pena di morte.

Una forzatura costituzionale per mantenere buoni rapporti economici con un Paese terzo parzialmente mascherata da una dichiarazione di Delhi a non ricorrere alla pena capitale, manifestazione di volontà assolutamente insignificante secondo quanto sentenziato dalla Corte Costituzionale (n. 223 del 27 giugno 1996). Decisione giuridica con cuila Suprema Corte aveva ritenuto la  semplice garanzia formale della non applicazione della pena di morte atto insufficiente alla concessione dell’estradizione.

Un chiaro pronunciamento espresso dalla Sezione VI (Sentenza n. 45253 del 22 nov. 2005, Cc. Dep. Il 13 dic. 2005, Rv, 232633 ) e ribadito il 10 ottobre 2008 n. 40283, dep. 28 ottobre 2008 dove si legge tra l’altro che “ai fini della pronuncia favorevole all’estradizione , è richiesta documentata sussistenza e la valutazione di gravi indizi ……”, elementi che nella vicenda specifica non sembravano nè sembrano assolutamente esserci.

In quel momento, come i fatti dimostrano,  fu invece  sottovalutata la controparte pensando che l'India si sarebbe sentita appagata. Così non è stato ed oggi Delhi ha deciso di annullare il contratto per la fornitura degli elicotteri e si auspica che a seguire non cancelli  altri impegni commerciali in corso con imprese italiane.

Un errore che si aggiunge a quello compiuto nell’ aprile 2012 quando fu pagato un indennizzo di 190.000 dollari alle famiglie dei defunti pescatori indiani. “Un atto di donazione e di generosità, al di fuori di un contesto giuridico" secondo quanto precisato dall’allora Ministro della Difesa  Giampaolo Di Paola, interpretato, però, come un’ammissione di colpa da moltissimi organi di stampa  indiani.

(ASCA) - Roma, 23 ott - L'India ha inviato alla AgustaWestland una nota nella quale si annuncia la volonta' di cancellare l'acquisto degli elicotteri della azienda del gruppo Finmeccanica, dopo lo scandalo legato alla corruzione di alcuni funzionari. Lo hanno riferito all'AFP fonti del Ministero della Difesa indiano, aggiungendo che l'AgustaWestland ''ha 21 giorni di tempo a disposizione per rispondere''.  

L'India ha sospeso l'ordine da 556 milioni di euro dopo che gli inquirenti italiani hanno cominciato a indagare su presunte mazzette pagate per vincere l'appalto, siglato nel 2010 e riguardante 12 elicotteri dell'azienda anglo-italiana.

 L'inchiesta ha portato lo scorso febbraio all'arresto dell'amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi e dell'amministratore delegato di AgustaWestland, Bruno Spagnolini, accusati di corruzione internazionale.

 Il ministro della Difesa indiano, A.K. Antony, ha sospeso i pagamenti dopo aver ricevuto i primi tre elicotteri, annunciando l'intenzione di cancellare l'ordine per gli altri nove, destinati ad alte personalita' di rilievo, come il Presidente e i Ministri.

 Pochi giorni fa la AgustaWestland ha reso nota la volonta di ricorrere a un arbitrato internazionale e della vicenda ha parlato anche il primo ministro britannico David Cameron (la AgustaWestland ha una fabbrica nel sudest dell'Inghilterra) nel corso del suo viaggio in India lo scorso febbraio. (fonte AFP).

Questi i fatti che ci suggeriscono fra le varie ipotesi un’unica certezza. Gli interessi nazionali, in particolare quando sono coinvolti cittadini italiani,  non si difendono cedendo al ricatto di un Paese terzo. Chi ha deciso di far rientrare in fretta e furia in India  Massimiliano Latorre e Salvatore Girone anche per non compromettere grossi interessi economici dovrebbe forse rivedere le sue posizioni. In questo modo non si sono garantiti gli interessi italiani ma è stata svenduta la sovranità nazionale, culminata con la consegna non dovuta  di due cittadini italiani. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone  colpevoli di aver scelto male la loro professione, quella di indossare un’uniforme e di ipotecare la propria vita per difendere lo Stato ed il suo prestigio.

La storia però non perdona e tutto alla fine torna. Svendere la dignità nazionale e mettere a rischio di due italiani sicuramente non pagherà, ed un primo  rendiconto è arrivato !
 
Fernando Termentini - 24 ott. 2013, 12,30
FONTE : http://fernandotermentini.blogspot.it/2013/10/i-due-fucilieri-di-marina-tutto-alla.html



una conferma arriva anche da un aggiornamento sulla vicenda Finmeccanica/Augusta

L’India chiede la cancellazione della commessa da 566 milioni di euro per 12 elicotteri AW-101 di Agusta Westland. E aggiunge così un nuovo capitolo alla telenovela italo-indiana, che passa dal caso dei due Marò in attesa di processo in India per l’uccisione di due pescatori e al processo per corruzione di Busto Arsizio, dove oltre all’ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi sono coinvolti diversi militari di Nuova Dehli. Le due vicende s’intrecciano ormai da un anno. E non sembrano riuscire a separare le proprie strade. Anche perché, come spiega una fonte diplomatica a Linkiesta, «ormai i rapporti tra i governi sono paragonabili all’esplosione di una bomba atomica: ci vorranno anni per bonificarli».
Così, se sul destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, tutto tace – a conferma che le richieste italiane continuano essere disattese – sulla vertenza elicotteri la guerra sotterranea continua senza esclusione di colpi. Già a febbraio, in occasione dell’arresto di Orsi, il governo indiano minacciò di far saltare l’affare milionario: decise di congelarlo. Ma ora, con il processo in corso, la questione si è fatta più complessa. Perché l’arresto della scorsa settimana di Guido Ralph Haschke (in attesa di estradizione dalla Svizzera dove è stato fermato) intermediario elvetico e “gola profonda” dell’inchiesta del pubblico ministero Eugenio Fusco, spaventa i palazzi del potere indiano. E, come dicono a Nuova Dehli, potrebbe far tremare il governo di Manmohan Singh.
Tutta l’indagine ruota infatti intorno a questo cinquantenne e al suo socio Carlo Gerosa. Durante la prima perquisizione della sua casa di Lugano nel 2012 - quando Haschke si sarebbe buttato su una valigia per non farla aprire alle forze dell’ordine - gli inquirenti trovarono una lettera. Il “papello” rivelava come a fronte «di 5 milioni di dollari di tangente, richiesti dal Brig. (Generale) indiano, responsabile del team tecnico di valutazione dei requisiti tecnici e dei collaudi e prove degli elicotteri, costituenti lo 0,5 % dell’importo della commessa di 556 milioni di euro si sarebbe poi arrivati all’aggiudicazione della gara».
Il generale indiano è S.V Saini, che compare in un altro pezzo delicato dell’indagine, ovvero il memorandum, contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare, dove ci sarebbe la conferma della corruzione e la spiegazione dell’affare. 
Anche per questo motivo, per capire meglio una situazione sempre più delicata dal punto di vista giudiziario, con una lettera, il ministro della Difesa indiano A.K. Antony, ha sospeso i pagamenti e annunciato l’intenzione di cancellare l’ordine per gli ultimi nove elicotteri: i primi tre sono già stati consegnati. «Perchè mai la cancellazione del contratto non dovrebbe essere richiesta, data la presenza di una violazione del patto di integrità» si chiede il ministro, in attesa di una risposta entro 21 giorni da parte di Agusta, che ha già comunque annunciato nei giorni scorsi di voler ricorrere a un arbitrato internazionale. Di mezzo ci sono «le penali» e altre questioni contrattuali che potrebbero aggiungere nuovi capitoli giudiziari all’intera vicenda: va detto che la lettera indiana non comporterebbe l’immediata cancellazione della commessa. C’è ancora spazio per trattare quindi. Ma su cosa?
Come appare evidente gli indiani vogliono al più presto lasciarsi alle spalle la vicenda elicotteri. Da una settimana in India, dalle televisioni ai giornali, non si fa che parlare dell’arresto di Haschke, che avrebbe gestito la commessa corrompendo diversi generali indiani. Commentatori politici e no si interrogano sui nomi che potrebbe fare la gola profonda. Haschke è in attesa di essere estradato in Italia e il fatto che possa iniziare a parlare spaventa l’attuale nomenklatura indiana. Lo stesso ministro della Difesa Antony è teste nel processo, chiamato dalla difesa di Orsi, anche se ha già annunciato che non si recherà mai in Italia.
Allo stesso tempo anche gli investigatori indiani si stanno muovendo. La Cbi (Centre Bureau of Investigations) ha iniziato indagini formali su ben 11 persone vicine alla famiglia Tyagi all’inizio dell’anno, in particolare all’ex maresciallo dell’aeronautica Shashi P Tyagi, che sarebbe stato determinante per far vincere la commessa all’Agusta Westland contro la Sikorsky americana. La Cbi non ha ancora concluso l’inchiesta, ma anche gli indiani potrebbero chiedere l’estradizione di Haschke. L’intrigo continua. E alla fine i nostri Marò sono ancora in India, mentre Finmeccanica rischia di perdere quasi mezzo miliardo di euro. Di certo non un buon risultato per il governo di larghe intese di Enrico Letta. 
Fonte : http://www.linkiesta.it/india-maro-finmeccanica#ixzz2ie3yi0OB

ad oggi appaiono inquietanti le dichiarazioni fornite all ANSA dal M.A.E. Bonino, in cui in risposta ai cittadini che le chiedevano un azione più incisiva verso l' india dichiara questo :
(ANSA) - NAPOLI, 19 OTT - "Posso dare garanzie del massimo nostro impegno" per i marò. Cosi' il ministro degli Esteri Emma Bonino al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, dicendosi "speranzosa": "Ci stiamo lavorando in modo determinato, io confido di riuscire", ha aggiunto. Il ministro ha poi sottolineato: "Accetto le critiche di tutti, possibilmente non da chi ha gestito prima" la vicenda, "perché se era così bravo li riportava a casa lui. Altrimenti mi faccia lavorare in silenzio".
LA STAMPA

Bonino sui marò «Non accetto critiche da chi gestì il dossier, Non voglio far polèrniche col passato. Accetto le critiche di tutti, ma non di chi ha gestito prima il caso marò. Se era così bravo, li riportava a casa lui». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Emma Bonino, parlando alla convention dei giovani di Confindustria a Napoli.
«Sono speranzosa di riuscire a riportarli a casa», ha concluso la ministro. A inizio mese Bonino aveva polemizzato
con il suo predecessore Terzi. «Non è accertata la colpevolezza e non è accertata l'innocenza. I processi servono a questo»
aveva detto la Bonino. Immediata via Twitter la risposta di Terzi: «Perché le nostre istituzioni pongono ora dubbi legittimando il processo in India?»
Maro': Terzi a Bonino "parta azione per riportarli a casa"

(AGI) - Roma, 19 ott. - Polemica a distanza tra il ministro degli Esteri Emma Bonino e il suo predecessore, Giulio Terzi, sul caso dei due maro' italiani in attesa di essere processati in India per la morte di due pescatori. "Preciso a giusta memoria - replica Terzi - che nel febbraio 2013 li ho riportati in Italia, mi sono dimesso quando altri hanno deciso di rimadarli in India". "Da marzo a oggi, tra silenzi e annunci, nulla e' accaduto - prosegue l'ex ministro degli Esteri - se non sottomissione a processo illegittimo in India. Questi sono i fatti. L'unico mio auspicio e' che finalmente parta l'azione internazionale per riportarli a casa

Viene evidente a questo punto della vicenda come il governo attuale e il precedente siano legati a doppio filo alle ragioni economiche sottolineate dal precedente presidente del consiglio Monti in un suo ormai triste e famigerato intervento in Parlamento, tanto è che il nuovo M.A.E. Bonino afferma chiaramente che lei è subordinata all' inviato speciale Staffan De Mistura imposto al precedente inquilino della Farnesina dal Presidente Monti e ora confermato dal Presidente Letta :
 (ANSA) - ROMA, 17 OTT - "Il nostro impegno e' di portare a casa i maro'" e "accetto consigli da tutti ma sono un po' meno disposta ad accettare polemiche" perche' "abbiamo ereditato un dossier" di grande complessita'. Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino nella replica alle Commissioni Esteri e Difesa, riferendosi alla vicenda dei maro'. Sulla vicenda dei maro' "la linea di comando e' chiara", ha precisato la titolare della Farnesina spiegando che c'e' la presidenza del Consiglio, l'inviato speciale Staffan de Mistura che risponde direttamente al premier Letta e i ministeri di Esteri, Giustizia, Interni, Difesa. "Un'attenzione coordinata al reciproco aiuto e' il modo piu' utile per riportare a casa i nostri due connazionali", ha aggiunto. La Bonino ha detto ancora che l'attuale impasse che "penso stiamo superando" e' dovuta "all'interrogatorio dei 4 militari che erano sulla stessa nave e che noi ci rifiutiamo di mandare in India"

A che gioco stanno giocando ? perchè Staffan De Mistura è ancora il soggetto prescelto  a condurre questa disputa visto che non ha fatto nulla di concreto in oltre 600 giorni ?
di certo c'è solo che se questa all' atto dell' insediamento del Governo Letta era "una priorità " ... figuriamoci il resto delle cose, e come scriveva il Sommo Poeta : 
 Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!







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