lunedì 22 luglio 2013

Meditate, gente...meditate e leggete

Roma, arrestato giudice del Tar
“Così vendeva le sentenze"


De Bernardi forniva anche il nome dell’avvocato a cui rivolgersi
per instradare i ricorsi
roma
Imprenditori, banchieri, faccendieri e perfino ammiragli della Marina militare. Tutti sapevano a chi rivolgersi al Tar del Lazio per ottenere un aiuto al fine di ottenere «sentenze ad hoc». La stanza a cui bussare era quella del giudice Franco Angelo Maria De Bernardi, presidente della II sezione quater, del Tribunale amministrativo regionale. Dagli uffici di via Flaminia il magistrato aveva messo su un vero e proprio sistema di corruzione «integrale». Ai «clienti» forniva tutto, anche il nome dell’avvocato a cui rivolgersi per instradare i ricorsi. Al resto pensava lui.
Nella sua attività aveva scelto l’avvocato amministrativista Matilde De Paola, stando a quanto accertato dai pm della Procura di Roma, come partner per mettere in atto «un articolato ed organizzato sistema di corruzione». Oggi i carabinieri del Noe li hanno arrestati, assieme ad altre cinque persone, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

De Bernardi era tornato al lavoro da pochi giorni, dopo che erano uscito indenne da un’altra vicenda giudiziaria che lo aveva investito all’inizio di maggio. In quel caso a muoversi era stata la Procura di Palermo che contestava al magistrato, assieme ad altre 34 persone, l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e abusiva attività finanziaria. Un’accusa che non ha retto il vaglio del Riesame con un De Bernardi quasi immediatamente scarcerato.

Nell’inchiesta romana l’accusa è altrettanto pesante al punto che il Gip scrive che «sussistono seri elementi in ordine al fatto che De Bernardi si sia ripetutamente accordato con diversi privati ed in relazione a diversi procedimenti per alterare, dietro la corresponsione di somme di denaro, il corretto e imparziale esercizio dell’attività giurisdizionale».

Tra chi sceglieva i suoi aiuti figura anche l’ex direttore della Banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini, dal quale aveva accettato la proposta di cinquantamila euro in cambio di un suo intervento nel ricorso contro la Banca d’Italia con riferimento alla vicenda legata al commissariamento della Spoleto Crediti e Servizi Società Cooperativa, fondazione che controlla l’istituto bancario. A rivolgersi a De Bernardi sono stati anche due ammiragli della Marina per un ricorso e, in base a quanto scrive il gip nell’ordinanza, in cambio l’avvocato De Paola avrebbe garantito al magistrato «un compenso “mascherato” per circa 10 mila euro da una fattura emessa da Mandija Evis (compagna del giudice De Bernardi ndr)».

Per il gip, quindi, siamo di fronte ad un «vasto sistema corruttivo che si è concretamente esplicato, in un intervallo temporale peraltro modesto». Un’attività illecita per nulla nascosta tanto che in una intercettazione il giudice si spinge a dire di aver emesso «sentenze ad hoc».  

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