domenica 10 agosto 2014

La storia dell' Enrica Lexie e i Marò, affari indiani e tradimenti italiani



10 Agosto 2014, giorno 903

Ripartiamo da zero... l' inizio della storia, ci sono ancora troppi " buchi neri ".

Il 15 febbraio 2012, intorno alle 16'30 locali la petroliera Enrica Lexie mentre viaggiava a oltre 20 miglia nautiche dalla costa del Kerala ( India ) con direzione 330° e velocità 14 nodi veniva avvicinata da un imbarcazione che si comportava in modo "aggressivo ", dopo aver dato l' allarme e aver aumentato la velocità, dalla Lexie visto il progressivo avvicinamento del battello venivano sparati alcuni colpi a scopo dissuasivo quando il battello era a 500, 200 e 100 metri di distanza dalla stessa Lexie, il battello veniva cosi' dissuaso a proseguire, invertiva la rotta e si allontanava ( senza aver riportato alcun danno come testimoniato dal Comandante in seconda Noviello )






http://www.seeninside.net/piracy/it-fatt-rapp-l.htm

Umberto Vitelli, il comandante della E. Lexie avverte gli armatori a Napoli, i F.lli D' amato, che provvedono a informare la magistratura Italiana visto che la Lexie si trova in acque internazionali.

il tranello indiano...

Intorno alle 18'20 Locali, la Lexie viene contattata dalla Indian Coast Guard e viene richiesto di rientrare a Kochi perchè a detta della Coast Guard dopo aver ricevuto notizie di attacchi di pirati sono stati arrestati dei " pescatori armati " e si vuole procedere con la loro identificazione.

L' errore italiano...

A questo punto la frittata è fatta, il comandante Vitelli su decisione dell' armatore alle 19'15  inverte la rotta e arriva nel porto di Kochi alle 23 locali circa, il 18 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l' accusa di omicidio di due componenti dell' equipaggio del peschereccio " Saint Anthony ".



Parte la giustizia sommaria indiana...

Il peschereccio indiano è stato subito distrutto e nessun italiano ha potuto analizzarlo. I corpi, sepolti il 17 febbraio 2012, non sono stati resi disponibili per un’autopsia da parte di personale italiano. La presenza di esperti italiani per la perizia balistica sulle armi recuperate sulla Enrica Lexie è stata respinta dal tribunale indiano di Kollam. In precedenza il tribunale aveva acconsentito alla presenza di esperti italiani durante i test, esperti che erano partiti con lo scopo di effettuare l’analisi ma, una volta arrivati, Paolo Fratini e Luca Flebus non hanno avuto il permesso effettivo di essere presenti ai test tecnici. Hanno potuto assistere solo ai test di fuoco ma a patto che non dovessero “interferire nei test, verificarli o rivelarli”. Non è utilizzabile la scatola nera della Enrica Lexie (scatola nera meglio detta Voyage Data Recorder). La scatola nera cancella automaticamente i propri dati ogni dodici ore. In questi casi, l’armatore avrebbe dovuto salvarne una copia eccezionalmente ma non lo ha fatto.

N.B. le autorità del Kerala, dopo aver contato una per una più di 10.000 proiettili trovati a bordo della Lexie hanno appurato che ne mancavano solo una ventina rispetto all' inventario di bordo delle armi in dotazione ai Fucilieri di Marina.

Ed ecco tutte le falsità indiane : 







In base alla ricostruzione della Guardia Costiera il St. Anthony sarebbe rientrato velocemente al porto di Kochi con le salme dei due colleghi uccisi alle ore 18.20L ca., cioè quando è stata contattata la Lexie, quindi avrebbe percorso 41 NM ca. in due ore, ossia ad una velocità di 20 kts ca.
La cosa sembra alquanto inverosimile per una serie di ragioni:
– un peschereccio ha in genere uno scafo dislocante, ossia con l’opera viva (dalla linea di galleggiamento in giù) completamente immersa; questa tipologia di scafo consente ottima stabilità ma scarsa velocità, e che un peschereccio possa avere la velocità di un motoscafo appare lascia parecchio perplessi. Ma questa possibilità è facilmente verificabile: basta percorrere la medesima rotta a 20 kts ca. con il St. Anthony nelle medesime condimeteo per determinare la possibilità del mezzo di coprire la distanza di 41 NM ca. in due ore ca.;
– La Guardia Costiera ha dichiarato che il St. Anthony ha raggiunto il porto di Kochi alle 18.20L. ca., quindi, considerando che il tramonto del sole è avvenuto alle 18.35L ca. e che il crepuscolo si è prolungato per altri dieci minuti si deduce che sia approdato con la luce pomeridiana, ma osservando il filmato ripreso da una tv locale e pubblicato su YouTube all’URL http://www.youtube.com/watch?v=HPdvQ0q5oXk si vede chiaramente che è notte e non giorno



ragion per cui l’ora di approdo non può essere quella dichiarata, le 18.20L ca., infatti viene diffusa da alcuni organi di stampa quella delle 22.30L ca., molto più realistica.
Ma se effettivamente l’ora corretta risulta essere quella delle 22.30L ca. appare evidente che il St. Anthony non può tenere una velocità di 20 kts ca. ma di molto inferiore; infatti, se ha percorso 41 NM ca. in sei ore e mezza la velocità reale risulta essere di 6,5 kts, tra l’altro conforme ai pescherecci della sua tipologia (che possono anche arrivare a non più di 10/12 kts in base alle macchine installate ed alla tipologia di scafo), ma a tale velocità non avrebbe mai potuto stare dietro né tanto meno attaccare l’Enrica Lexie la quale aveva una velocità di crociera di 14 kts.
Per evitare di generare confusione nel comprendere quanto sopra esposto riepiloghiamo i dati e le conseguenti valutazioni:
– L’Enrica Lexie alle 16.00L viene attaccata ma respinge l’attacco e riprende la sua rotta;
– il St. Anthony non rientra in porto alle 18.20 come dichiarato dalla Guardia Costiera ma dopo il tramonto avvenuto alla 18.35L e comunque in condizioni di oscurità come si nota dal filmato, secondo organi di stampa l’approdo avviene intorno alle 22.30L;
Spontaneamente a questo punto viene molto semplice fare il seguente ragionamento:
se il St. Anthony non è rientrato alle 18.20L ca. ma più tardi, dove sono i pescatori armati arrestati dalla Guardia Costiera all’ora indicata che evidentemente non sono i marinai del peschereccio? E per quale motivo il Governo locale ha posto agli arresti i Fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per l’uccisione di due dei marinai del peschereccio quando è palese che tra le due parti non vi è stato alcun conflitto a fuoco?
Osservando nuovamente il grafico che ricostruisce le posizioni si può avanzare con sufficiente validità l’ipotesi che, alla luce del rientro in porto con l’oscurità, della velocità reale stimata del St. Anthony e dell’orario dell’attacco all’Olympic Flair, il peschereccio sia rimasto suo malgrado coinvolto nell’attacco alla nave greca, con le conseguenze che ben conosciamo. A ciò si aggiunge anche un’altra domanda: come hanno fatto le forze aeronavali indiane, le quali navigavano incontro alla Lexie ed a vista dell’Olympic, dotati ovviamente di radar, a non accorgersi dell’attacco da parte delle due unità ostili?
Del resto la Lexie e l’Olympic sono praticamente identiche come si evince dalle immagini di seguito riportate tratte da Libero Reporter:
le prue : 



le poppe : 



quindi un errore di identificazione appare molto probabile.
Basterebbero già questi semplici interrogativi per dimostrare la totale innocenza dei Fucilieri di Marina del San Marco, ma i soli dati elaborati sulla manovra, nonostante dimostrino la loro validità, in un dibattimento necessitano anche di una seconda relazione costituente elemento probatorio, ossia l’esame balistico.



estratto da : 








Torniamo ad oggi, nonostante ben tre governi si sono succeduti in questi 903 giorni siamo a zero, nulla è stato fatto se non prendere in giro due Soldati, le loro Famiglie e il Popolo Italiano, registriamo inoltre che tanti esponenti politici a parole sono solidali con Latorre e Girone ma nei fatti invece li hanno abbandonati, un esempio il voto per il rifinanziamento delle missioni militari all' estero... ci si aspettava che non passasse l' approvazione della copertura finanziaria e invece... 

In conclusione chiediamo a qualche politico con coraggio ed attributi di occuparsi di questo sequestro al massimo, di porre un interrogazione parlamentare che affronti il tema del ricorso all' Arbitrato Internazionale, tanto decantato dal Ministro della Difesa Roberta  Pinotti ma mai partito a differenza di quello per la commessa degli elicotteri Agusta-Westland, ma già sappiamo che questo nostro appello cadrà nel vuoto, le promesse da "politico " ormai sono ben note...

E ci piacerebbe anche sapere quali sono gli ordini a cui fa riferimento Salvatore Girone...





Loro la parola la hanno mantenuta, ora tocca ai politici farlo !!!

Non giocate a fare gli indiani, riportate a casa i Marò Italiani !

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