giovedì 25 luglio 2013

Marò, che fine ha fatto il processo a Girone e Latorre?

Nuova battuta d'arresto nelle "trattative diplomatiche" tra Italia e India, mentre a Panorama.itparla Stefano Tronconi, l'autore della ricostruzione dei fatti che scagiona i fucilieri

Marò, che fine ha fatto il processo a Girone e Latorre?




di Eleonora Lorusso
Ma che fine hanno fatto Salvatore Girone e Massimiliano Latorre? Sono sempre in India, in attesa di un processo che sembra non arrivare mai. Ma se la lentezza della giustizia indiana ha fatto sì che siano passati ormai 17 mesi dall'incidente che li ha visti coinvolti a bordo del mercantile italiano Enrica Lexie, al largo delle coste indiane del Kerala, se i fucilieri non tornano ancora in Italia è anche "colpa" di Roma. Almeno secondo fonti governative di New Delhi.
Le nuove indagini affidate lo scorso 4 aprile dalla Corte Suprema alla National Investigation Agency (Nia), ovvero l'antiterrosimo indiano, sono infatti ormai agli sgoccioli, ma qualcosa sembra essersi inceppato nel difficile meccanismo che sembrava aver portato ad un "tacito accordo" i governi di Roma e New Delhi. Solo pochi giorni fa, infatti, un portavoce governativo indiano ha chiaramente detto che i tempi lunghi delle indagini sono dovuti a resistenze italiane nel far deporre in India gli altri 4 marò del Nucleo di Protezione Militare che quel 15 febbraio 2012 erano a bordo della Lexie:
"L’Italia si augura spirito di collaborazione ed uno stretto coordinamento operativo e diplomatico per arrivare ad una rapida soluzione - ha dichiarato alla stampa indiana l'alto funzionario - Noi ci auguriamo altrettanto e speriamo che l’Italia voglia facilitare l’accesso ai testimoni chiave, come è nel suo interesse ed in quello dei Marò trattenuti. Solo quando questa incombenza sarà stata esperita si potrà avviare un processo rapido con udienze giornaliere" .
Siamo dunque di fronte ad un nuovo stop nelle "trattive"?
"Penso che si tratti di una scusa, per prendere tempo, perchèfino a 3/4 settimane fa il caso sembrava avviato ad una soluzione diplomatica che prevedeva una condanna, seppure molto lieve, per i marò, che sarebbe poi stata scontata in Italia" ha spiegato Stefano Tronconi a Panorama.it. "Un accordo che avrebbe salvato la faccia sia all'India che al nostro Paese" per Tronconi, che ha seguito il caso da privato cittadino e in questa veste si è preso la briga di leggere i giornali indiani, scrivere su blog e forum dei principali quotidiani, ma anche di raccogliere documenti, carte, indicazioni e rilievi che gli hanno permesso di arrivare ad una ricostruzione dei fatti così dettagliata da non aver ancora ricevuto smentita alcuna.
Fatta circolare sui media indiani, giunta anche i vertici politici e militari italiani, la ricostruzione di Tronconi sostiene la completa innocenza di Girone e Latorre. Analizzando le dichiarazioni del peschereccio St. Anthony, i documenti della Guardia Costiera Indiana, il rapporto trasmesso all'Organizzazione Marittima Internazionale da parte della nave greca Olympic Flair (che denunciò un attacco pirata e che, alla luce dei dati raccolti, sembra essere stata la nave che ha realmente incrociato la propria rotta con quella del peschereccio indiano il 15 febbraio 2012, NdR), Tronconi spiega la sua ricostruzione dei fatti, ma soprattutto si chiede come sia stato possibile che in oltre un anno e mezzo gli inquirenti e le istituzioni preposte non siano arrivate alle stesse conclusioni. E soprattutto perchè nessuno, soprattutto in Italia, abbia "difeso" i marò.
"La nostra ricostruzione è difficilmente smentibile nei fatti - spiega Tronconi a Panorama.it - anche da parte della Nia che, in caso di condanna di Girone e Latorre, si sarebbe trovata in seria difficoltà, perchè ormai queste carte dimostrano che quella del Kerala era un'indagine costruita a tavolino. Forse per questo adesso occorre trovare una nuova via d'uscita, che salvi la faccia all'India, ma non solo".
Perchè non solo?
"Perchè sono convinto che Girone e Latorre siano ostaggi soprattutto dell'Italia, che non ha mai presentato protesta formale nè richiesta d'intervento sul caso ad alcun organismo internazionale".
Ma perchè Lei si è interessato a questo caso?
"Per senso di giustizia. Ho iniziato a leggere della vicenda, mi sono incuriosito e per chiunque abbia un po' di confedenza con l'inglese non è difficile seguire i media indiani e interagire con loro e i lettori.
E loro cosa ne pensano di questa vicenda?
"All'inizio, quando il ministro degli Esteri indiano era S.M. Krishna, c'era una forte ostilità nei confronti dei due marò italiani, ma con il nuovo ministro, Salman Kurshid, le cose sono cambiate e anche lì si è capito che la vicenda era differente da come era stata presentata inizialmente. Molti lettori indiani sono increduli di fronte a questa vicenda".
E intanto in Italia è stato definitivamente chiuso il gruppo su Facebook che riuniva i familiari dei marò e molta gente comune, che ogni giorno inviava messaggi di solidarietà ai fucilieri. Perché?
"Io so solo che la cosa incredibile è che il ministro della Difesa, Mauro, ha pubblicizzato la notizia sul proprio sito".
Proprio Mauro, solo 3 giorni fa, ha dichiarato cheentro fine agosto dovrebbe iniziare il processo a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e che questo non dovrebbe durare più di due mesi. Il ministro degli Esteri, Bonino, dal canto suo ha assicurato che i fucilieri dovrebbero tornare a casa "entro Natale", ma in molti in rete si chiedono ironicamente a Natale di quale anno.
Lei non ha mai ricevuto nessun contatto da parte dei vertici diplomatici o governativi, dopo che la Sua ricostruzione è circolata anche sui media indiani?
"No, anche se mi sarei aspettato il contrario. Mi sarei aspettato anche maggior eco in Italia, dove solo il giornalista Tony Capuozzo, nel suo programma Mezzi Toni su Tgcom24, si è occupato del caso".
In tutto questo le famiglie dei due marò mantengono il silenzio, attendono il processo e,  in attesa che inizi, hanno accettato di passare alcune settimane con i due fucilieri in India, senza clamori, senza chiederne a gran voce il ritorno a casa, ma solo sperando che questa brutta storia finisca quanto prima.

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