mercoledì 13 agosto 2014

Caso Marò: avanti piano… quasi indietro



Roma, 13 ago – C’è da rimanere basiti. Qualche giorno fa la Procura di Roma nella persona del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo annunciava l’archiviazione del fascicolo a suo tempo aperto con l’ipotesi di omicidio volontario per i due accusati: in Italia non sono più accusati di niente,scrivevo.
Il motivo di questa decisione è incontestabile: dopo due anni e mezzo e dopo due richieste della magistratura italiana le autorità indiane non hanno inviato alcun documento processuale di prova o di indizio sulla colpevolezza dei due militari italiani in ordine alla morte di due pescatori sulle coste del Kerala. Due anni e mezzo di pazienza sono molti, sono troppi.
Ma è di ieri 11 agosto la notizia che il premier italiano Matteo Renzi ha telefonato al suo omologo indiano Narendra Modi, e parlato della vicenda dei due militari italiani.
Risposta del premier indiano: si incoraggia «la parte italiana a permettere un proseguimento del cammino del processo indiano»
L’ennesima presa in giro visto che l’ultima udienza è saltata perché il giudice si è dato malato, e che dopo due anni e mezzo gli inquirenti indiani non hanno depositato neanche “un” capo di accusa. Ci si aspettava una qualche replica da parte italiana, un gesto, una parola…
Invece il procuratore capo del Tribunale di Roma Giuseppe Pignatone smentisce il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo (titolare del fascicolo): anche il procedimento presso la Procura di Roma non è stato archiviato ma è fermo, sono le parole del procuratore capo Giuseppe Pignatone, «in attesa che l’autorità indiana dia corso alle commissioni rogatorie da tempo presentate, e già sollecitate».
E quindi i due poveri malcapitati sono di nuovo inquisiti anche in Italia per duplice omicidio, in attesa che bontà sua l’autorità indiana si decida a mandare qualche carta processuale. Noi aspettiamo! Quanto? Tre anni, trenta anni? Beh, a questo punto “a comodo loro”. Qui ormai ci siamo specializzati a “inchini e riverenze un tanto all’ora”, come diceva Trilussa.
Intanto chi si batte per la giustizia a Latorre e Girone viene dichiarato persona pericolosa: il ministro dell’Interno è preoccupato che per protesta si facciano azioni illegali in occasione della festa di nozze della figlia del magnate dell’acciaio indiano Pramol Agarwad, che si svolgerà a Borgo Egnazia, in Puglia. Magari Agarward ci si compra qualche siderurgico, oppure semplicemente lascia qualche mancetta: bisogna dimostrargli che i suoi interessi saranno difesi in punta di baionetta.
La prossima volta ci daranno del terrorista.
Luigi Di Stefano

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