domenica 22 dicembre 2013

Marò: ventidue mesi di follia diplomatica

Ventidue mesi sospesi nell’oblio di una situazione incerta. Unica colpa aver fatto il proprio dovere al servizio della patria. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, due fucilieri di Marina, due marò, con decine di missioni alle spalle in aree pericolose come l’Afghanistan, e imbarcati su una nave civile per proteggerla dai pirati, in base a un accordo, frettolosamente redatto dalla Difesa e da Confitarma, sono accusati di omicidio e aspettano, agli arresti nell’ambasciata d’Italia di New Delhi, il processo. Rischiano una dura condanna.
Un susseguirsi di eventi che ha visto il governo italiano, a guida Mario Monti, perdersi in una lunga serie di errori, timidezze, dubbi e incertezze. Primo tra tutti quello di aver fatto tornare indietro la nave Enrica Lexie e consegnarla, con l’equipaggio e il Nucleo di protezione dei militari italiani, alle autorità indiane. Altro errore non aver impegnato gli Alleati, Ue e Nato, immediatamente, sulla questione. E ancor più grave aver rinunciato alla propria giurisdizione visto che i fatti contestati erano avvenuti in acque internazionali e durante una missione, l’anti pirateria, che vede l’egida delle Nazioni Unite. Il governo Monti e i suoi ministri, Difesa, Esteri e Giustizia, hanno ignorato, tra l’altro, che, l’India alcuni fa, prima ha preteso e poi ottenuto che due suoi soldati, in missione Onu in Congo e accusati di stupro, fossero giudicati dalla giustizia di New Delhi.
«Ci sarà tempo per polemiche e chiarire errori e mancanze. Ora dobbiamo riportarli a casa» ha detto in tv il ministro degli Esteri Emma Bonino. Un impegno che Enrico Letta ha assunto ad aprile con l’incarico di governo. Un impegno che di giorno in giorno appare sempre più complesso. Ma, nel frattempo, i due fucilieri di Marina restano in India con sulla testa la spada di Damocle di una condanna che la stampa, facendosi portavoce di una parte dell’opinione pubblica, vorrebbe a morte, nonostante le rassicurazioni del governo di Delhi.
Ma ripercorriamo gli eventi di questi lunghi mesi.
È il 15 febbraio del 2012 quando la Marina militare informa che il fucilieri di Marina a bordo della motonave Enrica Lexie hanno sventato un attacco di pirati nell’Oceano Indiano sparando colpi di avvertimento. La situazione si complica nel giro di 24 ore. La Guardia costiera indiana, con un pretesto fa tornare indietro la Enrica Lexie nel porto di Kochi. I due militari italiani sono accusati di aver ucciso due pescatori. Il giorno stesso vengono officiati i funerali e la sepoltura dei due pescatori così che non è possibile sottoporre i corpi a nuova autopsia. Appena quattro giorni dopo l’incidente Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono fermati, interrogati e alloggiati nella guest house della polizia a Kochi. La prima dichiarazione del governo, per voce di Staffan de Mistura, sottosegretario agli Esteri, è del 21 febbraio dove si afferma che la giurisdizione sul caso è italiana. Il 23 febbraio l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, già capo della squadra navale e nuovo capo di Stato maggiore ribadisce «i militari hanno agito in acque internazionali».
La polizia indiana perquisisce la Lexie e sequestra le armi a bordo per la perizia balistica. Siamo a fine febbraio quando secondo un rapporto della International maritime organization, rivela che poche ore dopo che i militari italiani aprissero il fuoco contro l’imbarcazione dei presunti pirati, un mercantile greco, la Olympic Flair, simile per colore e stazza alla Enrica Lexie, che aveva spento il sistema di rilevamento Ais, denunciò un attacco di pirati mentre si trovava a dieci miglia dal porto di Kochi. A marzo comincia il gioco a nascondino dei giudici indiani. Il 5 la corte di Kollam dispone il trasferimento dei fucilieri di marina nel carcere di Trivandrum fino al 19 marzo. Il 9 l’Alta corte del Kerala rinvia decisione sulla giurisdizione al 19 e proprio qul giorno la corte di Kollam estende la carcerazione preventiva per altri 14 giorni in attesa di perizia balistica. La perizia della polizia indiana parla di proiettili calibro 0,54 pollici compatibili con una cartuccia 7,62 quindi escluderebbe le armi dei marò che utilizzano proiettili 5,56 Nato. Di rinvio in rinvio i due marò restano in stato di arresto. Il 24 aprile, uno spiraglio: la corte suprema di New Delhi ammette il ricorso dell’Italia sull’incostituzionalità della detenzione dei due militari. Ma pochi giorni dopo la stessa corte rinvia al 26 luglio l’esame del ricorso italiano sulla legittimità costituzionale dell’arresto dei due militari.
I fucilieri di Marina trasferiti, nel frattempo, nell’ex riformatorio di Kochi saranno liberati il 3 giugno dietro versamento della cauzione di circa 290mila euro. Del processo non c’è l’ombra. I rinvii sono continui. Non mancano le polemiche. Il 26 ottobre l’India critica la Ferrari che espone la bandiera della Marina durante il Gran Premio di F1. In Italia il ministro della difesa Di Paola viene contestato durante commemorazione battaglia. Il 13 dicembre viene convocato alla Farnesina l’ambasciatore d’India per sollecitare una soluzione prima di Natale. Latorre e Girone presentano la richiesta al tribunale dello stato indiano del Kerala per ottenere il permesso per tornare a casa per Natale. Il 20 dicembre, dopo 305 giorni, l’alta corte del Kerala ha disposto una licenza di due settimane. Viene lasciata una cauzione pari a oltre 826 mila euro e il 22 dicembre Latorre e Girone tornano a casa per le festività natalizie e vi rimarranno fino al 3 gennaio, poi di nuovo in India.
Il 2013 sembra cominciare sotto buoni auspici. La corte suprema indiana ha negato la giurisdizione del Kerala nel giudizio sui fucilieri di marina perché il fatto è «avvenuto in acque internazionali». A febbraio i due marò chiedono alla corte suprema di Nuova Delhi un nuovo permesso di 4 settimane per tornare in Italia per votare. La corte suprema di New Delhi concede un permesso di quattro settimane.
La storia complicata lo diventa ancora più rasentando il giallo e sfumando nel ridicolo. La Farnesina, l’11 marzo, rende noto che l’ambasciatore italiano a New Delhi Daniele Mancini ha comunicato alle autorità indiane, che i due fucilieri di marina non faranno ritorno in India. Immediata la risposta di Delhi che di fatto prende in ostaggio il nostro diplomatico. La fermezza italiana si sgretola in dieci giorni.
Il governo italiano annuncia che i marinai tornano in India. E per il capo di stato maggiore della difesa ammiraglio Binelli Mantelli la vicenda assume toni da farsa. Il 26 marzo audizione in Camera e Senato dei ministri difesa ed esteri Di Paola e Terzi. Quest’ultimo in disaccordo con il governo si dimette. Il presidente del consiglio Monti al Parlamento: la decisione di far ritornare i due fucilieri in India è stata «difficile ma necessaria», e non c’è stato nessuno scambio o accordo riservato. Il Cocer interforze chiede a tutti i militari di apporre a finestre e balconi delle proprie abitazioni private la bandiera tricolore corredata del nastro giallo, come segno di solidarietà per i fucilieri marina trattenuti in India. A Novembre l’Antiterrorismo indiano chiude le indagini e spiega che i marò debbono essere giudicati alla stregua dei pirati, e quindi perseguiti con un articolo del codice che prevede la pena di morte. Arrivano le smentite, ma la situazione non si sblocca. Siano a Natale del 2013. Sono passati 22 mesi. La vergogna continua.
Maurizio Piccirilli

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