sabato 15 marzo 2014

Pinotti: "L'India non può processare i marò, combattiamo e li riporteremo a casa"

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(L'atteggiamento tenuto da Monti, De Mistura e da quelli che rispedirono in India i Marò nel marzo 2013, legittimavano di fatto la giurisdizione indiana sul caso.......perchè solo ora ?? )
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ROMA -  "Salvatore Girone e Massimiliano La Torre non sono due eroi. Sono due militari, due funzionari dello Stato che la Repubblica italiana ha impegnato in una missione approvata dal Parlamento, inquadrata tra gli impegni che l'Italia ha preso con la comunità internazionale. Sono stata in India per conoscerli, per rendermi conto anche di persona delle loro condizioni, e per ribadire questo impegno: lo Stato italiano lì ha mandati lì, noi dobbiamo riportarli indietro. Non accettiamo un processo in India perché un altro Paese non può processare due militari in servizio per il loro Stato".

Roberta Pinotti, ministro della Difesa, lei è appena tornata dall'India. Si è fatta un idea di cosa è successo due anni fa?
"Non voglio intervenire sulla ricostruzione dei fatti, ma da due anni i due fucilieri sono in India perché c'è uno Stato che ha chiesto loro di adempiere a una missione e adesso deve risolvere il problema. Punto. Dico solo all'India che quel processo non può essere fatto a New Delhi. Ci sono delle leggi, dei codici, delle regole che indicano come indagare e processare i militari, che non sono una casta protetta. In modo assolutamente illegittimo, non riconoscendo l'immunità funzionale dei due militari in servizio per lo Stato italiano, l'India ha avviato un procedimento giudiziario che noi non riconosciamo".

I due marò sono sempre più presenti nelle polemiche politiche italiane: magari qualcuno sfrutterà il caso anche in campagna elettorale, proverà a candidarsi in loro nome.
"Se l'Italia vuole fare cose utili sui due fucilieri di Marina dovrebbe evitare strumentalizzazioni sulla loro vicenda: se l'obiettivo di tutti è riportarli a casa, la politica deve lavorare in maniera unitaria e costruttiva".

Tagli alla Difesa: lei ha già annunciato di essere pronta a "rivedere, ridurre, ripensare". E tutti hanno fatto immediatamente un collegamento con i caccia F-35. Taglierete ancora quel programma?
"Il 19 marzo in Consiglio supremo di Difesa presenterò un'ipotesi di lavoro su un "Libro bianco". In 6-8 mesi noi dobbiamo chiarire gli scenari che prevediamo di avere di fronte e di conseguenza capire che livello di impegno vogliamo mantenere. Non farò come quando si è annunciato il taglio di quel programma con un'intervista a un giornale. Dobbiamo "rivedere, ridurre o ripensare" il nostro strumento militare, ma solo dopo aver analizzato cosa ci serve e per fronteggiare quali rischi. Delle riduzioni ci potranno anche essere, e non penso solo all'F-35, ma a tutti i possibili programmi militari".




 


 (foto aggiunta)







Perché secondo lei l'F35 è diventato il totem dei programmi militari da tagliare?
"Semplicemente credo che l'F35 si diventato un simbolo, innanzitutto perché il cacciabombardiere è un simbolo di aggressività. Chi ha memoria dei programmi precedenti dell'Aeronautica ricorderà che critiche e contestazioni erano arrivate per il Tornado, per l'Eurofighter perché il cacciabombardiere è nell'immaginario è l'elemento militare più aggressivo. Ma lo Stato deve garantire la Difesa, e i governi devono garantire economicità, razionalità e coerenza delle spese militari. E se ci sono risparmi da fare, bisogna fare risparmi".

Come fa una come lei, di formazione cattolica, scoutistica, iscritta a un partito di sinistra, a difendere le spese militari?
"Una volta in Commissione Difesa è venuta Michelle Bachelet. Allora era ministro della Difesa delCile. Ci disse: "Io prima di essere alla Difesa ero alla Salute, e chiedevo fondi per i miei ospedali. Ma adesso quei soldi quasi li chiedo con maggior tranquillità: la Difesa è un bene primario dello Stato, è un dovere che lo Stato ha nei confrontidei suoi cittadini". La Bachelet mi ha aiutato a capire che non bisogna essere codardi, non bisogna nascondere la testa sotto la sabbia".


 



 




 (foto aggiunta)










 Ministro, in queste ore la crisi ucraina sembra rallentare. Ma da domani col referendum in
Crimea tutto potrebbe accelerare di nuovo.
"L'Ucraina non deve avere una escalation militare. C'è una tensione che non decresce, che sembra di incerto controllo, ma tutti dobbiamo lavorare per evitare il peggio. Nella Nato e nell'Unione Europea stiamo tutti operando con responsabilità: noi italiani in particolare non abbiamo difficoltà a riconoscere le ragioni dell'una e dell'altra parte, ma una espansione del confrontova evitata".


Vincenzo Nigro - 15/03/14

FONTE: http://www.repubblica.it/esteri

http-//edoardo-medini.blogspot.it/

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