giovedì 23 gennaio 2014

PIOVE SULLA LIGURIA IN ALLERTA, PIOVE SU GENOVA, PIOVE SU SCARPINO.


Piove sulle aree esondabili, sui cantieri, sulle colline boscose oramai abbandonate. 
E in tutto questo piovere, succe-de che un rio passato alla storia per essere stato il più inquinato d’Italia, un rio che, insieme al purissimo Bianchetta, genera il Chiaravagna anche oggi sia di un colore che richiama la morte: quella stessa morte biologica che gli era stata dichiarata vent’anni fa. 
Anche oggi, la valle di Scarpino esonda. 
Quella valle che un’emergenza di più di quarant’anni fa la trage-dia della Volpara ha fatto scom-parire sotto il peso di chissà quante tonnellate di chissà che rifiuti arrivati da chissà dove e che, appena può, si vendica su di noi piccoli uomini che pensia-mo ancora di poter fare quel che vogliamo della Natura, di poterla soggiogare. Quella valle che lo sapevano i vecchi conta-va decine di fonti dai comporta-menti bizzarri ed in cui i geno-vesi e non solo incuranti hanno nascosto i propri errori sotto pochi centimetri di terra. 
Ancora oggi, il Cassinelle riven-dica il suo carattere irascibile e 
vomita nella sua valle, nella val Chiaravagna, nel mar Ligure, i suoi incredibilmente non ben qualificati veleni mortali. Nelle vicende di questi ultimi giorni stupiscono alcune cose: innan-zitutto stupisce il clamore che ha assunto la vicenda. Sembra quasi che si tratti di un fatto isolato ed eccezionale, ma non è così. I cittadini che abitano in valle sanno bene quanto fre-quenti siano sempre stati questi problemi, anche dopo la costru-zione del percolatodotto; sono diventati esperti, hanno preso confidenza con i miasmi orren-di, hanno familiarizzato col timo-re che respirare quell’aria ogni giorno possa avere effetti a lungo termine sulla loro salute. Eppure quei cittadini hanno sempre denunciato questi even-ti, li hanno documentati man mano che si verificavano ma solo oggi Genova si accorge di loro. Stupisce poi come, nono-stante le dichiarazioni favorevoli ai cambi di passo nella gestione della cosa pubblica, di assun-zioni di responsabilità sulle scel-te, di partecipazione ed informa-zione dei cittadini, anche in que-ste ore non si senta di un ammi-nistratore o di un dirigente pub-blico che si assuma una 
responsabilità per quanto sta succedendo. Voglia-mo quindi prendercela noi, semplici cittadini, questa responsabilità: è colpa nostra se siamo anche oggi sul baratro della catastrofe ecologi-ca. E’ colpa nostra, per-ché avremmo dovuto incatenarci ai cancelli della discarica e non consentire più l’accesso di nessun materiale che non fosse un inerte e che non fosse finalizzato a null’altro che alla mes-sa in sicurezza della discarica. Abbiamo sba-gliato a non organizzarci per bloccare la raccolta stradale dei rifiuti “tal quale” per obbligare la necessaria transizione verso sistemi di raccolta puntuale che sono l’uni-ca strada per raggiunge-re gli obiettivi di raccolta differenziata su cui anco-ra oggi siamo fuori legge e su cui Regione Liguria e Comune di Genova hanno fissato orizzonti di tempo assurdamente lontanissimi, perpetrando (Continua da pagina 1) 
l’illegalità ed ammetten-do la propria non volontà per usare un eufemismo di rientrare nella Legge. 
Sicuramente abbiamo commesso un errore quando, dopo avere di-mostrato con un progetto pilota a Sestri e Ponte-decimo che aveva rag-giunto in tre mesi oltre il 50% di raccolta differen-ziata di qualità tra la sod-disfazione dei cittadini, non abbiamo battuto i pugni sulle scrivanie degli uffici per imporre subito l’estensione a tutta la città e la realizza-zione dell’impiantistica a freddo necessaria per creare filiere industriali e occupazione dal riciclo senza portare più un solo grammo di rifiuto umido in discarica. 
Specialmente noi della val Chiaravagna siamo colpevoli di non avere bloccato con ogni mezzo pacifico la città fino ad ottenere un serio piano di captazione e regima-zione delle acque che sgorgano sotto la discari-ca, un impianto di depu-
razione dedicato ed effi-cace e comunque una data certa di chiusura e messa in sicurezza defi-nitiva della discarica. 
Certo, è vero, queste sono le nostre colpe. 
Avevamo ragione, abbia-mo detto queste cose in ogni manifestazione, ogni assemblea pubbli-ca, ogni comunicato stampa, ogni tavolo con l’Amministrazione ma non lo abbiamo gridato abbastanza forte, non abbiamo fatto vedere i denti come avremmo dovuto. Ma se ci siamo comportati così è perché comunque i nostri vecchi ci hanno insegnato il valore della democrazia e del rispetto delle Istitu-zioni. Ci hanno spiegato che non è con la violen-za, anche solo verbale, che si risponde ai sopru-si ma con la presenza sul territorio, l’ascolto di chi si sente abbandona-to, la testimonianza di come è e di come po-trebbe essere vivere in valle, la costanza. Cre-diamo che il modello di 
società che abbiamo in testa non possa essere imposto con la forza, 
ma necessiti di un per-corso condiviso e parte-cipato, senza cui non c’è via di scampo dal siste-ma delle emergenze in cui affoga questo Paese. Ora però, invece che puntare il dito verso un unico colpevole, urge trovare soluzioni efficaci per evitare che questa servitù così devastante diventi anche la nostra tomba e per tutelare di chi lungo il Cassinelle, il Chiaravagna, a Sestri vive e lavora. 

Superata con l’impegno di tutti questa fase dram-matica, confidiamo che la Magistratura avrà mo-do di valutare attenta-mente le responsabilità anche di quelli che, lun-go questi ultimi qua-rant’anni, hanno preferito dire “Non è colpa mia!” nascondendosi dietro un piccolo sacchetto, tra-sparente, ma lurido e pieno di rifiuti. 
Matteo Cresti 
Presidente Ass.ne Amici del Chiaravagna ONLUS

iviato per mail a Emanuela Rocca

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