domenica 8 dicembre 2013

Marò: Diplomazia italiana inesistente e Nia furbetta su mandato della politica indiana.

Il solito fallimento italiano,non hanno voluto chiedere l’arbitrato internazionale,hanno preferito l’accordo sottobanco con l’In dia e hanno fallito non una ma cento volte.
Avranno un processo equo e rapido,dissero i cinque coordinatori dell’ave Maria dopo aver risolto il problema calando le braghe all’India,ora i due mesi previsti sono diventati più di sei .tutti sanno che dobbiamo arrivare alle elezioni indiane,anche l’integerrima  Nia si muove seguendo questa linea e anzi fa di piùcambia tutte le carte in tavola sapendo benissimo che questa indagine fa acqua da tutte le parti a cominciare dal Kerala e cosa si inventa la Nia? Si inventa la Sue Act per poter procedere nell’inchiesta nelle acque internazionali,uno stratagemma per poter fare il processo ,perechè sanno benissimo anche loro che la giurisdizione e italiana e non c’è il caso ipoteticp di traffico di droga e di armiu per cui è previsto l’eventuale sconfinamento,e tutto ciò è dimostrato dall’assenza del capo d’accusa,tutti questi mesi passati e nessun mandato esibito.
E a proposito di questo punto ho chiesto il parere competente dell’anima e del cuore dell’indignazione morale dei cittadini italiani,il Generale Fernando Termentini che su questo aspetto dichiara :”

La NIA a mio modesto avviso non consegna il rapporto finale delle sue indagini per un motivo contingente legato all’impass legale che si è creata.
L’Agenzia infatti per poter essere legittimata ad espletare indagini nello specifico caso deve poter far riferimento ad una modifica del regolamente istitutivo della struttur investigativa nata per prevenire ed indagare su atti di terrorismo dopo il grave attentato a Mumbai di qualche anno fa.

Di fatto, quindi, non sarebbe autorizzata ad indagare su un “semplice” caso di omicidio e l’ufficialità dell’indagine potrebbe essere impugnata in tribunale dai difensori dei due >Fucilieri di Marina.

Per questo si attende che il Ministero degli Interni modifichi o adegui lo statuto istitutivo dell’Agenzia. Un’altra dimostrazione della scarsa affidabilità con cui l’India sta affrontando il problema in quanto è assurdo che si assegni ad un apparato dello Stato un compito e poi se ne adegui la normativa che lo prevede all’incarico contingente che gli è stato affidato.

Peraltro, come riferisce the Economic Times fin dal 29 novembre   gli investigatori hanno presentato un rapporto conclusivo delle indagini su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in cui si invoca per il reato di omicidio in acque internazionali una legge chiamata 'Sua Act' nata per combattere la pirateria marittima. Un reato che  prevede la pena capitale in caso di omicidio. Tesi che se venisse  accolta andrebbe in contrasto con le assicurazioni politiche date da Delhi a Roma che escludono una condanna a morte.
 
Ma  la National Investigation Agency (Nia) e' "obbligata" a fare ricorso al 'Sua Act' in quanto questa legge compare nel suo atto costitutivo del 2008 fra gli otto reati su cui l’Agenzia ha giurisdizione investigativa e tra questi non c’è  l'articolo 302 del codice penale indiano, che e' quello relativo all'omicidio.

Si sta anche sempre di più affermando anche un’altra ipotesi che prevederebbe che il Ministero degli Interni indiano prima di pronunciarsi chiederebbe il parere di un consulente legale delo Stato (attorney general)  per sbloccare la situazione ed evitare che una applicazione del Sua Act possa portare, in caso di colpevolezza, alla massima punizione.
 
Peraltro secondo esperti di Diritto Internazionale solo il  il ricorso alla  'Sua Act' darebbe all'India la giurisdizione su un reato avvenuto al di fuori delle acque internazionali.

La situazione è assolutamente confuso, per questo la NIA ritarda a relazionare e le decisioni del tribunale speciale indiano sono state aggiornate all’8 gennaio 2014. Una realtà che sempre di più rappresenta un punto buio su come l’Italia ha gestito la vicenda in quanto ancora una volta emerge una completa delega agli indiani questa volta impersonati dal collegio difensivo di Massimiliano e Salvatore”.
 

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