lunedì 10 febbraio 2014

IL SEQUESTRO DEI MARO' LATORRE E GIRONE, LA SOLUZIONE QUASI IMPOSSIBILE e L'APOTEOSI DELLA FARSA, di Stefano Tronconi


IL SEQUESTRO DEI MARO' LATORRE E GIRONE -
LA SOLUZIONE QUASI IMPOSSIBILE MA AL TEMPO STESSO OBBLIGATA – PERCHE' A QUESTO PUNTO LA SOLUZIONE AVRA' BISOGNO DEI DUE TEMPI 

10 Febbraio 2014

Stefano Tronconi

Chi si sorprende della difficoltà e della tortuosità di quello che continuiamo a credere sia il percorso che ci sta comunque avvicinando al rientro in Italia dei marò Latorre e Girone probabilmente non ha ancora fatto del tutto mente locale sulle due grandi mostruosità che hanno segnato la vicenda.
La prima è l'enormità del fatto che le menti del sequestro dei due fucilieri di marina siedano oggi al vertice del potere politico e del governo di un grande (parliamo in questo caso di dimensioni) Paese come l'India (parliamo di India! Non di Somalia o Corea del Nord!).
La seconda è l'enormità, altrettanto inimmaginabile, del fatto che, almeno fino alla diffusione della nostra nuova ricostruzione della vicenda avvenuta nel Giugno 2013 (ma di fatto anche successivamente), siano state le stesse istituzioni italiane a lavorare per una 'soluzione' che, pur di salvaguardare altri interessi, sacrificasse, sull'altare della ragione di Stato, l'innocenza dei due marò.

La scorsa settimana ci siamo incontrati con un giornalista di uno dei più importanti network televisivi indiani.
Seduti sui divanetti di un aeroporto abbiamo passato insieme oltre 4 ore a confrontare la nostra ricostruzione dei fatti con quella che i media ufficiali di India ed Italia hanno portato all'interno delle case di centinaia di milioni di persone. Dire che il giornalista indiano fosse allibito delle prove da noi raccolte a sostegno dell'innocenza di Salvatore e Massimiliano significa sottostimarne la reazione. Una delle sue frasi più emblematiche è stata: “Ma è come dire tutto d'un colpo ad un popolo cui si è insegnato che la verità consista in una certa religione, che la religione della verità non è quella in cui tutti ormai credono, ma un'altra!!”.
E naturalmente mi ha mostrato, come farebbe oggi ogni indiano in buona fede, tra le altre cose un articolo da noi ben conosciuto del giornale The Hindu del Maggio 2012 in cui venivano riportate le seguenti dichiarazioni di De Mistura:
“L'Italia avvierà un'iniziativa internazionale per far sì che le grandi navi non navighino più in prossimità delle acque territoriali indiane in modo che incidenti come quello recente in cui soldati italiani hanno ucciso pescatori indiani al largo delle coste del Kerala non abbiano a ripetersi.
(…. omissis …...)
L'Italia studierà l'istituzione di uno speciale programma di addestramento per i propri militari impegnati sulle navi in modo che possano meglio fare fronte a situazioni simili. (…... omissis …...) . La morte dei pescatori è stato un 'incidente non voluto' e 'la morte dei pescatori è stata accidentale'. 'I nostri soldati non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma sfortunatamente è successo. Tuttavia, pur riconoscendo il fatto, il processo dovrebbe essere accelerato e portato a conclusione. Ora sta prendendo troppo tempo.'.
(….. omissis …...)
L'indennizzo pagato alle famiglie dei pescatori è stato un gesto umanitario senza collegamenti al processo penale. Si può capire che alcuni abbiano avuto l'impressione che le famiglie siano state cercate per essere comprate. Ma questo non corrisponde al vero. Si è diffusa anche l'impressione che gli italiani si siano comportati come cow-boys che amano sparare senza curarsi dei pescatori. Anche questo non è assolutamente vero”.

Non abbiamo riportato alcuni estratti salienti di questa vecchia intervista per riaprire il capitolo dell'inadeguatezza di De Mistura (tema tra l'altro già più volte toccato in passato).
Quello che invece abbiamo voluto mettere in evidenza è la difficoltà in cui oggi si dibattono anche le componenti oneste della società indiana a ribaltare la narrazione di una vicenda data per acquisita in quanto suffragata perfino dalle istituzioni italiane.
Fin dal Settembre scorso avevamo provato a spiegare che l'unico modo per ottenere il rapido rientro in Italia di Girone e Latorre con onore (cioè da innocenti) fosse quello di lanciare una nuova campagna, in primo luogo mediatica, tesa appunto a dimostrare la loro innocenza. Purtroppo né la classe politica, né i vertici militari e diplomatici, né la grande stampa italiana hanno avuto il coraggio di intraprendere questa strada preferendo invece continuare ad ingannare (per preservare) se stessi, ingannare i nostri marò ed ingannare l'opinione pubblica.

Come si poteva pensare che un governo come quello indiano in cui siedono i responsabili del sequestro di Girone e Latorre potesse da solo trovare una via d'uscita al loro caso e rischiare così di auto-incriminarsi?
L'azione del governo indiano è stata sempre a suo modo coerente e, dal Giugno 2013 in avanti, quando è divenuto impossibile ipotizzare l'avvio di un processo che avrebbe messo in imbarazzo l'India davanti al mondo intero, ha sempre perseguito il solo ed unico obiettivo di posticipare per quanto possibile il giorno del giudizio (che per il governo indiano è a questo punto diventato il giorno della chiusura dei seggi delle sempre più vicine elezioni politiche).
Quella che è del tutto mancata è invece l'azione del governo italiano. Ma dove ha vissuto il premier Enrico Letta che oggi twitta bollando come «inaccettabile l'imputazione proposta dalle autorità indiane» e dichiarando che «L'uso del concetto di terrorismo è da rifiutare in toto. Italia e Ue reagiranno»?
La scelta del governo indiano di trattare l'Italia ed i suoi soldati come terroristi non è stata fatta oggi, ma ben nove mesi fa con la scelta di affidare il caso allo NIA. Inizialmente con l'obiettivo di arrivare ad una condanna di Latorre e Girone quale ritorsione per il disastro diplomatico messo a segno dall'Italia nel Marzo 2013, e successivamente perché funzionale ad un allungamento pressoché infinito dei tempi.

Come si può pensare oggi che una Corte Suprema, a cui l'Italia ha sciaguratamente fin dall'inizio delegato le decisioni su giurisdizione e questione dell'immunità funzionale, si assuma da sola e con decisione rapida l'impopolarità di rilasciare due persone la cui colpevolezza di omicidio è data per acquisita nell'opinione pubblica per ammissione delle stesse autorità italiane? La Corte Suprema ha necessariamente bisogno di mostrare, come sta avvenendo in questi giorni, che parte del peso ricada sui governi indiano ed italiano.
D'altro canto però, come si può prolungare ancora dopo due anni il sequestro di due persone, le prove della cui innocenza sono ormai ampiamente diffusa in rete, per quanto non abbiano ancora raggiunto il grande pubblico, senza rischiare di far perdere la faccia all'India?

Ecco dunque che oggi si è costretti a seguire quella strada tortuosa, che nel titolo abbiamo definito quasi impossibile, ma al tempo stesso obbligata, che provi, senza procurare il collasso dei due sistemi politici italiano ed indiano ugualmente corrotti e responsabili del sequestro di due uomini innocenti, ad avviare a conclusione una vicenda senza precedenti. Strada che per l'appunto, allo stato attuale, dovrà prevedere due tempi.
Il primo tempo riteniamo sarà quello del rientro di Latorre e Girone in Italia, purtroppo ancora da indagati ed in attesa di processo.
Solo in un secondo tempo potrà invece esservi il momento della restituzione dell'onore con il riconoscimento della loro completa estraneità ai fatti (su questa fase ovviamente vi sarà ancora modo di lavorare).

La strada scelta dalla Corte Suprema per arrivare a sentenziare che Latorre e Girone potranno rientrare in Italia continuiamo a credere che sarà una delle tre illustrate durante la puntata di Mezzi Toni del 2 Febbraio scorso (o, ovviamente, una combinazione delle tre).
Nel frattempo governo italiano ed indiano (o meglio, quella parte di quest'ultimo favorevole a trovare una via d'uscita) devono ciascuno recitare la propria parte nello svolgimento della farsa. Ci sembra che oggi durante l'udienza presso la Corte Suprema, ma anche nelle ultime due settimane in cui a seguito della missione parlamentare in India l'Italia ha finalmente internazionalizzato il caso, questa parte l'abbiano entrambi recitata bene aiutando così a togliere dalle spalle dell'Alta Corte l'intera responsabilità di una scelta che sarà comunque sconvolgente per una consistente fetta di opinione pubblica indiana.
Da parte nostra la natura del possibile accordo dietro le quinte tra il governo italiano e quella parte del governo indiano non compromesso direttamente con il sequestro, abbiamo già provato ad ipotizzarla in un commento in calce al post del 7 Febbraio scorso dal titolo BREVE NOTA – L'APOTEOSI DELLA FARSA e lì ci pare per il momento corretto lasciarlo relegato (allo stato di commento, appunto).
Rimane l'incertezza se questa decisione, che dovrebbe sancire il rientro di Latorre e Girone in Italia, verrà presa dalla Corte Suprema già nella prossima udienza del 18 Febbraio, come ovviamente ci auguriamo e riteniamo possibile, o dovrà invece attendere lo svolgimento delle elezioni indiane.

fonte : https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?hc_location=timeline


La nota di riferimento dello stesso Stefano Tronconi del 7 Febbraio u.s.

7 febbraio

BREVE NOTA - L'APOTEOSI DELLA FARSA

Visto che se ne discuteva poco fa in privato con l'amico Mario Ricci, segnalo, giusto a chi legge questa pagina, le ultime ipotesi fatte trapelare dalla stampa indiana (che denotano tanto la disperazione che la fantasia di chi le sta producendo) in vista di Lunedì. 
Le segnalo solo per spirito di cronaca in quanto a questo punto vale solo la pena aspettare Lunedì quando in Corte Suprema si avvierà il dibattito sul caso, anche se ben difficilmente si arriverà Lunedì stesso ad una decisione (a meno che questa non sia stata in qualche modo concordata tra governo italiano ed indiano per cui diventerebbe una quasi ratifica, ipotesi oggi difficile da immaginare).

Il colpo di scena a poche ore dal week-end consisterebbe nel fatto che Girone e Latorre non verrebbero più incriminati per omicidio, ma per generici atti di violenza in mare. Quanto la cosa sia tirata per i capelli è evidente a tutti in quanto in teoria il processo servirebbe a rendere giustizia a due pescatori uccisi (ovviamente non dai nostri marò). Tuttavia, in presenza di altre convenienze (quella di aggrapparsi alla SUA che ribalta l'onere della prova), evidentemente per il governo indiano i due morti possono a questo punto anche uscire di scena (salvo poi magari andare a ripescare la legge ordinaria in sovrapposizione con la SUA).
Si segnala che la condanna massima prevista per l'accusa di generici atti di violenza non è ovviamente più la pena di morte, ma può arrivare ad un limite massimo di 10 anni.
Un vero arrampicamento sugli specchi per provare a farsi autorizzare dalla Corte Suprema l'applicazione della SUA che è l'unico modo per non rendere subito evidente a tutti che due anni di indagini non hanno portato a raccogliere alcuna prova contro Girone e Latorre per cui qualsiasi incriminazione in base a leggi ordinarie risulta oggi impossibile.

Saremmo, appunto, all'apoteosi della farsa.
Non solo una l'applicazione di una legge, la SUA, che non è più una SUA (in quanto una legge anti-terrorismo non può certo applicarsi a militari di uno Stato con cui si intrattengono relazioni diplomatiche), ma ora addirittura l'ipotesi di un processo per omicidio senza più un'imputazione di omicidio (neppure involontario).

Pensavamo che in quanto a politici incapaci, maldestri e paticcioni in Italia non avessimo rivali, ma in India evidentemente sono messi ancora peggio. Speriamo che Lunedì De Mistura non finisca on il confondersi di nuovo combinando, come d'abitudine, un altro dei suoi guazzabugli.
E speriamo soprattutto che la Corte Suprema abbia il coraggio di dire al governo indiano che, anche in un'ottica di interpretazione elastica del diritto, ogni limite alla decenza è stato davvero superato.

fonte : https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?hc_location=timeline

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