martedì 10 dicembre 2013

I tifosi laziali come i Marò ? intanto la Bonino delega...


E anche per i Tifosi laziali ormai da 13 giorni imprigionati a Varsavia ci sono poche speranze, la democratica Emma li ha abbandonati, nessun viaggio in Polonia, nessuna dura protesta ufficiale, solo deleghe a funzionari di secondo livello per affidare le solite promesse di convenienza ai rappresentanti della tifoseria della Capitale e null' altro, intanto il Natale si avvicina e il rischio che sia un freddo, duro Natale polacco per i tifosi Laziali si sta avverando, la Signora Ministro come le piace auto incensarsi li ha abbandonati, certo non sono nei suoi interessi come i profughi o le apparizioni in TV  in cui invece si mette in mostra, ed ecco un pensiero al riguardo apparso su " il tempo "


I laziali come i marò

Respinta l’istanza di 7 tifosi condannati a Varsavia che restano nel carcere di Bialoleka

A__WEB
VARSAVIA Rischiano di fare la fine dei marò. La giornata che doveva restituire la libertà a sei tifosi della Lazio detenuti nel carcere di Bialoleka dopo la retata del 28 novembre, si è rivelata un flop. Clamoroso e inatteso. L’atmosfera di ottimismo che si respirava nelle ultime ore nell’ambasciata italiana non ha trovato riscontro nell’ennesimo sgarbo dei magistrati polacchi. Tutti dentro, con la prospettiva, se dovessero essere veloci i tempi della nuova udienza al «Tribunale del Riesame» (il massimo sono 30 giorni e vista le scelte persecutorie tenute finora contro i 22 laziali in carcere c’è poco da stare allegri), di scontare la pena all’amabasciata italiana o in un albergo, agli arresti domiciliari. È stata la giornata della grande illusione e i ragazzi a Bieloleka non l’avranno presa bene. Sia quelli già condannati, sia i dodici che tra giovedì e venerdì avrebbero dovuto affrontare il processo. Si vocifera di uno slittamento a martedì 17 dicembre con la grande delusione dei giovani laziali in prigione e delle famiglie coinvolte. Una «caporetto» della diplomazia oltre che degli avvocati che nel corso dell’incontro di venerdì avevano alimentato la speranza di poter festeggiare le prime uscite di prigione, erano stati addirittura consegnati numeri e tempi che si sono rivelati sbagliati.
La giornata era cominciata con le prime risposte negative sulle istanze di carcerazione. I primi ragazzi si sono presentati davanti al giudice verso le 10.30 e in mattinata sette sui dieci già condannati a pene che variano dai due ai sei mesi, sono ripiombati nell’incubo. Speravano di commutare la loro sanzione in una multa da mille euro, di tornare in Italia senza dover presenziare alle udienze successive. Ma la mediazione è fallita miseramente, Governo latitante, ministero degli Esteri inadeguato, ambasciata ridicolizzata dai giudici polacchi.
Patrizia, una delle mamme, racconta la sua amarezza: «Il giudice ha rifiutato praticamente tutte le richieste con la motivazione che i ragazzi non sono residenti a Varsavia. Ora pare si possa fare un altro appello ma i tempi non sono chiari. Poi c'è il gruppo dei 12 rinviati a giudizio che deve sottoporsi all'incontro con il giudice per il patteggiamento, sembrava una formalità ma ora non abbiamo più certezze (in serata si parla di uno slittamento che avrebbe il sapore della ulteriore beffa)». Poco dopo anche Alessandro Coresi, un altro genitore, spiega l’ennesimo atteggiamento persecutorio delle autorità polacche: «Siamo tornati indietro rispetto ai giorni precedenti, è come se gli sforzi fatti non fossero serviti. La motivazione è la mancanza di una residenza in Polonia, che non assicura la presenza dei ragazzi ai successivi appelli. Adesso faremo ricorso contro questa decisione, ma ovviamente tutto ciò allunga la procedura. Le ultime parole che Lorenzo mi ha detto? A qualsiasi costo, ma tirami fuori da qui papà».
Gli avvocati si sono messi subito al lavoro per capire le motivazioni del giudice. Il nodo sarebbe il fatto che i ragazzi non sono residenti a Varsavia, «non tornerebbero di fronte a questo tribunale per le prossime udienze», la spiegazione del giudice. L'intenzione sarebbe quella di ottenere già giovedì un nuovo giudizio per avere la scarcerazione per i dieci condannati la scorsa settimana (nella corso del processo erano stati convinti a firmare un foglio interamente scritto in polacco e senza l'ausilio di legali con l’ammissione di aver partecipato all’«adunata sediziosa»).
Due le possibilità: domiciliare nel frattempo i sette ragazzi (ne restano altri tre in attesa oggi di subire la stessa sorte di quelli di ieri) o in ambasciata o quasi sicuramente in un albergo vicino a piazza Dabrowskiego. Praticamente sarebbero agli arresti domiciliari un po’ come quello che accade ai nostri Marò in India segregati in un residence da quasi due anni. Il primo consigliere dell’ambasciata Lepore alza le braccia: «Non ci aspettavamo questa decisione, è stata una brutta giornata in tutti i sensi per tutti noi che ci avevamo creduto tanto. Fiducia per le prossime udienze? Queste decisioni ci bypassano e dipendono unicamente dal giudice. Detenzione domiciliare? L’ambasciata non entra in queste cose giuridiche. Tempi? Difficile sbilanciarsi ma tutti ci stiamo impegnando per cercare di risolvere la questione il prima possibile».
Per sintetizzare la giornata arriva il parere di un papà avvilito: «Servirebbe che ci mandassero un avvocato penalista esperto di diritto internazionale dall’Itali che potrebbe coordinare tutte le azioni da fare, ma le istituzioni del nostro paese ci hanno abbandonato».
Intanto stasera saranno tredici le notti trascorse in carcere da questi 22 ragazzi colpevoli di aver seguito la Lazio nella partita di Europa League contro il Legia.
Luigi Salomone
fonte : http://www.iltempo.it/sport/calcio/2013/12/10/i-laziali-come-i-maro-1.1197390


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