lunedì 2 dicembre 2013

Accuse gravi per i nostri Fucilieri di Marina. di Fernando Termentini


Dall’India confermano che la NIA sta depositando il rapporto conclusivo delle indagini con accuse gravi per Massimiliano e Salvatore ed in Italia nessuno ci chiarisce la situazione.
Solo frasi fatte o dogmatiche come quelle del Ministro degli Esteri Bonino del tipo “E’ esclusa la pena di morte e non dico altro” , classica espressione di chi pensa guarda che se lo dico io ci puoi credere ….. . Sarà pur vero ma non sembra che Delhi sia così certa !
“Chi ringraziare se i Marò rischiano la pena di morte” è il titolo di un ‘interessante articolo pubblicato da “Borderline” (http://borderline83.blogspot.it/2013/11/chi-ringraziare-se-i-maro-rischiano-la.html) e forse se la Magistratura volesse potrebbe già averlo individuato.
La vicenda comunque è sempre più fosca come ho avuto occasione di trattare in un mio articolo che riporto testualmente per maggiore e più approfondita chiarezza.
“Il dott. de Mistura ieri ha raccomandato di non dare credito alle notizie che arrivano dall’India, ma non ha fornito altri elementi di conoscenza su quanto sta accadendo intorno a Massimiliano e Salvatore.
Il Ministro degli Esteri non ci dice di più. Solo affermazioni del tipo “ Non è accertata l’innocenza dei due Marò”, “auspichiamo un processo rapido ed equo”, “saranno a casa per Natale” dimenticando di esplicitare l’anno, “è esclusa la pena di morte e non dico altro”. Una serie di dogmatiche affermazioni prive di qualsiasi motivazione, quasi a trasmettere il messaggio: se lo dico io …..!
I cittadini comuni, quindi, tutti coloro che non sono illuminati dalla “sapienza” istituzionale e politica e non hanno altri riferimenti, non possono che trarre conclusioni facendo riferimento a ciò che solo la stampa indiana ci propone.
L’India ci dice che la NIA avrebbe rilevato nel proprio rapporto che i nostri Fucilieri di Marina non hanno rispettato le comuni procedure, quali avvertimenti con la voce, fuoco dissuasivo e quanto altro necessario per indurre il possibile avversario a recedere nelle proprie intenzioni.
Frasi preoccupanti quelle che dovrebbero essere state scritte a conclusione del rapporto investigativo, come ci informa un’ANSA di oggi da Delhi. "Allorchè una unità sospetta si avvicina - ha dichiarato la fonte - dovrebbero essere utilizzati altoparlanti e sparati colpi di avvertimento. Ma in questo caso non sono state seguite le regole. C'erano undici pescatori sulla St. Antony quando i fucilieri di Marina italiani gli hanno sparato contro". "solo due di essi - Ajesh Binki e Jelestine - sono stati colpiti mentre erano ai comandi del peschereccio. I rimanenti nove dormivano al momento in cui e' avvenuto l'incidente".
La fonte ha concluso che a suo avviso i due sono stati uccisi in una sorta di tiro al bersaglio, colpiti uno in fronte e l'altro al cuore, colpi che si sono rivelati “istantaneamente letali".
Affermazioni gravissime che ci piombano addosso assolutamente imprevedibili, conseguenza di un vuoto comunicativo sicuramente non rispettoso delle più elementari regole di democrazia. Qualcosa che palesemente coglie di sorpresa anche chi avrebbe dovuto averne sentore, se non altro per aver seguito la vicenda fin dall’inizio. Dimostrazione che forse non si è riusciti in 22 mesi nemmeno a creare un network locale che permettesse di ottenere informazioni preventive anche “off record”, essenziali ed indispensabili per decidere come affrontare l’evolversi della situazione ed applicare corrette contromisure.
La vicenda sembra precipitare, le notizie si accavallano inducendo pessimistiche previsioni. Si conferma solo quanto a suo tempo intuito dalle affermazioni del Vice Ministro Pistilli che poco dopo il suo insediamento ci informava di “regole di ingaggio” concordate e condivise con l’India. Se la condivisione era quella di una condanna rabbrividiamo, anche nella ipotesi che in questi giorni sembra essere caldeggiata da fonti non meglio collocate, di una “colpa non dolosa” dei due militari.
Sbigottimento ancora più marcato nel momento che si è lasciato il diritto di giudicare a chi non lo aveva, cedendo sovranità e credibilità internazionale magari solo per poter un giorno pronunciare slogan del tipo “ abbiamo scongiurato il peggio, siamo stati bravi”.
Un’ipotesi non troppo azzardata, visto come la vicenda specifica è stata fino ad ora accettata e gestita in particolare dal 22 marzo in poi
di Fernando Termentini, 

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