sabato 9 novembre 2013

I due Marò: “Il popolo italiano ci dà la forza”

Intervento via Skype nella sala della Camera di Commercio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone


“Grazie dell’amore, dell’affetto e della solidarietà del popolo italiano, manifestazioni che stiamo tastando”. L’intervento via Skype di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina agli arresti in India dal febbraio 2012, segna l’apice dell’evento di solidarietà organizzato dall’Associazione nazionale marinai d’Italia e dall’Associazione lagunari truppe anfibie. “Ci trasmettete tanta forza, andiamo avanti perché sappiamo di essere soldati italiani – hanno aggiunto i due militari nel breve collegamento –. Cerchiamo di dimostrare dignità e forza interna, perché quello che sta capitando a noi non accada più nella storia del nostro Paese”.
All’appello ha risposto ben oltre un centinaio di ferraresi, che hanno stipato la sala conferenze della Camera di Commercio: tra loro anche il prefetto Provvidenza Raimondo, il questore Orazio D’Anna, il comandante provinciale dei Carabinieri Carlo Pieroni e il comandante della Capitaneria di Portogaribaldi Tommaso Pisino.
Dal tavolo dei relatori, l’avvocato e consigliere Anmi Angelo Bortolotti ha denunciato “palesi connotati di illegittimità” nell’azione delle autorità indiane. “Sono state commesse incredibili violazioni del diritto internazionale: il fatto è stato compiuto in acque internazionali, dunque la giurisdizione è dello Stato cui appartiene la nave, italiana. Ricordiamo poi che esiste l’immunità funzionale per gli organi dello Stato nello svolgimento delle loro funzioni, e che non è consentita l’estradizione verso paesi in cui vige la pena di morte. Cosa sarebbe successo se invece che marinai italiani fossero stati marines americani?”.



La vicenda l’ha ripercorsa il generale Fernando Termentini, rivendicando di essersene occupato fin dal 18 febbraio 2012. Più d’una sarebbero state, in realtà, le estradizioni dei due militari verso il paese asiatico. “Già la notte fra il 15 e il 16 febbraio furono fatti rientrare in acque indiane: la Difesa sapeva e diede il suo benestare. Dopodiché furono fatti sbarcare, e l’Italia non partecipò alle perizie balistiche, accettando che l’India prelevasse le armi senza stendere un verbale”.
L’unica istituzione ad uscire positivamente dal resoconto è l’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi (governo Monti), che a Natale scorso riuscì a far rientrare i due in Italia per alcune settimane. Nonostante la Procura militare li indagasse per violata consegna aggravata, e quella civile per omicidio volontario, i magistrati non adottarono alcun provvedimento per evitare il ritorno in Asia. In febbraio, nuovo periodo in Italia per partecipare al voto. “Sembrava quasi che la stessa India volesse uscire da quella situazione”, commenta il generale, e infatti il 15 marzo il sottosegretario De Mistura annuncia che i fucilieri non sarebbero rientrati. Solo sei giorni dopo, però, il governo fa marcia indietro. “Io ho presentato un esposto alla Procura di Roma perché interdicesse loro l’espatrio, semplicemente imponendo un obbligo di firma. Così non è stato: li abbiamo mandati via per trenta denari, per interessi economici legati a Finmeccanica e Alesia”.
Su questo tema è giunto, dal deputato europeo Magdi Cristiano Allam, un attacco più strettamente politico. “L’Europa è tutt’altro che solidale: su Latorre e Girone ha voltato le spalle, anche perché da parte del governo italiano non c’è molta chiarezza. Non è giusto continuare in questa direzione: l’Europa non è unita, ogni stato segue il proprio interesse. È necessario allora recuperare la nostra sovranità, riaffermando il primato della nazione. È tempo di scelte: va fatto prevalere l’interesse nazionale italiano, perché quando anteponiamo la moneta alla persona perdiamo”.
Per sabato 23, alle 15, è stato convocato a Roma (partenza da Bocca della Verità) un corteo di solidarietà con Girone e Latorre.
(Fonte)

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