domenica 22 dicembre 2013

La Bonino e i poteri forti

Pochi sanno che la Bonino  è componente del board europeo de ECFR – European Council on Foreign relations, uno degli organismi  che ama determinare la vita nel mondo,oscurare le menti e arrivare a realizzare il suo sogno che è il controllo della vita sul pianeta terra. Il controllo del cibo,del business,di tutto ,ora la Bonino e chi per essa non prenda in giro nessuno,dal popolo italiano ha ricevuto lo 0,3% ,ma lei sta sempre la, vuole fare la Presidente della Repubblica,lei che con l’Italia non centra niente,invece di occuparsi di dinamiche italiane ha fatto sparire la diplomazia,e noi che non contiamo più niente siamo i fessi di turno disponibili ad accogliere navi dei veleni. Ora per capire chi è la Bonino ci avvaliamo di alcuni contributi e allego un link dell’european council dove entrando e cliccando sul paese di riferimento troverete i membri.Cliccando sull’Italia oltre ai soliti noti troverete la Bonino e il suo vice Lapo Pistelli(ma guarda un po)


“Serpeggia con forti sponsor la candidatura di Emma Bonino al Quirinale. Sappiano lorsignori che si oppongono alla sua elezione 10.141 bambini mai nati, che la Bonino ha direttamente aiutato ad abortire.
Riconosco alla Bonino onestà e passione ideale e civile nelle sue battaglie radicali. A voler esagerare, la Bonino è una Giovanna d'Arco a rovescio, ha l'ardore della santità abortita.

Ma può rappresentare l'Italia intera e la famiglia italiana chi ha sempre combattuto, da posizioni di radicale minoranza, battaglie contro la vita e per la legalizzazione della droga? Tralascio le sue posizioni guerrafondaie, lei che veniva dalla non violenza e dall'antimilitarismo. Tralascio il suo sostegno a politiche fiscali oppressive, stataliste e prodiane, lei liberale e liberista. Tralascio le sue giravolte tra sinistra e destra, le sue lobby di riferimento e il suo moralismo immorale. Sorvolo pure sulla sua petulanza e la sua intolleranza, lei libertaria, verso chi non la pensa come lei: ne ho anche un ricordo personale, quando con Pannella rifiutò un dialogo in tv perché avevo pubblicato le sue foto mentre praticava gli aborti con la pompa della bicicletta.

C'è ora un libro-dossier di un ex radicale, Daniele Quinto, dedicato a Emma Bonino dagli aborti al Quirinale? (ed. Fede e Cultura) che ne fa la storia. È vero, c'è una fetta di italiani che la considera eroina, ma il suo nome spacca il Paese, ferisce la sua anima cristiana, è associato per molti a pratiche di morte. Interrompete questa infelice gravidanza al Quirinale”.
Marcello Veneziani
Mentre gli altri papabili per il Quirinale stanno acquattati, la radicale Emma Bonino si agita da matti. Va capita. È dal lontano 1976 - trentasette anni fa! - che per la prima volta resta senza poltrona. Tutto a causa della batosta elettorale di Amnistia e libertà, la lista sua e di Pannella, che, inchiodata a una percentuale da trigliceridi (0,3), li ha tagliati fuori. Se ora non trova subito uno strapuntino su cui sedere, Emma rischia una crisi di astinenza. Di qui, la foga che mette per salire al Colle…Al vociare si aggiunge Marco Pannella il quale, ogni volta che trova un microfono, ripete che la massa degli italiani null'altro vuole che Bonino al Quirinale. Se qualcuno ne dubita, com'è successo nella radiotrasmissione la Zanzara - dove il conduttore ha ricordato il recente 0,3 elettorale di Emma - Marco spacca a pugni lo studio, non tanto per difendere Bonino quanto per la rabbia di sentirsi rinfacciare il fiasco di cui è largamente corresponsabile.
In diversi ambienti Emma ha buona stampa. Si ricordano le battaglie laiche e quelle pacifiste. Salì alla ribalta, nei primi anni Settanta, per gli aborti che procurava con una pompa di bicicletta, raccogliendo i feti in un vaso che contenne marmellata. Era il suo modo di combattere alla luce del sole gli aborti clandestini. Sull'onda di queste performance, fu eletta alla Camera nel 1976 con la prima pattuglia radicale entrata in Parlamento (lei, Pannella, Mauro Mellini, Adele Faccio).
Per lo spirito energico e l'alone che circonda i radicali, Bonino è considerata un'idealista che combatte buone battaglie. Senza entrare nel merito di questa impressione, va però aggiunto che ha fatto notevoli giravolte per continuare a godere ininterrottamente dei privilegi propri dei politici…Per i lunghi soggiorni esteri, le si accredita una visione globale. In verità, il suo mentore in materia è George Soros, noto speculatore internazionale (suo l'attacco alla lira del 1992), filantropo a tempo perso. George è iscritto al Pr ed Emma si abbevera ai suoi scritti mondialisti. La fama boninana di esperta internazionale poggia su tali letture. In questi ambiti scivolosi, Bonino ha trascinato anche Pannella, con cui - più in generale - ha rapporti nevrastenici. Passano giorni a ingiuriarsi, per poi ritrovare l'armonia in nome della ditta radicale di cui sono i padroni. Emma ha una tecnica sperimentata quando nel Pr i dibattiti prendono una piega sgradita. Seduta al tavolo di discussione, raccoglie non vista la borsetta che ha ai piedi della sedia, se la stringe sottobraccio pronta a uscire di scena e finge un malore. Quando gli altri gridano allarmati: «Emma che hai?», si accascia da fare pena e si fa portare a casa, centrando l'obiettivo.
Giancarlo Perna
Il giornale 15 aprile 2013


Tutti si sarebbero aspettati che la nuova compagine governativa fosse composta dai rappresentati di quei partiti che appoggiano il nuovo esecutivo. In parte è così. Certo i nomi dei nuovi ventuno ministri lasciano piuttosto interdetti: sorprese infatti non ce ne sono, se non il tentativo di dare una patina falso-giovanilistica o multietnica al solito e caro vecchio “inciucio”. Prendi un po’ di destra, un po’ di sinistra, aggiungi qualche donna, qualche giovane, qualche volto celebre, mischi accuratamente ed ecco fatto, il nuovo polpettone democristiano è pronto. Un inizio non certo promettente per quella che, giornalisticamente, viene ormai definita “Terza repubblica”. Niente di nuovo sotto il sole, è il solito vecchio sistema che un giornalista acuto come Buttafuoco ha definito come il principio base della democrazia moderna: due oligarchie che, di comune accordo, inscenano una maestosa pantomima per spartirsi il potere a turno.
Eppure il nuovo governo Letta una piccola grande sorpresa l’ha riservata. Infatti c’è un nome che non è affiliato a nessuno dei partiti di governo e a cui è stato assegnato il prestigioso dicastero degli esteri: si tratta di Emma Bonino, l’inatteso ma inevitabile ritorno dell’uguale.
Sì, perché la cara Emma spunta davvero dappertutto, come quella polvere che si è cercato di nascondere sotto il tappeto ma che ricompare nuovamente proprio nei momenti meno opportuni. La si credeva lontana dalla scena politica nazionale, relegata ormai in qualche bunker con i compagni pannelliani, intenta a trasmettere ingiurie alla partitocrazia romana  attraverso le frequenze di Radio radicale, e invece eccola di nuovo, come una grande star che ti sorprende sul più bello. Il capovolgimento è avvenuto; una catarsi democratica per cui gli sconfitti, alla fine, hanno trionfato sul nemico.
A questo punto verrebbe quindi da chiedersi chi è il nemico di Emma Bonino e la risposta, dati alla mano, è abbastanza evidente: si tratta degli elettori. Se infatti la lista “Amnistia, giustizia e libertà” ha ottenuto percentuali da prefisso telefonico nelle recenti elezioni politiche, la colpa non la si può imputare ad altri se non a tutti quei cittadini che, come la cara Emma, credono nel sistema democratico e, proprio per questo, hanno deciso di orientare la loro preferenza verso altri (ennesimo smacco dopo la clamorosa sconfitta alle regionali laziali a vantaggio della Polverini). Ma la Bonino non ci sta e il suo nome ricompare, come sempre – almeno da quando ho memoria politica – in occasione della scelta del nuovo presidente della repubblica. Inutile dire che, anche in questo caso, la vicenda si è conclusa con un nulla di fatto.
La domanda vien da sé: perché nominarla ministro? Parrebbe infatti, per utilizzare il lessico che tanto va di moda oggi, una scelta un tantinello antidemocratica. Manifestazioni, proteste, accuse di complotto… nulla di tutto questo. Il mondo politico e della militanza partitica ha taciuto. Anzi, in molti hanno accolto con entusiasmo la sua nomina. Come mai? Emma Bonino piace a tutti (almeno ai politici) per diverse ragioni.
Innanzitutto è portavoce di quel populismo annacquato che è il vero antidoto ad ogni tentativo reale di cambiamento nel paese. In questo i radicali si sono dimostrati da sempre dei veri maestri. Tuonavano dagli scranni del transatlantico contro la vergogna dei rimorsi elettorali salvo accaparrarsi denaro pubblico per la loro radio di partito. La Bonino è quindi una delle più significative rappresentazioni di quel partito di lotta e di governo che tanto affascina l’immaginario collettivo della politica e che ha permesso a compagini fintamente rivoluzionarie, come la Lega nord, di raccogliere consensi affamando la stessa gente che, nei loro comizi, si vantavano di difendere.
Però Emma è soprattutto la donna dei poteri forti. Non mi riferisco ad oscure logge o a fattucchieri della speculazione finanziaria, ma semplicemente al suo totale asservimento all’ideologia laicista, liberista e americanizzante che ha caratterizzato una delle fasi più bieche e banali della politica degli ultimi decenni, un’ideologia folle che, a vari livelli, è penetrata in ogni schieramento (straordinarie, in questo senso, sono infatti le molte analogie con il pensiero teocon). Si tratta infatti di una guerrafondaia straordinaria, sempre schierata dalla parte dello zio Sam, ritenuto baluardo invincibile della libertà ma che immancabilmente è sempre quello che bombarda gli altri, uccidendo centinaia di innocenti.
Celebri sono state anche le sue battaglie per i diritti della donna e, se da una parte ne preconizzava la liberazione dall’oscurantismo retrivo della cultura islamica, dall’altra non ha speso nemmeno una parola per condannare le torture subite dai prigionieri nel carcere di Abu Ghraib. Forse, ma è solo un’ipotesi, alla laica e superiore civiltà occidentale questi piccoli inconvenienti sono permessi, un scivolone scomodo a cui la Bonino sembra non aver dato troppa importanza.
La sua immeritata notorietà a livello nazionale ed europeo, l’abitudine a schierarsi a destra e a sinistra a seconda della convenienza, fanno quindi di lei il ministro perfetto. E i cattolici al governo? Nessuna reazione, come sempre, solo la prona ubbidienza di chi è soddisfatto di un’aiuola di potere.

Luca Fumagalli
 

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