venerdì 21 febbraio 2014

Marò. Prima o poi qualcuno dovrà risponderne agli italiani. Monti se ci sei batti un colpo



Vogliamo partire da qui. Dalle parole con le quali l’allora Ministro degli esteri del governo bocconiano, Giulio Terzi, si dimetteva dall’incarico: “Ero contrario a rimandare in India i marò, ma la mia voce è rimasta inascoltata”.

Serve aggiungere altro? Sì, le parole con le quali il governo dei professori giustificava il dietrofront: “Il governo italiano ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell'interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione”.

Ora. Se la rabbia e lo stupore misto a sconforto, non prendono il sopravvento, ancora in una sorta di lucidità disarmata, ci permettiamo di porre due domande, anzi tre, all’allora Presidente del Consiglio, Mario Monti.

Prima. Perché li hai rispediti in India sconfessando l’unica buona idea, quella del Ministro Terzi, di trattenerli in Italia?

Seconda. Chi pagherà per queste scelte sbagliate? Sinonimo non di incompetenza politica, attenzione, ma di priorità: l’accordo con l’Agusta per i nostri ragazzi? Una commessa vale la vita di due nostri militari e la dignità dell’Italia?


Terza. (Ma non meno importante). Qualora Massimiliano e Salvatore dovessero essere condannati cosa farebbe? Come valuterà la sua coscienza tali indecisioni?

Dopo essersi affrettato a dichiarare, anche recentemente, che la sua “discesa” in campo (al massimo una salita per noi) aveva portato ad un unico buon risultato, quello di arginare Berlusconi, beh, ci rispondiamo da soli.

Si vergogni. Che provi almeno un briciolo di vergogna ex Presidente Monti. Non tanto per la presa di posizione contro tutto il centrodestra, che ci inorgoglisce più che preoccupare, quanto per aver barattato la vita di due giovani nostri compatrioti in missione. Poco caro professore, la verità è che se ci fosse stato Berlusconi a quest’ora i nostri ragazzi sarebbero già a casa.

Ma qui non dobbiamo farne una questione di se, di ma, dobbiamo pensare a come risolvere la faccenda: non per il nostro prestigio internazionale, ormai quello l’abbiamo perso insieme agli elicotteri, quanto per la salvaguardia di quei diritti fondamentali dell’uomo che caratterizzano la nostra civiltà.

Tre governi per affrontare l’India. Il primo indegno, il secondo insipiente, il terzo … è impossibile che faccia peggio. Almeno lo speriamo. Come speriamo che si prosegua la strada intrapresa dell’arbitrato internazionale; che si porti la controversia da una questione di merito a una questione di giurisdizione; che la comunità internazionale si schieri al nostro fianco. Perché la misura è colma, lo sdegno anche.


“Recentemente, qualcuno ha dato il via alla caccia agli idioti che hanno provocato il disastro. Suvvia, non c’è bisogno di battute venatorie: basta guardarsi attorno”. Lo scrive oggi Vittorio Feltri su Il Giornale. Lo pensiamo anche noi. Qualcuno si assuma le proprie responsabilità. Anche perché gli assassini cambiano, ma le vittime sono sempre le stesse: i cittadini italiani.

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