mercoledì 22 gennaio 2014

Luci e ombre sul caso marò, Terzi: "Vi furono forti pressioni di ambienti economici per rispedirli in India"

di Luca Marco Comellini
Sono passati più di 700 giorni da quando i due fucilieri della Marina militare impegnati nelle operazioni antipirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie sono stati accusati di aver ucciso due pescatori indiani e quindi prima imprigionati e poi trattenuti in India per essere sottoposti a un processo che in realtà ancora non è iniziato. Mancano i capi di imputazione. In questi giorni la questione è stata portata sui tavoli del Consiglio dell'Unione Europea dal ministro Emma Bonino e Tiscali ha intervistato l'Ambasciatore Giulio Terzi, ministro degli Esteri del governo Monti.

Ambasciatore, sulla vicenda Marò “Il Tempo”  ha titolato “La Bonino convince l'Europa”. Cosa è cambiato rispetto a quando lei era Ministro degli Esteri?“Il maggior cambiamento sembra riguardare la linea sostenuta dall'Italia nei confronti dell'India da dieci mesi a questa parte. Sino alle mie dimissioni contro il rinvio di Latorre e Girone in India abbiamo coinvolto l'Unione Europea e molti altri partners; siamo stati da loro appoggiati nel voler applicare la Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS), per ottenere un Arbitrato. Negli ultimi dieci mesi ci si è invece affidati esclusivamente alla Giustizia indiana. Dinanzi al grave rischio dell'assurda applicazione della legge antiterrorismo, abbiamo finalmente riportato la questione a Bruxelles. Gli stessi ambienti comunitari si stavano chiedendo come mai l'Italia avesse smesso di sollevare una questione cosi' importante, oggetto nel 2012 e ancora nei primissimi mesi del 2013 di innumerevoli passi del Presidente del Consiglio,miei, di altri membri di Governo e delle nostre Ambasciate. Un'azione ininterrotta,mirata all'applicazione dell'UNCLOS, oggetto di ripetute e spesso ferme dichiarazioni della Ashton,in linea con le tesi italiane. Ricordo in particolare i comunicati UE del 21/12/12,del 14//1/13 e del 19/3/13, con forti richiami all'India sia sulla questione dei due Marò, sia sull'inammissibile violazione dell'immunità diplomatica per il nostro Ambasciatore.”

La Corte Suprema di New Delhi ha ordinato di stringere i tempi rinviando al 3 febbraio la decisione. Queste dilazioni porteranno a qualche cosa di concreto ?“Le dichiarazioni di oggi riconfermano la volontà almeno di un importante ministero di far processare Latorre e Girone con le norme applicate ai terroristi. È profondamente indegno per chi lo sostiene, e incompatibile con il più elementare buon senso. Il rischio permane. Di fatto, la Corte Suprema ha ieri respinto due precise richieste italiane per: fissare subito i capi d'accusa,girando ancora la palla al Governo indiano; autorizzare nelle more del processo i Marò a rientrare in Italia. In molti si chiedono se un atto di “sottomissione” alla Corte Suprema da parte dell'Italia, che è intervenuta direttamente nel procedimento, sia stato sufficientemente valutato in tutte le sue implicazioni. Non era più semplice e efficace adire -potevamo farlo, per la verità, da molti mesi !- il Tribunale del Diritto del Mare, per una pronuncia immediata come ha deciso ad esempio l'Olanda nei confronti della Russia la scorsa settimana, per il caso Greenpeace?”

Fino ad oggi l'Europa ha fatto da spettatore. Catherine Ashton è credibile quando dice di un interessamento verso la questione e la correttezza della posizione italiana?“L'Europa non ha fatto, come ho spiegato sopra, da spettatore, se non da quando abbiamo “spento i riflettori” a Bruxelles su questa vicenda. Ora che le cose si complicano ulteriormente l'Unione deve rientrare in gioco con molta decisione. Se questo è l'impegno che abbiamo ottenuto da Cathy Ashton, si deve ottenere che il comunicato finale delle consultazioni UE-India di venerdì contenga l'esplicito riconoscimento dell'“immunità funzionale” per tutti i militari impegnati al difuori dei rispettivi Paesi in operazioni di pace o antipirateria. Gli indiani hanno sempre affermato questo principio per le loro Forze Armate. È loro interesse anche per casi di loro peacekeepers coinvolti in reati in Africa, che New Delhi ha assolutamente voluto processare in India. Ritengo che un'esplicito riconoscimento dell'immunità funzionale sia doveroso nei confronti di tutti i militari italiani operanti all'estero, gravemente preoccupati per l'assenza di tutela politico-giuridica emersa con il caso Marò.”

Staffan De Mistura ha dichiarato che chiederà il “rimpatrio” dei due militari. Nella più pessimistica delle ipotesi quale potrebbe essere la conclusione della vicenda che ha coinvolto Girone e Latorre e quali potrebbero essere le conseguenze nei rapporti con l'India. “Se chiederemo il “rimpatrio”, lo faremo pensando di poterli rimandare in India una ...quarta volta?La conclusione può e deve essere nel quadro del Diritto internazionale e dei Trattati ratificati da Italia e India. Questo significa il percorso, che stiamo complicando e differendo inutilmente, dell'Arbitrato obbligatorio. I rapporti bilaterali sono troppo importanti e vitali per l'Italia e per l'India per essere lasciati prigionieri di strumentalizzazioni politiche nazionali o addirittura locali. In questi dieci mesi le relazioni si sono appannate molto più di quanto sarebbe avvenuto se avessimo tenuto ferma la decisione del Governo dell'11 marzo scorso, di trattenere i Marò in Italia in pendenza della decisione Arbitrale che stavamo invocando.”

Radio Radicale lei ha detto che vi furono forti pressioni affinché i due militari fossero rispediti in India, ma non ha fatto alcun nome. Li vuole fare ora?
“In tutta sincerità credo che la risposta competa a ex-colleghi che all'epoca motivarono la necessita' di rimandare Latorre e Girone in India con le pressioni ricevute da ambienti economici. Una decisione con dense ombre di natura giuridica, oltre che morale ovviamente.”.
fonte http://notizie.tiscali.it/socialnews/Comellini/11514/articoli/Luci-e-ombre-sul-caso-Mar-Terzi-Vi-furono-forti-pressioni-affinch-i-due-militari-fossero-rispediti-in-India.html

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