mercoledì 29 gennaio 2014

La farsa della «missione marò»: il Parlamento indiano era chiuso per festa. di Maria Giovanna Maglie

Sono tornati dalla gita sociale a Delhi, e ora che sono di nuovo a Roma i componenti dell'abbondante delegazione bicamerale chiedono un incontro «al più presto» con i parlamentari indiani. No, né voi né noi siamo impazziti, è il livello del governo Letta con il fattivo contributo del Parlamento che ha toccato sulla vicenda dei marò il confine del grottesco oltre che dell'immorale, e se non avevo dubbi sull'inutile pantomima di un viaggio avvenuto per bieca propaganda, per salvare malamente la faccia e in sospetto di elezioni, all'insegna del troppo poco e troppo tardi, due anni di ritardo, a mani vuote, senza un solo progetto, una proposta concreta, una agenda minima di incontri concordata in loco, ecco che la realtà riesce ad essere peggiore delle previsioni. Eccovi il comunicato della delegazione parlamentare italiana, diffuso dall'ambasciata d'Italia a New Delhi al termine della visita dei 16 deputati e senatori. «I membri della delegazione italiana» si legge «non hanno potuto incontrare i propri colleghi dato che il Parlamento indiano in questi giorni non è in sessione e per la coincidenza delle celebrazioni della Festa della Repubblica indiana».
«Essi hanno tuttavia chiesto» prosegue la nota «che tali incontri con le Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento indiano possano svolgersi al più presto per avviare un dialogo a livello parlamentare volto a favorire una soluzione equa ed onorevole del caso, nell'interesse di due Paesi che hanno sempre tra loro mantenuto esemplari legami di amicizia». La sede diplomatica ha poi reso noto che «a Nuova Delhi, i membri della delegazione hanno incontrato gli ambasciatori dei Paesi dell'Unione Europea e di altri partner per sottolineare i riflessi internazionale della vicenda, che coinvolge due militari italiani che, su una nave battente bandiera italiana, erano impegnati in un'attività di contrasto alla pirateria in acque internazionali».
Già, l'ambasciatore Ue a New Delhi, un altro disinformato, a essere gentili.
Sentite che ha dichiarato, sempre con due anni di ritardo: «La pena di morte per i due marò italiani accusati dell'omicidio di due pescatori in India è fuori questione». Lo ha detto l'ambasciatore dell'Ue a New Delhi, Joao Cravinho, alla stampa indiana. «Il governo indiano ha assunto un impegno pubblico e noi ci atteniamo alla parola data», ha spiegato. Certo, chi volete mai che abbia spiegato a cotanto diplomatico che laddove vige la separazione di poteri, difficilmente il potere esecutivo può prendere impegni per quello giudiziario, figuriamoci se a chiedere che l'indagine la faccia la Nia, l'agenzia antiterrorismo che si occupa solo di reati passibili di condanna a morte, è stato il ministero dell'Interno.
Sapete la verità? Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti illegalmente da due anni, rispediti in India tira le minacce a loro e alle famiglie dal governo Monti, snobbati e calunniati dal governo Letta, ora in procinto, con comodo della campagna elettorale indiana, di essere giudicati come pirati mentre erano in missione antipirateria, missioni che altri seimila marò continuano a svolgere con gli stessi rischi, si sono ritrovati a incontrare senza poter dire quel che hanno nel petto personaggi che hanno la faccia tosta di rilasciare le seguenti dichiarazioni.
Fabrizio Cicchitto: «Il ministero degli Esteri ha lavorato incessantemente, noi ci siamo mossi quando sollecitati.
Che i marò ci abbiano ringraziato per averlo fatto insieme ci riempie di gioia». Pier Ferdinando Casini: «Toccante, sono dei ragazzi straordinari che vivono con grande dignità una condizione veramente difficile». Una chicca davvero non richiesta, infine, dall'ambasciatore Daniele Mancini, di recente immortalato mentre consegna un omaggio floreale al leader nazionalista che vuole la pena di morte per i marò: «L'India è un Paese difficile, ma che merita la considerazione dell'Italia». 
Maria Giovanna Maglie liberoquotidiano


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