martedì 2 luglio 2013

Lettera aperta al Presidente Letta e ai Ministri Bonino e Mauro. di Stefano Tronconi

Presidente Letta, Ministri Bonino e Mauro, 
- so che non è stato il vostro governo a mandare fin dall’inizio il messaggio agli indiani che gli affari erano più importanti della dignità di due eccellenti ed innocenti soldati italiani aprendo di fatto la strada a tutti gli abusi dei passati 16 mesi;
- so che non è stato il vostro governo a fornire alle autorità del Kerala tutti gli strumenti possibili/immaginabili per incastrare i due soldati innocenti: dalla consegna di armi e proiettili senza alcuna garanzia di supervisione, al pagamento dei compensi alle famiglie dei pescatori uccisi che, indipendentemente dal bel gesto, è stato letto come ammissione di colpa, alle dichiarazioni alle TV indiane senza alcuna prova (De Mistura) che i pescatori erano rimasti uccisi a causa di proiettili vaganti sparati da Girone e Latorre non intenzionalmente;
- so che non è stato il vostro governo a consentire che si mettesse in moto un processo mediatico senza prove e senza controllo che ha fatto passare Girone e Latorre come colpevoli prima agli occhi degli Indiani, poi di tutto il mondo, compresi molti – troppi – in Italia;
- so che non è stato il vostro governo a puntare sulla questione (sacrosanta) della giurisdizione che, in realtà, per ragioni ancora tutte da capire, l’Italia non ha in realtà mai saputo/voluto giocare lasciando che ogni decisione a proposito venisse presa dall’India.
Ora però, dopo che Toni Capuozzo con l'unico supporto di alcuni semplici e volenterosi cittadini (diteci però dove sono stati tutti i politici, i militari, i giornalisti, i diplomatici, gli avvocati che queste cose avrebbero dovuto portarle immediatamente alla luce!) vi ha portato tutti gli elementi che ricostruiscono uno scenario credibile di quanto accaduto quel fatidico 15 Febbraio 2012, le vostre dichiarazioni delle ultime settimane secondo cui l’Italia e l’India avrebbero trovato una strada per uscire consensualmente da questa farsa risultano quanto meno imbarazzanti.
Se questa via d’uscita sarà che le indagini attualmente in corso della NIA e vicine alla conclusione sarà la richiesta di proscioglimento di Girone e Latorre per non aver commesso il fatto, potremmo anche accettare di mettere una pietra sopra agli abusi ed alle menzogne degli ultimi 16 mesi. Faremmo finta di credere che il problema indiano sia stato tutto in Kerala e che il governo centrale e la Suprema Corte (anche se in tempi biblici), abbiano ristabilito la verità. Sarà poi un problema interno indiano capire come risolvere la questione di uno stato dell’unione (il Kerala) in mano ad una banda di criminali.
Ma se la via d’uscita consistesse nell’accettare una condanna degli innocenti Girone e Latorre (benchè minima e da scontare in Italia come avete lasciato intender tra le righe), sarebbe l’ultima e più clamorosa umiliazione che infliggereste al popolo italiano dopo le tante già subite in questa vicenda. Sarebbe il segnale che nessun cittadino, nessuna impresa italiana all'estero, potrà sentirsi più tutelata dal governo del proprio paese.. Quest’ultima via d’uscita non sarebbe in nessun modo accettabile. Anche quella che voi avete chiamato più volte ‘la grande democrazia indiana’ deve capire che c’è un limite invalicabile agli abusi che anche un paese economicamente emergente può infliggere ad altri stati sovrani.

Un cittadino italiano.

1 commento:

  1. Volgio che sotto questa lettera a perta, fin troppo dolce nei termini - i destinatari o il destinatario avrebbero meritato ben altro approccio - ci sia anche la mia firma, come italiano e come conterraneo di Latorre e Girone. La casa di quest'ultimo è a poche centinaia di metri da quella che ho abitato fino al 1996. Sono disgustato dall'ignavia di certa politica, troppo attenta alle proprie beghe e ai diktat europei, per occuparsi di una questione vergognosa, che getta la nostra nazione - ove ve ne fosse ancora bisogno - in una condizione di grottesco ridicolo, non pensando che i due militari sono INNOCENTI, e questo è stato evidente fin dal primo telegiornale, osservando i fori dei proiettili sul peschereccio. Tutto ciò che è seguito non fa onore al 'governo' dell'epoca, che ha intrapreso un'azione vigliacca e consona alla natura di chi vi partecipava. ROBERTO RAGONE.

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