lunedì 13 gennaio 2014

Europa, Ashton e Bonino le tre lady e il caso indiano

Quando Bruxelles ha provato a muoversi, gli indiani hanno obiettato a ogni livello che i tribunali locali sono indipendenti e che l’Unione non ha ragione di immischiarsi. Le feluche di Lady Ashton non possono fare altro che lanciare appelli. “Se ci sarà una soluzione, non potrà che essere anzitutto italiana”, commenta un diplomatico di stanza nella capitale europea



Quando la Commissione Ue ricorre alla fatidica frase “stiamo seguendo da vicino la situazione” vuol dire che non c’è molto di concreto che ci si possa spettare. Mentre in Italia crescono la preoccupazione e l’allarme per il destino dei due marò detenuti in India, Bruxelles non può fare altro che tenere d’occhio il caso e chiedere alle autorità di Delhi una conclusione che sia “reciprocamente accettabile nel rispetto delle convenzioni marittime dell’Onu”. Di più non è possibile, soprattutto perché la disputa è considerata bilaterale e non direttamente inerente con il mandato che i gli stati membri dell’Unione hanno attribuito al Servizio Estero di Cathy Ashton attraverso i Trattati comunitari. “Ogni decisione indiana verrà valutata attentamente”, è il massimo che può dire la portavoce della baronessa britannica. 

E’ facile notare anche un certo imbarazzo fra le fonti europee, che già da tempo hanno avuto modo di criticare informalmente il modo con cui l’Italia ha gestito la crisi diplomatica fra Italia e India dal suo inizio, nel febbraio di due anni fa. Oltretutto, c’è la chiara consapevolezza che il delicato caso sia ora divenuto ostaggio delle esigenze politiche, della campagna elettorale in corso tanto nel paese asiatico come in Europa e in Italia. Sabato il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, ha chiesto la sospensione della trattativa per l’intesa commerciale fra Bruxelles e Delhi. Fonti dell’esecutivo definiscono la presa di posizione dell’ex eurodeputato di Forza Italia come “personale” e “non discussa dal collegio”. Quindi, fanno notare che è circa un anno che il negoziato è già fermo di suo. 

 I due presidenti italiani del parlamento europeo, Gianni Pittella (pd) e Roberta Angelilli (Ncd), hanno inviato una lettera al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e all’Alto Rappresentante Cathy Ashton affinché “si attivino per far sì che giunga tutto il sostegno possibile all’Italia in questa incresciosa e inaccettabile vicenda”. Nel testo gli eurodeputati auspicano “un intervento netto e concreto” perché “l’Europa non può restare a guardare”, visto che “ non si tratta solo di una vicenda bilaterale tra due Stati, ma sono in gioco il ruolo della diplomazia europea, i principi consuetudinari del diritto internazionale ma soprattutto il rispetto dei diritti umani fondamentali”. 

Quando Bruxelles ha provato a muoversi, gli indiani hanno obiettato a ogni livello che i tribunali locali sono indipendenti, che l’Unione non ha ragione di immischiarsi nella vicenda e che i due militari non godono di alcun privilegio perché fermati a bordo di una nave civile. Le feluche di Lady Ashton non possono fare altro che lanciare appelli. Semmai, manovrare ai fianchi gli indiani, cosa che risulta stiano facendo senza poterlo dire.  
“Se ci sarà una soluzione, come spero e credo, non potrà che essere anzitutto italiana”, commenta un diplomatico di stanza nella capitale europea. Pare proprio scontato che il ministro Emma Bonino solleverà il caso lunedì prossimo nel corso della prossima riunione del Consiglio Esteri. E’ un passo inevitabile. Ma è difficile che riesca a raccogliere altro se non solidarietà e appelli destinati solo a rompere l’aria. Per colpe non sue, davanti alle incertezze di Latorre e Girone, l’Europa ha per definizione le armi spuntate. 

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