mercoledì 27 novembre 2013

L' Italia dal cuore grande, la nobiltà d' animo di una Donna Italiana


Nel mondo virtuale si puo' anche avere la fortuna di conoscere persone dalla levatura morale altissima, è cosi che ti vedo Rossella cara amica mia, un angelo fatta donna, e sento il dovere di riportare i tuoi pensieri che ho visto scritti in questo articolo di Gianni Fraschetti in modo tale che tutti li possano condividere e fare propri, grazie dal profondo del cuore di esistere,
con affetto sincero
Antonio Milella

di Gianni Fraschetti -

Con una mossa a sorpresa Napolitano e Monti decidono di rimandare in India i due maro' ed in un breve e doloroso istante l'Italia torna alla condizione  di "espressione geografica", cosi’  come la aveva perfidamente definita Metternich in una nota al Conte Dietrichstein. Non esistiamo piu'  come entita' geopolitica sovrana, non c’e’ nemmeno piu’ la vecchia italietta del dopoguerra e siamo passati dal triste ruolo di aspirante Lander tedesco a quello di ridicolo statarello dell'Unione indiana e nulla puo' giustificare questa capitolazione totale, men che mai motivazioni di carattere commerciale e nemmeno  una minaccia di guerra da parte dell'India, tante volte ci fosse stata. C'e' poi da rimanere allibiti nel constatare che nessun partito o leader politico abbia finora bollato questa vicenda, questa riedizione immonda dell' 8 Settembre con le parole di fuoco che merita, mentre gli italiani,  anche se disattenti, divisi e cloroformizzati, assistono comunque sbigottiti a questo scempio non avendo pero' la percezione netta  che e' lo scempio di se stessi e della loro carne quello che vedono.  La frattura tra le donne e gli uomini in uniforme e la nazione nel suo complesso, gia' latente  da anni, si avvia  adesso a divenire aperta ed  insanabile. La contestazione dei paracadutisti a Di Paola il giorno della festa della Folgore non fu  quindi un caso. I soldati, palesemente posti ai margini e  dimenticati dal loro paese,  cominciano ormai a trasudare  aperto disprezzo per la gerarchia dalla quale dipendono  e per i capi militari, pienamente assimilabili ormai a quelli politici. Le Forze Armate, sfiancate da anni di operazioni fuori area, sanguinose, demenziali e senza altra logica che compiacere qualche potente alleato che poi puntualmente se ne frega di noi, vengono  adesso ferite nei  sentimenti piu' profondi,  in maniera insanabile,  con  questa terribile e grottesca vicenda. Gli ambienti politici, coadiuvati dalla stampa mainstream,  stanno tentando in tutti i modi  di minimizzare la cosa, di assimilarla  alla normalita', di spacciarla quasi come un brillante successo diplomatico ma gli italiani tutti, quelli di qui e quelli di la', pur se distratti ed in altre faccende affaccendati, hanno  compreso che sta avvenendo  qualcosa di tragico, che travalica addirittura il pur luttuoso  episodio che ha dato origine al tutto ed investe con violenza  i fondamentali stessi  su cui poggiano Stato e Nazione e le  ragioni profonde per le quali 60 milioni di persone stanno insieme e si definiscono popolo. Al di la' della buona fede di questo o di quello, che pure ci sara',  i reparti operativi che hanno pagato e pagano un tributo di sangue altissimo sull'altare di scelte politiche quantomeno  discutibili,  sono stati traumatizzati a fondo dalla vicenda e  dalla amara consapevolezza  del livello infimo al quale siamo scesi nel rinnegare i valori fondamentali  di una societa'  civile ed organizzata  e nell'anteporre considerazioni vuote, meschine e mercantili alla dignita'  di un intero popolo. Una  logica da miserabili, da straccioni morali  che riducono il destino di due persone e delle loro famiglie ad un calcolo da salumieri, talmente sfacciato nella sua triste evidenza che non si puo' non farci caso, nemmeno volendo. Hanno venduto due soldati un tanto al chilo, deliberatamente, freddamente e questa vicenda rappresenta  per tutte le persone in uniforme una lezione unica nel suo genere, eccezionale. Una lezione da non dimenticare mai piu'. E cio' mentre si parla con insistenza di un prossimo impiego nel Mali, e quindi altra sofferenza,  altri morti ed  altri lutti. Ora i militari sanno con certezza cosa possono aspettarsi, in cambio del loro sangue e dei loro sacrifici, da una classe politica indegna, avida, gonfia di privilegi di ogni tipo e nonostante cio’ mai sazia, che si accomuna in cio' alle alte gerarchie militari e di uno stato in avanzata decomposizione. Tutti uniti  nel pensare unicamente alla propria sopravvivenza ed intanto la  Nazione sta collassando su se stessa, come una marionetta cui sono stati tagliati i fili mentre il mondo intero ci sommerge di risate di scherno. Mentre mi facevo un giro in rete per sondare gli umori della gente comune mi sono imbattuto in una lettera di una mia amica, Rossella Ceriali. Una lettera aperta, indirizzata alle famiglie di  Latorre e Girone. La riporto qui, integralmente. E' la testimonianza di una ragazza italiana, di una sposa e di una madre. I buoni sentimenti di una persona per bene e senza grilli per la  testa. E sono decine di milioni. Non meritano tutto questo. Non meritano questa gentaglia che ci governa.

" Io credo che la notte appena passata difficilmente la scorderò perchè forse per la prima volta davvero nella mia vita mi sono immedesimata in un'altra persona, anzi, in questo caso, in più persone, e ho avuto davvero la sensazione di dolore puro entrare nel cuore.
Il primo pensiero che ho avuto è stato verso Max e Salvo, come figlia di un militare, che in India non volevano più tornare, perchè avevano, a ragione veduta, paura, e che però per qualche settimana hanno creduto davvero di non ritornarci piu. Ma poi hanno dovuto, costretti, cedere. Sotto shock, senza nessuna possibilità di scelta, devono fidarsi.
E qui arriva il secondo pensiero, in questo caso ancora più accentuato in quanto mamma, verso i bambini dei due nostri Marò (e d'ora in avanti lo scriverò sempre MAIUSCOLO)..un bacio, lo strazio, un abbraccio che non vorrebbe finire mai..
E quella disciplina militare tradita dall'indisciplina dell'uomo in una storia incredibile, al di là della vicenda prettamente politica.
Una storia di due ragazzi, due di noi, e lo dico con grande orgoglio, che in pochi mesi hanno sofferto come in 10 vite intere.
E già mi immagino la serenità invidiabile delle famiglie, che devono essere forti per i loro cari, perchè non vogliono che si preoccupino per loro.
Una serenità che cela un dolore, un tradimento, un'angoscia di un incubo già vissuto ma che adesso è tornato e peggiore del precedente.
Forse la decisione di far tornare i ragazzi in quel paese cosi lontano da noi in tutti i sensi non arriva cosi inaspettata visto che da giorni era in atto un pressing fortissimo da parte delle istituzioni, da quando si è aperto il caso dell'ambasciatore italiano sono cominciati i problemi e le preoccupazioni.
E i ragazzi oltre alle loro famiglie a noi, chi avevano intorno? chi li ha aiutati? chi li ha sostenuti?
Ma loro non avevano molta scelta, sono marinai, sono soldati, SONO UOMINI D'ONORE, SONO IL NOSTRO ORGOGLIO, uno dei pochi che ancora rimane a questa Italia sottomessa al volere di chicchesia.
E consapevoli che la rassicurazione dal governo indiano che non è prevista la pena di morte è una "non rassicurazione".
Loro che sono vittime quanto quei due pescatori, perchè hanno solo fatto il loro dovere di soldati. E il loro paese li ripaga cosi.
Loro che spiegano ai loro bambini del perchè hanno agito in tal modo, perchè è il loro lavoro, o meglio è la loro missione, perchè per un soldato, difendere la propria patria non è un lavoro, è una MISSIONE.
Che viene dal cuore.
Questo mi ha sempre insegnato mio padre.
E la vergogna verso chi ha usato la loro (finta) liberazione per una campagna elettorale ancora più vergognosa, che li ha esibiti come piccoli trofei all'occorrenza e ora li ributta in chissà quale angolo.
NON SI GIOCA COSI CON LA VITA DI DUE ESSERI UMANI. NO!
Qualcuno al ministero dice che non stiamo rimandando i nostri ragazzi verso un destino ignoto... e che non rischiano la pena di morte.
Ah, grazie tante per l'ipocrita rassicurazione! e su quali basi ci dovremmo ancora fidare?
Valeva la pena di alzare i toni con l'India ed arrivare ad uno strappo diplomatico cosi pesante se poi siamo stati costretti a rimandarli indietro?
Qui ci si vanta tanto di regole di diritto internazionale che devono essere rispettate, ma che fino ad ora non lo sono state.
Io ora, come tutti noi, addolorata per quanto successo nel giro di poche ore, vedo ora solo una dignità che voleva che i nostri Marò tornassero in India perchè " pacta sunt servanda" ma che invece sono stati solamente piegati dal fardello di un disastro diplomatico.
Ma ora più che mai NOI SIAMO QUI. SEMPRE “.
Rossella

fonte : http://informare.over-blog.it/article-una-lettera-i-sentimenti-i-maro-la-dignita-emerge-un-nuovo-disgusto-116421338.html

Un ringraziamento a  Gianni Fraschetti autore dell' articolo originale.

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