martedì 10 dicembre 2013

Marò, il giallo dell’elicottero che non prelevò i fucilieri

“‘Il ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, è stato bravissimo nel cancellare le tracce. Ma a me risulta, l’ho detto in Aula due giorni fa, e il governo non mi ha smentito, che la decisione di far entrare la nave dei marò nelle acque territoriali indiane è stata condivisa tra l’armatore civile e il cosiddetto Com, il Centro operativo della Marina’. Così sostiene Fabrizio Cicchitto, l’ex capogruppo del Pdl, in predicato di divenire presidente del Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti – scrive Francesco Grignetti a pagina 10 della Stampa. (…) Fu dunque la Marina militare a mandare i due marò tra le fauci agli indiani? Una fonte militare che chiede l’anonimato rivela un particolare che potrebbe essere rivelatore: ‘Quel giorno, come ormai sappiamo tutti, la petroliera si trovava fuori dalle acque territoriali indiane. Fu invitata a invertire la rotta, come fece, e impiegò oltre due ore per arrivare in porto. In area c’era una nostra nave, la Grecale, in servizio di antipirateria. Sarebbe bastata mezz’ora di elicottero per raggiungere la Enrica Lexie e prelevare i due marò. Così, a scopo precauzionale, per non rischiare quel che poi puntualmente è accaduto... Invece non è stato fatto nulla. Il nostro elicottero non è mai partito. Anzi, la petroliera con i due marò a bordo e con tutte le armi è stata tranquillamente spedita in India. E ora stiamo qui, da oltre un anno, a piangerci addosso per quella ingenuità’”. Ma intanto le ricadute interne del caso Marò continuano ad essere molteplici. Le due nomine a sottosegretetario di Dassù e De Mistura si sono aggiunte nei corridoi della Farnesina tra gli argomenti del giorno oltre a quello che continua a far parlare di sé: “le dimissioni con le quali Terzi ha dato modo al Pdl di concentrare il tiro su Monti – scrive Maurizio Caprara a pagina 13 del Corriere della Sera - , uno dei potenziali soci della maggioranza di un prossimo governo, economista dotato di uno dei curriculum adatti per aspirare al Quirinale. Stando a una fonte, domenica Terzi si sarebbe incontrato a Roma con Renato Brunetta, capogruppo dei deputati del partito di Silvio Berlusconi. Al Corriere che a Montecitorio gli ha domandato se fosse vero, Brunetta ieri ha risposto: ‘Assolutamente no. Io la domenica dormo’. La risposta negativa non elimina la convergenza di fatto tra la mossa del ministro che si è dimesso senza informare né Monti né Napolitano e l'offensiva del Pdl sul presidente del Consiglio uscente, chiamato al centrodestra a riferire sui marò alla Camera da venerdì scorso. Ieri Monti è andato alla Farnesina da ministro degli Esteri ad interim. Nessuna cerimonia di saluto, niente a che vedere con quando Berlusconi con la stessa carica, ma non soltanto per gli affari correnti, nel 2002 prese in giro il segretario generale del tempo davanti ai giovani diplomatici perché indossava un gilet. Monti si è incontrato con Michele Valensise, il segretario generale attuale. Avrà come capo di gabinetto Pasquale Terracciano, già suo consigliere diplomatico. Dal febbraio 2012, quando morirono i pescatori indiani Ajeesh Binki e Valentine Jelastine e l'India cominciò ad accusare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone di averli uccisi in mare scambiandoli per pirati, Marta Dassù non se ne è mai occupata. Le deleghe non lo prevedevano, Terzi non le ha dilatate. De Mistura, colui che in Kerala ottenne di non far mettere i due fucilieri italiani in cella mentre erano agli arresti, sarebbe stato tenuto alla larga da Terzi dalla gestione del caso tra Natale e quattro o cinque giorni prima del 20 marzo scorso. Fino al periodo, insomma, in cui Nuova Delhi rispose ordinando di non far partire dall'India l'ambasciatore Daniele Mancini all'annuncio della Farnesina sulla scelta iniziale, caldeggiata da Terzi e dal titolare della Difesa Giampaolo Di Paola, di non far rientrare i marò dal permesso temporaneo di soggiorno in Italia”.

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