sabato 15 marzo 2014

«Il rispetto dei diritti umani è anche in una giustizia veloce»


CASO MARÒ

Parla il professor Tullio Scovazzi, docente di Diritto Internazionale all'università degli Studi di Milano-Bicocca

 

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L’iter giudiziario a cui sono sottoposti i due marò sta violando i loro diritti umani. L’affermazione, lanciata dall’Alto Commissario per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha aperto un nuovo capitolo nella complessa vicenda giuridico-diplomatica dei fucilieri di Marina Latorre e Girone. Ne parliamo con il professor Tullio Scovazzi, docente di Diritto Internazionale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Professor Tullio Scovazzi, il concetto dei diritti umani, che molti ritengono riguardi i popoli, riguarda anche gli individui?
«Sì, certo. I diritti umani comprendono, prima di tutto, un insieme di diritti che il singolo individuo può esercitare nei confronti degli agenti e degli organi dello Stato (diritto a non essere ucciso arbitrariamente, diritto a non essere torturato, diritto a un giusto processo, diritto a ricevere un'istruzione, ecc.). I diritti dei popoli sono uno sviluppo ulteriore di un concetto di diritti umani che riguarda, nella maggior parte dei casi, diritti individuali».
I diritti umani riguardano gli Stati o sono un concetto sovranazionale?
«I diritti umani sono enunciati nella Costituzione e nelle leggi degli Stati. Ma essi hanno un doppio livello di protezione, in quanto sono enunciati anche in numerosi trattati internazionali mediante i quali gli Stati si obbligano a rispettare determinati diritti umani (ad es., la Convenzione europea dei diritti umani). Questi trattati creano diritti e obblighi per gli Stati che ne sono parti. Ma essi creano anche diritti e obblighi che i singoli individui possono direttamente fare valere o di fronte agli organi degli Stati o di fronte ad appositi organi giudiziari o quasi giudiziari istituiti dai trattati stessi (ad es., la Corte Europea dei Diritti Umani)».












L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, è intervenuta a favore dei fucilieri. Quale violazione si potrebbe configurare in questo caso?
«Non so quali parole l'Alto Commissario abbia precisamente pronunciato circa il caso dei due fucilieri italiani in attesa di processo in India e quindi non posso fare in proposito alcun commento. Sulla domanda in generale, segnalo che sia l'India che l'Italia sono parti del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che all'art. 9 così prevede, tra l'altro: "Chiunque sia arrestato è informato, al momento dell'arresto, delle ragioni del suo arresto ed è prontamente informato di ogni accusa contro di lui. Chiunque sia arrestato o detenuto per un'accusa penale ha diritto a un giudizio entro un tempo ragionevole o a essere liberato" (traduzione non ufficiale italiana). Occorre stabilire se, nel caso dei due fucilieri, l'India abbia rispettato gli obblighi sopra indicati. Va però detto che le eventuali violazioni del diritto all'individuo a un processo entro un tempo ragionevole vanno valutate caso per caso, tenendo conto di alcuni fattori che possono determinare una maggiore durata, quali la complessità del procedimento, il comportamento delle autorità giudiziarie e il comportamento dell'individuo coinvolto. Nel caso specifico, il procedimento è indubbiamente complesso e il fatto che i fucilieri stessi abbiano invocato la loro immunità dalla giurisdizione indiana non contribuisce certo ad accelerarne la soluzione».













Ci sono stati, nel passato, casi simili a quello dei fucilieri per i quali si è parlato di violazione dei diritti umani?
«Ci sono numerosi casi in cui un individuo ha fatto ricorso a organi giudiziari o quasi giudiziari internazionali lamentando l'eccessiva durata del processo che lo coinvolge. Anzi, la stessa Italia ne sa qualcosa, perché è stata più volte condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani proprio per questo motivo. Ma il caso dei due fucilieri italiani ha particolarità che lo rendono diverso dagli altri casi. A mio parere, un'eventuale violazione dei diritti umani dei due fucilieri non costituisce, almeno per ora, l'aspetto più importante del caso. Sarebbe molto più importante accertare finalmente il merito, cioè capire perché i due pescatori indiani siano morti. Hanno sparato i due fucilieri i colpi mortali? Li hanno sparati altri? Hanno sparato i due fucilieri perché esistevano dei fondati motivi per ritenere che i due pescatori fossero dei pirati? Hanno sparato i due fucilieri perché i due pescatori erano in realtà dei pirati? Perché l'Italia ha versato una riparazione alle famiglie dei due pescatori? Per quanto io ne sappia, nessuno ha cercato fin ora di chiarire gli aspetti sostanziali del caso. Dato per certo che i due fucilieri hanno il diritto di difendersi e di avere un giusto processo (ovunque esso sia celebrato) e che lo Stato italiano ha il diritto di sostenere le loro ragioni, sarebbe ora che il processo cominciasse».
Quali sono i più recenti casi nei quali è intervenuto l'Alto Commissario?
«Non vedo come l'Alto Commissario, dato il carattere generale dei compiti che gli sono affidati in base alla risoluzione 48/141 del 20 dicembre 1993 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, possa svolgere un intervento diretto nel caso dei due fucilieri o in altri casi specifici. Ma, ripeto, non so che cosa l'Alto Commissario abbia detto che avrebbe fatto in proposito».
Antonio Angeli - 15/03/14
fonte: http://www.iltempo.it

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