martedì 14 gennaio 2014

Marò, l'Italia fa ricorso alla Corte Suprema indiana

Una mossa giuridica per impedire l'uso della legge antiterrorismo e quindi il rischio della pena capitale



 - L'Italia ha deciso di presentare un ricorso alla Corte Suprema indiana nel processo contro i due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La decisione è stata presa dopo il rinvio del governo indiano della presentazione dei capi di accusa contro i due militari e punta a scongiurare l'uso di una legge antiterrorismo (Sua Act), cioè quella che prevede la pena capitale.

Il ricorso si propone di sollecitare una presa di posizione della Corte Suprema per ricordare agli investigatori ed al governo indiani che la Legge che New Delhi utilizza per reprimere la pirateria marittima (SUA Act) non è fra gli strumenti (codici, leggi e convenzioni) specificate dallo stesso massimo tribunale nelle sue sentenze del 18 giugno e 26 aprile 2013 per condurre l'inchiesta e processare i due Fucilieri di Marina italiani. 



Una eventuale introduzione di questa legge, ha sostenuto la fonte, "cambierebbe radicalmente lo scenario del processo, perché si tratta di uno strumento antiterrorismo", inapplicabile a personale militare italiano imbarcato in funzioni di lotta alla pirateria. 

Silvestris (Fi) si appella al Parlamento Ue - Un applauso bipartisan della plenaria di Strasburgo ha invece salutato l'appello al presidente del Parlamento europeo lanciato da Sergio Silvestris (Forza Italia) affinché "attivi la diplomazia e solleciti l'alto commissario Ashton a risolvere il caso" dei marò. 

Commissioni valutano invio delegazione parlamentare - Al Senato in corso una riunione dei presidenti delle Commissioni esteri e Difesa di Senato e Camera, Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, Nicola Latorre ed Elio Vito, per valutare l'invio di una delegazione parlamentare in India per verificare la situazione di Girone e Latorre.

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