venerdì 26 luglio 2013

I marò in Italia per il voto: Intervista al Generale Fernando Termentini di Alfredo d’Ecclesia

La Corte suprema di New Delhi ha concesso oggi un permesso di quattro settimane ai marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per recarsi in Italia e permettere loro, tra l'altro, di votare alle elezioni. Nel concedere il permesso, la sezione della Corte Suprema presieduta dal giudice capo Altamas Kabir ha chiesto ai due maro' di firmare un affidavit relativamente ai loro obblighi nei confronti della giustizia indiana.(ANSA).Come commenta questa notizia Generale?


Commentare una notizia del genere senza esprimere indignazione con la probabilità di lasciarsi sfuggire qualche parole “forte” sarebbe molto difficile, per cui mi limito ad esprimere un parere personale.
E’ mortificante come italiano sapere che ci si è impegnati per ottenere un permesso di 4 settimane per “votazioni” da concedere a due nostri militari in libertà provvisoria in India perché nei loro confronti la Giustizia indiana ha esercitato un diritto non dovuto.
Una vera e propria questua per ottenere un atto di clemenza da parte della Giustizia di uno Stato che sicuramente non è stato né clemente né rispettoso delle Leggi internazionali. Piuttosto ha approfittato di una situazione contingente e della scarsa consistenza delle azioni italiane per gestire beghe interne di carattere politico e non solo.
La scelta italiana lascia perplessi e non concorre sicuramente a migliorare la credibilità dell’Italia in ambito internazionale ormai precitata ai minimi storici. Un Italia che chiede una licenza per espletare un diritto di voto di due militari italiani momentaneamente all’estero nonostante che un apposito disposto di legge (D.L. del 18 dicembre 2012, n. 223) e relative norme applicative della Difesa prevedano questa opportunità anche non rientrando in Italia, rappresentano un messaggio negativo in ambito internazionale e confermano la validità dei contenuti dell’affermazione ironica di molti nostri alleati quando parlano di “soluzioni all’italiana”.
Una licenza di 4 settimane, durata assolutamente non coerente con l’esigenza che ne motiva la richiesta e la concessione e che sicuramente porterà ad essere giudicati ancora una volta come una “repubblica delle banane”, ciò un Paese in cui la incapacità di far valere le proprie ragioni nelle opportune sedi e con la necessaria fermezza , ricorre a soluzioni “levantine” per ottenere ciò che invece rappresenta un suo diritto.
Forse un maggiore coinvolgimento fin dall’inizio delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea sarebbe stato altamente auspicabile, ricordando peraltro alla UE che l’Italia è a tutti gli effetti Membro costitutivo e non solo azionista in perdita della “Holding Europa”. Se poi questo intervento ci sia stato ed i risultati sono quelli a cui assistiamo allora ogni commento diventa pleonastico !
Ancora una volta l’inconsistenza del peso italiano è dimostrato anche dal fatto che il Giudice Indiano ha chiesto giustamente e correttamente sul piano giuridico un impegno ai due interessati perché siano rispettati i loro obblighi nei confronti della Giustizia indiana. Di fatto quindi la vantata azione diplomatica italiana è superata dall’azione giudiziaria dei difensori dei due militari, nel momento che il Giudice non chiede garanzia all’Italia ma ai due diretti interessati.


Generale Termentini da ufficiale che ha girato il mondo in missioni internazionali,consapevole di rappresentare il suo paese non è indignato ?



Sono indignato, offeso ed adirato. Uno stato emozionale sicuramente destinato a crescere quando assisteremo allo show dell’accoglienza istituzionale dei nostri ragazzi al rientro in Italia e saremo inondati dalle dichiarazioni ufficiali sintetizzabili in una frase “quanto siamo stati bravi noi”. Atti che con ogni probabilità saranno compiuti a ridosso delle giornate elettorali o peggio ad urne già aperte.



Come ci vedono nel mondo secondo lei? Personalmente credo che entreremo nelle accademie di tutto il mondo come esempio di come non bisogna comportarsi e credo anche che sarà naturale il sorrisetto di circostanza quando si parlerà di questa vicenda. Sbaglio a pensarla in questo modo?




Sicuramente l’intera vicenda entrerà a far parte della letteratura specifica come esempio in negativo, non da imitare.
Sono, comunque, convinto che della vicenda già da tempo se ne parla ed è stata seguita da vicino nei vari contesti internazionali non soltanto occidentali. Nel corso di un anno non c’è stato nessun pronunciamento internazionale a favore dell’Italia nella difficile gestione del problema dei due Marò, ma subito dopo la consegna del primo elicottero italiano agli indiani il mondo è stato informato di non trasparenti operazioni commerciali, notizie che sicuramente non hanno aiutato a risolvere il problema specifico.
L’India era e forse sarà ancora, in procinto di acquisire 12 elicotteri militari caratterizzati da sofisticate tecnologie militari realizzati da un’industria di eccellenza italiana nota in tutto il mondo. Macchine caratterizzate da sofisticati requisiti militari e di avionica, come la possibilità di operare a 15.000 piedi. Macchine assolutamente affidabili in alta montagna in grado di operare oltre picchi di 4000 metri ricorrenti nella catena dell’Himalaia. Una commessa che sicuramente per motivi commerciali non è vista con simpatia da altri concorrenti internazionali che operano nel settore come Francia, Gran Bretagna ed USA e che per motivi operativi ha indotto preoccupazione nel Pakistan da sempre nemico dell’India e forse impensierito che il suo avversario avrebbe potuto disporre di velivoli militari di eccellenza in grado di garantire grande efficacia per il controllo del Kashimir.
Di fronte a questo scempio di credibilità dopo aver piatito all’India una licenza di due settimane per “ferie natalizie” ne chiediamo altre 4 per far espletare il diritto di voto ai due militari quando tutti sanno che potevano farlo a Delhi.
Ogni altra parola sarebbe di troppo.




Il Ministro degli esteri Giulio Terzi ha sempre parlato di decisioni collegiali da parte del Governo italiano,lei ha visto qualche decisione collegiale Generale Termentini?



Domanda non semplice da rispondere in mancanza di riferimenti certi. Sul piano delle ipotesi credo che se decisioni collegiali ci sono state esse sono state probabilmente condivise dai Dicasteri coinvolti (Esteri e Difesa) ed avallate dal Capo dell’Esecutivo.
Sicuramente non è stato coinvolto il Parlamento con atti pubblici, decisione comunque discutibile trattandosi di decisioni attinenti alla sorte di due nostri militari.
Ma i nostri militari sono ostaggio degli indiani o sono ostaggio degli italiani?Per italiani intendo i rappresentanti del popolo italiano.


Forse dott d’Ecclesia la risposta è nella Sua domanda.


Il Presidente del Consiglio non ha mai parlato dei nostri marò,e nelle varie occasioni dove poteva e doveva farlo vedi discorso all’Onu o incontri con leader mondiali non è mai venuta fuori una parola. Crede che in qualsiasi altro paese del mondo poteva accadere una cosa del genere?


Non credo che il Presidente americano, piuttosto che francese o inglese avrebbe annegato nel proprio silenzio l’intera vicenda, limitandosi per quanto reso noto dai media ad un solo contatto diretto con il Presidente indiano.
Se invece le parole di vicinanza, fratellanza, impegno concettuale e quanto altro di simile rappresentano per qualcuno la strada maestra da percorrere, allora possiamo dire che di interventi ce ne siano stati anche troppi.


Mi parli del Presidente della Repubblica ,in questa vicenda è stato un buon comandante?


Non mi permetto di esprimere giudizi sull’operato del Capo dello Stato, prendo solo atto di quanto a mio modesto avviso sarebbe dovuto avvenire e non è avvenuto, peraltro da me auspicato con due lettere ufficiali.
A me è stato sempre insegnato che un buon Comandante deve avere sempre come obbligo morale e funzionale quello di tutelare i propri dipendenti in particolare se in condizioni difficili. Nel momento che si accetta di essere Comandanti per nomina o per dettato Costituzionale questi vincoli credo che debbano rappresentare un imperativo assoluto per chi è chiamato ad esercitare funzioni di comando.
Vincoli nei quali credo forse in maniera esageratamente idealistica e che ho anche proposto al Capo dello Stato con due circostanziate istanze con l’auspicio che la validità dei valori etici da me rappresentati poteva indurre una risposta del Capo Supremo delle nostre Forze Armate.
Fino ad ora l’unico risultato è stato : nessuna riscontro !

Il Ministro della difesa ha avuto anche lui un ruolo defilato,bene attento soltanto al blocco delle notizie. Quelle poche volte che hanno rotto il muro del silenzio con cerimoniali ben organizzati è stato sempre il primo a rendersi visibile ma la domanda per lei è questa può un comandante abbandonare i suoi uomini?


Il ruolo della Difesa sicuramente non è stato dei più chiari ma non credo si possa parlare di “abbandono dei propri uomini” . Piuttosto di una scelta cosciente che ha suggerito di assecondare gli “ordini superiori” piuttosto che abbandonare gli schemi imposti da scelte non condivisibili.
Per il ruolo del Comandante mi rifaccio alla mia risposta alla precedente domanda.


L’intera classe politica italiana ha mostrato disinteresse per la vicenda nonostante siano arrivate a tutti sollecitazioni da parte dei cittadini a intervenire,nessuno lo ha fatto anche loro hanno delegato al governo che ha delegato a sua volta al ministri degli esteri Giulio Terzi. Non è vergognoso questo atteggiamento Generale Termentini?


Assolutamente vergognoso per un Paese Civile in cui la classe politica è scelta ed eletta dal popolo sovrano.
Un vero e proprio ceffone a tutti i militari ed a tutti i servitori dello stato che nel tempo hanno donato la loro vita al loro Paese per difenderne la stabilità, le tradizioni e la sovranità.
Una disattenzione ingiustificabile, difficile da accettare e che sicuramente ha contribuito pesantemente a far sì che il Ministro degli Esteri fosse costretto ad affrontare il problema da solo, gestendo una situazione sicuramente non facile e che avrebbe, invece, dovuto coinvolgere l’intero Paese e particolarmente di coloro che eletti dal popolo sovrano, devono garantirne i diritti.
Una solitudine palpabile e che mi porta ad azzardare che il Ministro Terzi non sia stato felicissimo che i due Marò siano rientrati dopo la licenza natalizia. In questo frangente è stato lasciato solo anche dalla magistratura che ha aperto un fascicolo, ha interrogato nella mattinata i due militari e non ha emesso alcun provvedimento restrittivo nei loro confronti “per assenza di pericolo di fuga”. I due marò alle 16.00 dello stesso giorno hanno ripreso il volo verso Delhi.

Molti malignavano caro Generale che il giorno prima delle elezioni sarebbe accaduto qualcosa il ritorno in Italia per il voto è la risposta a questa voce? E qualcuno pensa di ottenere in maniera sotterranea un riconoscimento(voti)per un azione del genere.Non le sembra strano quello che è accaduto?
Non è strano, forse solo la conferma della incapacità d compiere atti concreti a prescindere dalle parole.


Quanta rabbia ha dentro Generale,vedere l'Italia la nostra Italia ridotta a questa maniera,mi dica la verità mi dica quello che ha dentro Generale e me lo dica con il cuore...


Più che rabbia direi tristezza. La tristezza di chi ha scelto di servire lo Stato credendo nelle sue istituzioni e dando alla propria Nazione tutto quanto poteva dare, sul piano soggettivo ed oggettivo.
La malinconia di colui che ha sempre cercato come Comandante di essere vigile e pronto a prevenire prima di soddisfare i bisogni dei propri dipendenti, a vantaggio loro e delle proprie famiglie, con l’ottica di considerare preminente rispetto a tutto il valore dei propri sottoposti. Prima di tutto uomini e poi dipendenti.
L’amarezza di un uomo che deve prendere atto che forse la sua interpretazione intransigente dei propri diritti e doveri poteva essere gestita in maniera meno vincolante non essendo più premiante come forse il mondo ci sta forse dimostrando ma che, nonostante tutto, se ritornasse indietro rifarebbe le scelte fatte 50 anni orsono.

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